Una nuova escalation militare si annuncia in Medio Oriente. Il Pentagono ha ordinato al Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) di finalizzare i preparativi per un'eventuale ripresa di operazioni di combattimento su larga scala contro l'Iran.
A rivelarlo è Axios, citando fonti governative Usa. Il documento inviato ai vertici militari non fissa una data precisa per l'inizio dei raid e il presidente Donald Trump non avrebbe ancora assunto decisioni definitive in merito. Ciononostante, ambienti dell'intelligence e della diplomazia di Washington e Tel Aviv ipotizzano che una mossa militare possa concretizzarsi a breve, forse già prima dell'imminente tornata elettorale in Israele e del voto di metà mandato negli Stati Uniti.
Intanto Trump durante un incontro con la stampa nello Studio Ovale ha ostentato sicurezza sui tempi del dossier: «La guerra si concluderà molto presto, sarà davvero questione di poco tempo», ha assicurato, promettendo pesanti ricadute economiche positive. «In un modo o nell’altro ne usciremo e il prezzo del greggio crollerà a picco, fino a raggiungere livelli persino inferiori a quelli precedenti al conflitto».
La retorica della de-escalation fa però a pugni con la realtà sul terreno. Nelle stesse ore, l'agenzia britannica per la sicurezza del commercio marittimo (Ukmto) ha segnalato un grave attacco contro una petroliera in navigazione al largo della costa settentrionale del Qatar, che ha provocato un numero imprecisato di vittime.
Il blitz navale coincide con l'annuncio da parte di Teheran della chiusura di un corridoio marittimo nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale finora impiegato dal traffico commerciale per aggirare il blocco imposto dalla Repubblica Islamica, confermando l'altissimo rischio di strozzamento delle rotte energetiche globali.
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