Link to Una mostra pubblica, con Ruffo, Gallo, Pistoletto, Senatore ed altri, che, per paradosso, dimostra la cecità delle istituzioni italianeUna mostra pubblica, con Ruffo, Gallo, Pistoletto, Senatore ed altri, che, per paradosso, dimostra la cecità delle istituzioni italiane
Link to di Guido Talaricodi Guido Talarico
Le opere, tutte site specific, si integrano bene nel parco e nella natura: il “Migrante” di Pietro Ruffo che emerge col suo fardello di pene dalle acque, le grandi sedie sulle quali non ci si può sedere di Giuseppe Gallo, icone di una precarietà ormai entrata in ogni casa, il
“balla prima di pensare” di Marinella Senatore, richiamo Beckettiano che invita a ritrovare uno slancio ed un equilibrio con la natura, o il gioco tra legno ed acciaio negli alberi di Loris Cecchini, una inno al movimento e all’integrazione di elementi diversi. E via dicendo. Tutte le opere selezionate da D’Orazio per questo evento promosso e prodotto dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali insieme all’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale sono una bella sinfonia del buon senso, un modo per dire che l’arte contemporanea è questa, che nel nostro paese di sono talenti di spessore, che basta volerlo per poter fare grandi cose.
Ecco, forse il grido più alto che si alza da Villa Borghese questa sera di primavera del 2021 è che l’arte contemporanea italiana e viva e lotta insieme a noi, che se si vogliono fare le cose si possono fare anche con pochi fondi, che le istituzioni pubbliche, che in questo caso, per paradosso, sono felici protagoniste, di norma sono distanti ancora anni luci dall’aver compreso che il futuro di questo paese passa da qui, che investire in cultura è la strada principale da intraprendere per avere uno straccio di futuro degno, che chi ha stanziato i ristori post Covid dovrebbe vergognarsi per avere previsto aiuti per tutti ma non per gli artisti.
Guardate il mio non è uno sfogo, ma una constatazione. Nel percepito pubblico generale l’arte non è un settore su cui investire. Anzi non è proprio un settore. E’ il nulla, un gioco per anime belle, un divertimento per colti. Insomma, non è incapacità, ma cecità conclamata. Meno male che ogni tanto spunta il D’Orazio di turno (qui con il Comune di Roma) e ci rianima quel tanto che serve a superare l’ennesimo scempio. Mi piacerebbe che qualcuno di quelli che ha escluso gli artisti da ogni sussidio, da ogni aiuto post pandemia, venisse portato di forza a Villa Borghese e guardare non solo le opere ma la faccia delle persone che le ammirano. Forse, e dico forse, questo signor qualcuno da quegli sguardi, gli sguardi della bellezza e della gioia, avrebbe potuto imparare qualcosa.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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