Dopo anni di tensioni tra le istituzioni europee e il governo di Viktor Orbán, Bruxelles si prepara a riaprire progressivamente i rubinetti dei finanziamenti destinati all’Ungheria.
La Commissione europea ha proposto di sbloccare una prima tranche da 4,2 miliardi di euro dei fondi di coesione e di consentire nuovamente a studenti e ricercatori delle università ungheresi gestite da fondazioni di interesse pubblico di partecipare pienamente ai programmi Erasmus+ e Horizon Europe.
Il provvedimento dovrà ora essere esaminato dagli Stati membri, chiamati a pronunciarsi entro un mese. La proposta rappresenta il primo passaggio concreto del nuovo rapporto tra Bruxelles e Budapest dopo l’arrivo al governo di Péter Magyar, che secondo quanto riportato nel testo di partenza ha sconfitto Viktor Orbán alle elezioni di aprile, ponendo fine a sedici anni consecutivi di governo del leader nazional-conservatore.
A convincere la Commissione sarebbe stato il pacchetto di riforme presentato dall’Ungheria il 9 settembre. Le misure riguardano in particolare gli appalti pubblici, la prevenzione della corruzione, i conflitti di interesse e il rafforzamento dell’efficacia dell’azione penale.
«L’Ungheria ha adottato misure importanti per rafforzare lo Stato di diritto e tutelare gli interessi finanziari dell’Unione. Le riforme danno i loro frutti», ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, secondo quanto riportato nell’articolo di partenza.
Link to I fondi congelati dal 2022I fondi congelati dal 2022
I 4,2 miliardi fanno parte delle risorse della politica di coesione sospese nel 2022 attraverso il meccanismo di condizionalità sullo Stato di diritto, lo strumento che permette all’Unione europea di bloccare finanziamenti quando ritiene che determinate violazioni possano mettere a rischio il bilancio comunitario.
Una parte delle somme precedentemente congelate, pari a circa due miliardi di euro, sarebbe invece ormai andata perduta per l’Ungheria a causa della mancata utilizzazione entro le scadenze previste.
La partita economica resta comunque molto più ampia. Il governo di Magyar punta infatti a ottenere ulteriori 12 miliardi di euro che, secondo la ricostruzione fornita, la Commissione aveva indicato nei mesi scorsi come potenzialmente recuperabili a condizione che Budapest proseguisse sul percorso delle riforme.
Link to Il nodo del Pnrr unghereseIl nodo del Pnrr ungherese
A queste risorse si aggiunge il capitolo del Piano nazionale di ripresa e resilienza ungherese, che vale circa 10 miliardi di euro.
Il governo dovrà presentare entro la fine di settembre la prossima richiesta di pagamento. Solo dopo la valutazione della Commissione sarà stabilita l’entità delle somme che potranno effettivamente essere versate.
Un portavoce dell’esecutivo comunitario ha spiegato che Bruxelles analizzerà il rispetto degli impegni previsti prima di decidere quali risorse rendere disponibili.
Link to Le critiche sulla rapidità della decisioneLe critiche sulla rapidità della decisione
La svolta nei rapporti tra Bruxelles e Budapest non elimina tuttavia le perplessità all’interno delle istituzioni europee.
Daniel Freund, eurodeputato tedesco dei Verdi e da tempo critico nei confronti delle politiche del precedente governo Orbán sullo Stato di diritto, ha accolto positivamente le riforme ma ha espresso dubbi sulla velocità con cui la Commissione si sta muovendo.
Secondo Freund, sarebbe necessario attendere e verificare l’effettiva applicazione delle nuove norme prima di procedere allo sblocco di somme così consistenti.
La Commissione, invece, considera i primi interventi del nuovo esecutivo un segnale sufficiente per avviare una graduale riapertura dei finanziamenti. I prossimi mesi saranno decisivi per capire quanto velocemente Budapest riuscirà a recuperare le risorse ancora sospese e fino a che punto Bruxelles riterrà rispettati gli impegni assunti sullo Stato di diritto.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati