La crisi migratoria esplosa a Ceuta continua a preoccupare le autorità europee. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, intervenuto davanti al Comitato parlamentare Schengen, ha spiegato le ragioni che hanno portato l’Italia a rafforzare i controlli alla frontiera con la Spagna, richiamando anche un possibile rischio di infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori.
Secondo quanto riferito dal ministro, le informazioni raccolte e condivise nell'ambito del Comitato di analisi sull'immigrazione e la sicurezza delle frontiere hanno evidenziato “elevati profili di rischio per la sicurezza interna” legati alla possibilità di spostamenti improvvisi e incontrollati di cittadini di Paesi terzi attraverso lo spazio europeo.
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Piantedosi ha precisato che proprio l'entità e la modalità degli spostamenti registrati a Ceuta non consentono, secondo le valutazioni di sicurezza, di escludere potenziali infiltrazioni terroristiche all'interno dei flussi migratori.
Si tratta di una valutazione di rischio e non dell'individuazione di terroristi tra le persone arrivate nell'enclave spagnola. Il ministro ha parlato infatti della necessità di considerare anche questo scenario nell'attività di prevenzione e controllo delle frontiere.
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È questo il principale argomento utilizzato dal governo per motivare il ripristino temporaneo dei controlli alle frontiere con la Spagna. Piantedosi ha respinto l'interpretazione secondo cui si tratterebbe di una decisione politica o di una misura adottata contro Madrid.
La scelta, ha spiegato il ministro, sarebbe invece legata esclusivamente a valutazioni di sicurezza emerse dopo la crisi di Ceuta. I controlli resteranno in vigore finché non saranno superati i rischi che hanno determinato la loro introduzione.
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A rendere ancora più delicato il quadro sono le informazioni relative alla possibilità di nuovi arrivi di massa. Le autorità spagnole temono infatti un'altra pressione migratoria organizzata attraverso appelli e campagne diffuse sui social network.
Secondo quanto riferito da Piantedosi, le informazioni disponibili indicano la possibilità di nuovi tentativi di ingresso nell'area di Ceuta, con un livello di allerta che resta quindi elevato. L'attenzione potrebbe riguardare anche Melilla, l'altra enclave spagnola situata sulla costa nordafricana.
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Sul fronte marocchino, le autorità hanno intensificato il dispositivo di sicurezza per impedire nuovi attraversamenti verso le enclave spagnole. La situazione viene monitorata con particolare attenzione anche alla luce della diffusione online di appelli che potrebbero favorire nuovi movimenti di massa.
La Guardia Civil spagnola ha inoltre rafforzato le proprie misure di sicurezza e predisposto nuove barriere nell'area marittima, mentre Madrid considera la vicenda una questione che riguarda direttamente la propria integrità territoriale.
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Nel frattempo, il governo italiano non sembra intenzionato a eliminare immediatamente i controlli. Piantedosi ha spiegato che l'eventuale revoca della misura sarà valutata sulla base dell'evoluzione concreta della situazione e della cessazione dei rischi.
La sospensione dei normali meccanismi Schengen viene quindi considerata una misura temporanea e legata all'emergenza, non una scelta definitiva nei confronti della Spagna.
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La crisi di Ceuta riporta così al centro del dibattito europeo il rapporto tra gestione dei flussi migratori e sicurezza delle frontiere. L'Italia sostiene la necessità di mantenere alta l'attenzione di fronte a movimenti migratori improvvisi e difficili da controllare, mentre la situazione resta strettamente legata alla capacità della Spagna e del Marocco di impedire nuovi ingressi di massa.
Per il governo italiano, la priorità resta quindi il controllo delle frontiere e la prevenzione di eventuali minacce alla sicurezza. E proprio il possibile rischio di infiltrazioni terroristiche, pur presentato come uno scenario da non escludere e non come un fenomeno già accertato, è destinato a mantenere alta l'attenzione sulla crisi di Ceuta.
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