Link to “Non so se questa è la vostra Europa, ma certamente non è la mia” ha detto la premier leggendo alcuni stralci decontestualizzati del documento redatto durante la Seconda Guerra Mondiale dagli antifascisti Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi mentre erano confinati sull’isola di Ventotene“Non so se questa è la vostra Europa, ma certamente non è la mia” ha detto la premier leggendo alcuni stralci decontestualizzati del documento redatto durante la Seconda Guerra Mondiale dagli antifascisti Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi mentre erano confinati sull’isola di Ventotene
Immediata la reazione e le proteste che si sono levate dai banchi dell'opposizione, in particolare dal Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle che hanno interrotto la premier con urla e fischi, accusandola di travisare il significato di quella Carta che sancisce i principi lo spirito che portarono alla nascita, dopo la seconda Guerra Mondiale e la sconfitta del nazifascismo, dell’Unione Europea, espressione concreta ma solo parzialmente realizzata di quella utopia, perseguita da Spinelli, Rossi e il gruppo di resistenti che si riunirono intorno a loro. La tensione è salita rapidamente e il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, è stato costretto a sospendere temporaneamente la seduta per riportare l’ordine.
“Oltraggiare la memoria di Altiero Spinelli è inaccettabile. Quel manifesto rappresenta l’Europa della libertà e della democrazia, non del socialismo totalitario”, ha tuonato il deputato del Pd Federico Fornaro con la voce rotta di pianto, mentre gli facevano eco esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra che hanno accusato Meloni di di promuovere una visione “nazionalista e anti-europea”.
In difesa della premier ovviamente i deputati della maggioranza, primo fra tutti il capogruppo di Fratelli d’Italia, Tommaso Foti, che ha cercato di sostenere che Meloni "non ha rinnegato l’Europa, ma ha evidenziato che la costruzione europea non può essere basata su ideologie anacronistiche”. La seduta è ripresa dopo una pausa, ma il dibattito sul ruolo dell’Italia in Europa e sulla corretta interpretazione dei suoi principi fondanti è destinato a proseguire con toni accesi nei prossimi giorni. Intanto c'è chi ha bollato come pretestuoso il riferimento delle premier a Ventotene, un modo per scardinare a piccoli colpi gli ideali democratici su cui poggia l'Italia e contemporaneamente per distogliere l'attenzione sulla sua incapacità di gestire la situazione riarmo europeo, crisi ucraina, amicizia con Zelensky e amicizia con Trump, spaccatura all'interno dello schieramento che la sostiene.
Riportiamo la breve introduzione dell'allora presidente del Senato Pietro Grassi al Manifesto di Ventotene, pubblicato da Palazzo Madama nel 2017
"Il Manifesto di Ventotene «Per un'Europa libera e unita», redatto nel 1941 da Altiero Spinelli e Ernesto Rossi mentre si trovavano al confino come oppositori del regime fascista, è ancora oggi un testo di straordinaria, pulsante attualità. La costruzione europea in questi difficili giorni si trova a un punto di svolta, è sotto assedio. Deve fronteggiare questioni epocali: la crisi economica, le migrazioni, la criminalità organizzata, l'instabilità geopolitica ai nostri confini determinata da conflitti, terrorismo, povertà. Ed è minacciata ovunque da nazionalismi, populismi e sentimenti di disaffezione e sfiducia nei confronti di un progetto percepito come lontano dagli ideali iniziali ed incapace di garantire benessere e futuro dei cittadini. Io sono convinto che dobbiamo ripartire dallo spirito e dalla visione dei grandi Padri fondatori del progetto europeo. Possiamo farlo riducendo la distanza che i nostri cittadini avvertono rispetto alle istituzioni europee, puntando all'efficienza e alla democraticità dei processi decisionali e restituendo al disegno europeo una vera identità culturale condivisa, un'anima europea comune che prevalga sugli egoismi nazionali nel nome di solidarietà, libertà, eguaglianza, giustizia: valori così faticosamente emersi dalla barbarie, dalle guerre, dai totalitarismi, dalle persecuzioni. Le nostre comuni radici ci vincolano a un comune destino. E io credo che il meraviglioso sogno dell'Europa avrà pieno compimento quando capiremo che il nostro dovere, comune e collettivo, è, per richiamare la norma forse più bella della Costituzione italiana del 1948, «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale»... dell'Unione Europea".
Pietro Grasso
Presidente del Senato della Repubblica
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