La Cina torna a mostrare la propria forza militare nel Pacifico con il lancio di prova di un missile strategico da un sottomarino nucleare nelle acque internazionali. Secondo il ministero della Difesa cinese, il vettore, equipaggiato con una testata non operativa, è stato impiegato nell'ambito delle consuete esercitazioni annuali delle forze armate e i Paesi coinvolti sono stati preventivamente informati.
Il test ha però alimentato le tensioni in un'area sempre più al centro della competizione strategica tra le principali potenze. Australia, Nuova Zelanda e Giappone hanno espresso preoccupazione per le possibili conseguenze sulla stabilità regionale, sottolineando il rischio di un ulteriore aumento della pressione militare nel Pacifico. Tokyo ha inoltre chiesto a Pechino di riesaminare le modalità del lancio, evidenziando la necessità di evitare che la traiettoria dei missili possa interessare lo spazio aereo giapponese.
L'iniziativa cinese arriva poche ore dopo la firma del nuovo accordo di difesa tra Australia e Figi, denominato Ocean of Peace Alliance o Veitacini Treaty. L'intesa rafforza la cooperazione militare tra i due Paesi, prevede consultazioni obbligatorie in caso di minacce alla sicurezza e apre alla possibilità di coinvolgere in futuro altri Stati insulari del Pacifico.
Canberra consolida così una presenza già significativa nella regione, anche attraverso la partecipazione al Quad, il dialogo strategico che riunisce Australia, Stati Uniti, Giappone e India. Una dinamica che si inserisce nel più ampio confronto geopolitico con Pechino, intensificatosi dopo l'accordo di sicurezza firmato nel 2022 tra la Cina e le Isole Salomone.
Secondo il governo australiano, le autorità cinesi avevano comunicato in anticipo l'intenzione di effettuare il test, informando anche Nuova Zelanda, Giappone e Papua Nuova Guinea. Un preavviso che non è bastato a dissipare le critiche dei governi dell'area.
Pechino ribadisce che il lancio rientra nella normale attività di addestramento e richiama un precedente analogo risalente al settembre 2024, quando venne testato un missile balistico intercontinentale Dong Feng-31 con una testata simulata.
Il nuovo episodio si inserisce nel più ampio programma di modernizzazione dell'Esercito Popolare di Liberazione. Secondo le stime del Pentagono, la Cina disponeva nel 2023 di oltre 500 testate nucleari operative e potrebbe superare le mille unità entro il 2030.
Nello stesso giorno del test missilistico sono inoltre iniziate al largo di Qingdao le esercitazioni navali congiunte tra Cina e Russia. Le due marine saranno impegnate in attività di ricognizione, difesa aerea e missilistica e simulazioni con impiego reale di armamenti. Mosca ha ribadito il proprio sostegno a Pechino, sostenendo che le manovre non rappresentano una minaccia per altri Paesi e rientrano nel diritto sovrano dei due alleati di addestrare le rispettive forze armate.
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