«No a un'economia di guerra, no al riarmo». Giuseppe Conte sceglie il palco di Nova, la due giorni organizzata dal Movimento 5 Stelle a Milano, per ribadire uno dei punti destinati a pesare maggiormente nel confronto sul futuro programma dell'area progressista: lo stop alla politica di riarmo e una svolta rispetto all'invio di armi all'Ucraina.
Il presidente del M5S parla di un'indicazione arrivata direttamente dal percorso interno del Movimento.
«Mi sembra che emerga un mandato chiaro e ben preciso, dobbiamo costruire percorsi di pace, con la guerra non andiamo da nessuna parte. Le armi allontanano la pace», ha dichiarato Conte.
Una posizione che non nasce soltanto dall'intervento del leader pentastellato. Il tema della politica estera è infatti entrato direttamente tra le proposte sottoposte alla base del Movimento e destinate a comporre la piattaforma programmatica che Conte porterà al confronto con gli altri partiti dell'opposizione.
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Conte lega la questione della difesa europea direttamente alle scelte di politica economica.
Secondo il leader del M5S, le risorse pubbliche dovrebbero essere indirizzate verso famiglie, imprese e servizi anziché verso un aumento della spesa militare.
«C'è la necessità di investire dove davvero ci sono i bisogni dei cittadini, delle famiglie, delle imprese», ha affermato dal palco.
Conte ha poi contrapposto quelli che definisce i «cantieri di speranza» — asili nido, scuole, ricerca, università e innovazione — ai «cantieri di guerra e arsenali pieni di armi».
È una linea che il presidente del Movimento porta avanti da tempo, ma che con Nova assume un peso programmatico diverso: non più soltanto una posizione espressa dal leader, ma uno dei temi emersi dal percorso di partecipazione interno al M5S.
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La posizione riguarda anche direttamente la guerra in Ucraina.
Tra le proposte elaborate nel percorso di Nova compaiono infatti lo stop all'invio di armi a Kiev, il no al piano europeo di riarmo e l'opposizione all'aumento delle spese militari fino al 5% del Pil.
Sono questioni sulle quali il Movimento 5 Stelle ha progressivamente irrigidito la propria posizione.
Conte ha ricordato nei giorni scorsi che il M5S aveva sostenuto il primo invio di materiale militare all'Ucraina dopo l'invasione russa, ma sostiene oggi che quella scelta avrebbe dovuto essere accompagnata da un'iniziativa negoziale più incisiva.
Il 16 settembre, durante un confronto televisivo a La7, l'ex presidente del Consiglio ha ribadito la condanna dell'aggressione russa, contestando però la prosecuzione della strategia basata sull'assistenza militare a Kiev e sostenendo la necessità di una «svolta» nella politica estera italiana ed europea.
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Nel mirino del M5S c'è anche il piano europeo per rafforzare le capacità di difesa.
Conte ha ripetutamente contestato quella che definisce una strategia di «riarmo», facendo riferimento al piano europeo che mobilita potenzialmente fino a 800 miliardi di euro attraverso diversi strumenti e margini di spesa.
Il leader pentastellato sostiene che una parte così consistente di risorse dovrebbe essere destinata alle politiche sociali, alla sanità, alla scuola e agli investimenti produttivi.
Sul piano europeo, i sostenitori dell'aumento della spesa per la difesa presentano invece il rafforzamento delle capacità militari come una risposta al deterioramento del quadro di sicurezza, alla guerra russa contro l'Ucraina e alla necessità per l'Europa di ridurre la propria dipendenza militare dagli Stati Uniti.
È dunque su due letture profondamente differenti della sicurezza europea che si sviluppa il confronto politico.
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A Nova il messaggio non arriva soltanto da Conte.
Nel corso dell'evento milanese diversi esponenti e attivisti del Movimento hanno indicato proprio armi all'Ucraina e riarmo europeo tra i temi sui quali chiedono una discontinuità.
Il capogruppo M5S alla Camera Riccardo Ricciardi ha affermato che «inviare armi allontana la pace», mentre tra i partecipanti è emersa la richiesta di destinare maggiori risorse a ospedali, scuole e politiche sociali.
Il risultato del percorso di Nova diventa quindi particolarmente importante perché il Movimento sta costruendo attraverso l'evento la propria piattaforma in vista del successivo confronto con le altre forze politiche.
Le proposte sono state organizzate in venti punti programmatici, sottoposti al voto dei partecipanti.
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È qui che la questione assume un significato politico più ampio.
Conte ha spiegato che il programma elaborato attraverso Nova costituirà il mandato con il quale il M5S si presenterà al confronto con le altre forze dell'area progressista.
E ha chiarito di non volerlo semplicemente «diluire» una volta aperto il negoziato con gli alleati.
Il presidente del Movimento ha parlato della necessità di costruire un'alternativa politica riconoscibile, sostenendo di non essere interessato al semplice «vivacchiare» della politica.
La questione delle armi diventa così uno dei terreni sui quali misurare quanto le diverse posizioni presenti nell'opposizione possano convergere in un programma comune.
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Sul sostegno militare all'Ucraina esistono infatti differenze documentate tra Movimento 5 Stelle e settori del Partito Democratico.
Il M5S propone di interrompere l'invio di armi a Kiev e si oppone al piano europeo di rafforzamento militare; nel Pd convivono sensibilità differenti e diversi esponenti hanno invece ribadito la necessità di continuare a sostenere la capacità dell'Ucraina di difendersi dall'invasione russa.
Elly Schlein ha comunque sostenuto nelle scorse settimane che il confronto dovrà partire dalla costruzione di un programma condiviso.
La distanza sulla politica estera non è dunque un elemento nuovo, ma Nova la porta direttamente dentro la definizione della piattaforma pentastellata.
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Dal palco milanese Conte ha proposto anche una diversa concezione della sicurezza.
Il leader del M5S ha parlato della necessità di costruire una «sicurezza vera» e «cooperativa», contrapponendola alla deterrenza militare.
«Su questo non saremo mai soli», ha sostenuto, affermando di ritenere che questa impostazione possa trovare sostegno anche nell'opinione pubblica europea.
Si tratta della posizione politica espressa da Conte: il sostegno effettivo nell'elettorato europeo dipende naturalmente dai singoli Paesi, dalle domande poste e dalle rilevazioni considerate.
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La politica estera è soltanto una parte del progetto uscito dal percorso di Nova.
Nei venti punti trovano spazio anche una nuova misura di sostegno al reddito definita «Reddito 2.0», interventi per le famiglie, una tassazione più elevata sulla speculazione finanziaria di brevissimo periodo, un prelievo progressivo sulle grandi attività finanziarie e contributi sugli extraprofitti di alcuni settori.
Ma è proprio il capitolo internazionale a presentare una delle differenze più evidenti rispetto ad altre componenti dell'opposizione.
Per Conte, il mandato ricevuto da Nova è quello di chiedere una modifica sostanziale della strategia seguita finora: stop alle armi all'Ucraina, opposizione al riarmo europeo e maggiori investimenti nelle politiche sociali e nei servizi.
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Il messaggio politico della giornata viene quindi sintetizzato dallo stesso Conte: sul tema delle armi il M5S intende portare al tavolo degli alleati una posizione definita.
ANSA riassume la linea emersa da Nova con le parole del presidente pentastellato: «Il mandato è chiaro: sulle armi non cedo».
Il passaggio successivo sarà capire come questa piattaforma entrerà nel confronto tra le diverse forze dell'opposizione.
Perché Nova consegna a Conte non soltanto un programma interno, ma una serie di proposte che il Movimento 5 Stelle intende utilizzare come base del confronto politico: tra queste, il no al riarmo e la richiesta di cambiare linea sull'invio di armi a Kiev occupano ormai una posizione centrale.
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