Link to Tensione altissima alla Camera: bagarre sulla riforma della giustizia e scontro sul silenzio del Governo riguardo alla crisi di GazaTensione altissima alla Camera: bagarre sulla riforma della giustizia e scontro sul silenzio del Governo riguardo alla crisi di Gaza
Il 18 settembre l’Aula di Montecitorio è stata teatro di una delle sedute più infuocate degli ultimi anni. La discussione sulla riforma della giustizia, che introduce la separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante, si è trasformata in una bagarre con toni accesi, ripetute sospensioni e scontri a un passo dal contatto fisico. A incendiare ulteriormente il clima è stata poi la questione internazionale legata alla crisi di Gaza, che ha spinto le opposizioni a sospendere i lavori parlamentari fino al 23 settembre.
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La scintilla è scoccata subito dopo l’approvazione della riforma, accolta con lunghi applausi dai deputati del centrodestra. Tra i protagonisti, anche Marta Fascina, che ha definito la misura “una battaglia berlusconiana” da dedicare al fondatore di Forza Italia. A far infuriare le opposizioni, però, è stato soprattutto il comportamento dei ministri e sottosegretari presenti, accusati di aver partecipato ai festeggiamenti in Aula.
Secondo i deputati dem, si sarebbe trattato di un gesto contrario al galateo istituzionale. L’accusa più pesante è stata rivolta al ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha però respinto ogni coinvolgimento. Le proteste sono rapidamente degenerare, costringendo il vicepresidente Sergio Costa a sospendere la seduta per riportare l’ordine.
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La pausa non è bastata a calmare gli animi. Alla ripresa dei lavori, diversi esponenti dell’opposizione – tra cui Nicola Fratoianni, Chiara Braga e Riccardo Magi – hanno chiesto al Governo di intervenire sulla situazione a Gaza. Di fronte al silenzio dei ministri presenti, la tensione è nuovamente salita, con i deputati di centrosinistra che hanno protestato di fronte ai banchi del Governo, chiedendo un intervento ufficiale dell’Esecutivo.
Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, è stato costretto a convocare d’urgenza una riunione con i capigruppo dell’opposizione per cercare di stemperare lo scontro.
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Nel corso dell’incontro, durato circa mezz’ora, le opposizioni hanno chiesto che il Governo – e in particolare la premier Giorgia Meloni – si presenti in Aula non con una semplice informativa, ma con vere e proprie comunicazioni formali. La differenza non è solo procedurale: mentre l’informativa ha un carattere generico, la comunicazione prevede un dibattito parlamentare e la possibilità di votare risoluzioni, un passaggio chiave in vista delle decisioni che l’Italia dovrà assumere a Bruxelles sul dossier Israele.
Fontana ha assicurato che solleciterà l’Esecutivo a intervenire con comunicazioni ufficiali. Le opposizioni, intanto, hanno confermato che, in assenza di risposte, la sospensione dei lavori parlamentari potrà proseguire anche oltre il 23 settembre.
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