Una vasta operazione della polizia è scattata all'alba a Bari e in diversi comuni della provincia per fermare un presunto piano di devastazioni e saccheggi che, secondo gli investigatori, avrebbe dovuto prendere di mira le principali vie dello shopping cittadino. Al centro dell'inchiesta un gruppo di giovani e giovanissimi che avrebbe utilizzato Telegram per organizzare mobilitazioni violente, individuare obiettivi commerciali e discutere dell'impiego di armi e materiale esplosivo.
L'intervento, condotto dalla Digos e dalla Squadra Mobile della Questura di Bari, è coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia e dalla Procura per i minorenni. Le attività investigative comprendono perquisizioni domiciliari, interrogatori e accertamenti sui dispositivi elettronici degli indagati.
Secondo le prime informazioni, sono sette i maggiorenni finiti sotto indagine da parte della Dda, ai quali si aggiungono diversi minorenni coinvolti nel procedimento della Procura minorile. Gli investigatori ritengono inoltre che altre persone possano aver partecipato all'organizzazione delle iniziative e stanno lavorando per identificarle.
Nel mirino i negozi del centro e le grandi firme della moda
L'ipotesi investigativa descrive un progetto di assalti contro attività commerciali situate nel cuore di Bari, con particolare attenzione ai negozi di abbigliamento di lusso, articoli sportivi ed elettronica.
Le aree considerate potenziali obiettivi comprendono via Sparano, via Melo, via Argiro e corso Vittorio Emanuele, alcune delle strade più frequentate del centro cittadino.
Secondo la Questura, il gruppo avrebbe pianificato di entrare in azione nel pomeriggio del 23 ottobre, prendendo spunto dalle violenze e dai saccheggi verificatisi nel fine settimana precedente a Milano.
Gli investigatori sostengono che i partecipanti stessero valutando anche la possibilità di procurarsi armi, munizioni, materiale esplodente e strumenti da scasso, potenzialmente utilizzabili sia contro gli esercizi commerciali sia durante eventuali scontri con le forze dell'ordine.
Le accuse ipotizzate comprendono l'istigazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio, con finalità di terrorismo, oltre a reati connessi alla detenzione di armi ed esplosivi.
Si tratta, allo stato attuale, di contestazioni investigative che dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento.
La chat Telegram «23 ottobre rivolta Bari» al centro delle indagini
Un ruolo centrale nell'inchiesta è attribuito a un gruppo Telegram denominato «23 ottobre rivolta Bari», attraverso il quale sarebbero stati diffusi messaggi e inviti a partecipare a mobilitazioni nel centro cittadino.
Secondo quanto emerge dai decreti di perquisizione, il gruppo era accessibile agli utenti della piattaforma e sarebbe stato utilizzato per pubblicizzare iniziative di massa, raccogliere adesioni e discutere possibili azioni violente.
La Digos ha monitorato le comunicazioni pubblicate sui principali social network, ricostruendo progressivamente i contatti tra i partecipanti e le modalità di organizzazione delle presunte iniziative.
Nel corso delle perquisizioni, gli agenti stanno cercando elementi utili a confermare l'ipotesi accusatoria, tra cui telefoni cellulari, computer, documentazione, materiale propagandistico ed eventuali armi o sostanze esplosive.
L'obiettivo è individuare eventuali responsabilità individuali e verificare se dalle conversazioni online si fosse passati a preparativi concreti per realizzare gli attacchi.
L'indagine relativa ai sette maggiorenni è coordinata dal procuratore di Bari Roberto Rossi, dal procuratore aggiunto Giuseppe Gatti e dalla sostituta procuratrice Luciana Silvestris.
Il Movimento 17 ottobre e i messaggi contro le grandi griffe
Parallelamente all'operazione di polizia, l'attenzione si concentra anche sulle comunicazioni diffuse nella chat Telegram riconducibile al Movimento 17 ottobre Bari, dove sono comparsi messaggi che invitavano a indirizzare eventuali azioni violente contro simboli dello Stato e negozi di alta moda.
In uno degli interventi pubblicati nella mattinata, un utente ha esortato i partecipanti a non coinvolgere cittadini e piccoli commercianti, sostenendo invece la necessità di rivolgere la protesta contro le grandi attività commerciali.
«Non toccate le persone comuni e i loro negozi», si legge nel messaggio, accompagnato da espressioni ostili nei confronti delle istituzioni e da un invito a partecipare alle mobilitazioni.
L'autore del testo ha inoltre suggerito ai destinatari di accumulare scorte alimentari e acqua, prospettando possibili difficoltà nei giorni successivi.
Le dichiarazioni, attribuite a un singolo partecipante alla conversazione, non rappresentano necessariamente la posizione condivisa da tutti gli iscritti al gruppo.
Nelle conversazioni anche indicazioni per affrontare gli scontri
Gli investigatori hanno rivolto particolare attenzione anche a un documento circolato nelle chat nella serata precedente all'operazione.
Il materiale conteneva indicazioni sull'abbigliamento da indossare durante le manifestazioni e riferimenti a possibili confronti con le forze dell'ordine.
Tra i contenuti figuravano suggerimenti relativi all'utilizzo di indumenti protettivi e incitamenti a forzare gli sbarramenti predisposti dagli agenti.
Elementi che, secondo l'impostazione investigativa, potrebbero contribuire a delineare la volontà di alcuni partecipanti di trasformare le proteste in episodi di violenza organizzata.
Resta tuttavia da stabilire quali persone abbiano effettivamente redatto e diffuso i messaggi, chi ne condividesse gli obiettivi e se esistesse un piano operativo strutturato.
Sicurezza rafforzata e accertamenti ancora in corso
L'operazione si inserisce in un clima di particolare attenzione delle autorità verso il rischio di disordini nelle città italiane, dopo le violenze registrate nei giorni precedenti durante alcune manifestazioni.
La possibilità che gruppi di giovanissimi potessero organizzare assalti coordinati contro esercizi commerciali ha spinto gli investigatori ad accelerare gli accertamenti, con l'obiettivo di prevenire eventuali azioni violente.
Il coinvolgimento di minorenni rappresenta uno degli aspetti più delicati della vicenda, soprattutto per il ruolo che le piattaforme digitali avrebbero avuto nella diffusione dei messaggi e nella raccolta delle adesioni.
Le indagini proseguono per ricostruire la rete dei contatti, verificare l'effettiva disponibilità di armi e materiale esplosivo e chiarire il livello di preparazione delle azioni ipotizzate.
La vicenda riaccende inoltre il dibattito sull'utilizzo dei social network come strumenti di mobilitazione e sulla distinzione tra il legittimo diritto di manifestare e l'organizzazione di comportamenti violenti.
Per gli indagati resta ferma la presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo delle responsabilità penali.
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