Più di un milione di persone e milioni di famiglie coinvolte. L'Alzheimer e le altre forme di demenza rappresentano una delle grandi sfide sanitarie e sociali di un'Italia che continua a invecchiare.
Secondo le stime dell'Osservatorio Demenze dell'Istituto Superiore di Sanità richiamate dal Ministero della Salute, nel nostro Paese sono circa 1,2 milioni le persone affette da demenza.
Tra il 50 e il 60% dei casi è riconducibile alla malattia di Alzheimer: significa circa 600 mila persone. A queste si aggiungono circa 900 mila italiani con Mild Cognitive Impairment (MCI), il disturbo neurocognitivo lieve che può manifestarsi con problemi di memoria o di altre funzioni cognitive senza compromettere necessariamente l'autonomia nella vita quotidiana.
Numeri che tornano al centro dell'attenzione alla vigilia del 21 settembre, Giornata mondiale dell'Alzheimer, dedicata alla sensibilizzazione sulla malattia e sulle conseguenze che le demenze producono non soltanto sui pazienti, ma sull'intero sistema familiare e assistenziale.
Link to Alzheimer e demenza non sono la stessa cosaAlzheimer e demenza non sono la stessa cosa
I due termini vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma non indicano esattamente la stessa condizione.
La demenza è una sindrome caratterizzata dal progressivo deterioramento delle funzioni cognitive, tale da interferire con le attività quotidiane. Può compromettere memoria, linguaggio, capacità di orientamento, ragionamento e comportamento.
L'Alzheimer è invece una specifica malattia neurodegenerativa ed è la causa più frequente di demenza.
Esistono altre forme, tra cui la demenza vascolare, la demenza a corpi di Lewy e le demenze frontotemporali.
L'Istituto Superiore di Sanità ricorda inoltre che la demenza non deve essere considerata una conseguenza inevitabile dell'invecchiamento, anche se l'età rappresenta il principale fattore di rischio e l'incidenza aumenta rapidamente nelle fasce più anziane della popolazione.
Link to Altre 900 mila persone presentano un disturbo cognitivo lieveAltre 900 mila persone presentano un disturbo cognitivo lieve
Accanto alle persone con una diagnosi di demenza esiste poi una platea enorme che presenta una condizione meno grave.
Le stime indicano circa 900 mila persone con Mild Cognitive Impairment.
Si tratta di una condizione nella quale il declino di una o più capacità cognitive è superiore a quello generalmente atteso con l'età, ma non raggiunge il livello necessario per una diagnosi di demenza.
Non tutte le persone con MCI svilupperanno l'Alzheimer o un'altra demenza.
La condizione rappresenta però uno dei grandi terreni sui quali si stanno concentrando ricerca, diagnosi precoce e prevenzione, proprio perché individuare le persone nelle fasi iniziali può diventare sempre più importante anche alla luce dell'evoluzione delle terapie.
Link to Quattro milioni di persone coinvolte nell'assistenzaQuattro milioni di persone coinvolte nell'assistenza
C'è poi un numero che permette di comprendere meglio le dimensioni reali del problema.
Il Ministero della Salute stima che siano circa 4 milioni le persone direttamente o indirettamente coinvolte nell'assistenza dei pazienti con demenza.
Dietro ogni diagnosi, infatti, c'è molto spesso una rete familiare che deve riorganizzare completamente la propria vita.
Con il progredire della malattia possono diventare necessarie assistenza continua, supervisione delle attività quotidiane, gestione dei farmaci e degli appuntamenti medici, fino al sostegno nelle funzioni più elementari.
Il problema sanitario diventa così anche sociale ed economico.
Il Ministero stima in circa 23 miliardi di euro all'anno l'impatto economico complessivo delle demenze in Italia, considerando costi diretti e indiretti.
Link to Una sfida destinata a crescere con l'invecchiamentoUna sfida destinata a crescere con l'invecchiamento
La struttura demografica italiana rende il problema particolarmente rilevante.
L'età è infatti uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo delle demenze e l'incidenza aumenta fortemente nelle fasce più anziane.
Secondo i dati riportati dall'ISS, l'incidenza della demenza cresce da circa 3,9 nuovi casi all'anno ogni mille persone tra i 60 e i 64 anni fino a oltre 104 casi ogni mille persone tra chi ha almeno 90 anni.
Non significa che diventare anziani comporti necessariamente sviluppare una demenza. Significa, però, che una popolazione nella quale aumenta il numero di persone molto anziane deve prepararsi a una maggiore domanda di diagnosi, assistenza e servizi.
Ed è proprio questo uno dei problemi che il sistema sanitario italiano dovrà affrontare nei prossimi anni.
Link to Il nodo della diagnosi precoceIl nodo della diagnosi precoce
Uno degli obiettivi principali resta intercettare la malattia il prima possibile.
I primi segnali possono essere differenti e non ogni dimenticanza è necessariamente sintomo di Alzheimer.
A destare attenzione è soprattutto un cambiamento persistente rispetto alle capacità precedenti della persona: difficoltà nel ricordare informazioni recenti, disorientamento in luoghi conosciuti, problemi nel trovare le parole, maggiore difficoltà nella gestione di attività abituali o cambiamenti significativi del comportamento.
Una valutazione tempestiva permette innanzitutto di verificare se i sintomi siano effettivamente riconducibili a una malattia neurodegenerativa o abbiano altre cause.
La diagnosi precoce assume inoltre un peso crescente mentre la ricerca si sposta verso trattamenti destinati alle fasi iniziali della malattia.
Link to La nuova frontiera delle terapieLa nuova frontiera delle terapie
Per decenni il trattamento dell'Alzheimer si è concentrato soprattutto sul controllo dei sintomi.
Negli ultimi anni lo scenario internazionale ha iniziato a cambiare con lo sviluppo degli anticorpi monoclonali diretti contro la beta-amiloide, una delle proteine che si accumulano nel cervello delle persone affette dalla malattia.
Farmaci come lecanemab e donanemab hanno aperto una nuova fase della ricerca perché puntano a modificare alcuni meccanismi biologici della malattia nelle sue fasi precoci.
Non rappresentano una cura definitiva dell'Alzheimer e non sono indicati per tutti i pazienti. La loro somministrazione richiede inoltre una selezione accurata e un monitoraggio per possibili effetti avversi.
Il loro arrivo, tuttavia, sta cambiando il modo in cui viene affrontato il tema della diagnosi: intervenire quando la malattia è ancora nelle fasi iniziali diventa ancora più importante.
Link to L'Italia rafforza il Fondo Alzheimer e demenzeL'Italia rafforza il Fondo Alzheimer e demenze
Sul fronte dell'assistenza, negli ultimi anni è stato rafforzato anche il Fondo per l'Alzheimer e le demenze.
Per il triennio 2024-2026 sono stati stanziati complessivamente 34,9 milioni di euro, dei quali 33,4 milioni destinati alle Regioni e alle Province autonome e 1,5 milioni all'Istituto Superiore di Sanità.
Le risorse servono a proseguire e ampliare i progetti avviati negli anni precedenti: miglioramento dei percorsi diagnostici e assistenziali, formazione, prevenzione, monitoraggio dei servizi e sperimentazione di nuovi strumenti, compresa la teleriabilitazione.
L'ISS ha inoltre realizzato una mappatura dei servizi presenti sul territorio, dai Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze ai centri diurni e alle residenze sanitarie assistenziali.
Link to Verso un nuovo Piano nazionale demenzeVerso un nuovo Piano nazionale demenze
Il 2026 rappresenta anche un passaggio importante per la programmazione sanitaria.
Il Ministero della Salute ha avviato il percorso verso il nuovo Piano Nazionale Demenze, che sarà al centro anche delle iniziative istituzionali organizzate in occasione della Giornata mondiale dell'Alzheimer del 21 settembre.
L'obiettivo è aggiornare una strategia nazionale che deve confrontarsi con uno scenario molto diverso rispetto al passato: una popolazione più anziana, una domanda assistenziale crescente, nuove possibilità diagnostiche e terapeutiche e la necessità di sostenere maggiormente chi assiste quotidianamente i pazienti.
Link to L'Alzheimer non riguarda soltanto chi si ammalaL'Alzheimer non riguarda soltanto chi si ammala
I numeri spiegano perché la questione abbia ormai superato i confini della neurologia.
1,2 milioni di persone con demenza. Circa 600 mila con Alzheimer. Altre 900 mila con disturbo neurocognitivo lieve. Quattro milioni di persone coinvolte nell'assistenza.
È questa la dimensione italiana del fenomeno.
E dietro le statistiche ci sono famiglie che spesso affrontano percorsi lunghi, progressivi e complessi, nei quali il bisogno non è soltanto quello di trovare nuove terapie, ma di disporre di diagnosi tempestive, servizi territoriali, assistenza continuativa e sostegno ai caregiver.
Alla vigilia della Giornata mondiale dell'Alzheimer, la sfida diventa quindi duplice: continuare a cercare trattamenti capaci di rallentare la malattia e costruire, nello stesso tempo, un sistema in grado di prendersi cura delle persone che già oggi convivono con la demenza.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati