CPR, nuova direttiva di Piantedosi: il parere medico negativo non impedirà più il trattenimento dei migranti

di

Mario Tosetti

Nuova direttiva sui CPR firmata da Piantedosi: il parere negativo dei medici delle ASL non sarà più vincolante. Polemiche sulla tutela della salute dei migranti

CPR, nuova direttiva di Piantedosi: il parere medico negativo non impedirà più il trattenimento dei migranti

Cambiano le regole per l'ingresso e il trattenimento dei migranti nei Centri di permanenza per i rimpatri. Con una nuova direttiva firmata il 3 novembre, il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi interviene sulle procedure di valutazione sanitaria, stabilendo che un parere medico negativo non sarà più automaticamente vincolante per impedire il trattenimento di una persona straniera irregolare all'interno di un CPR.

La novità, annunciata dallo stesso titolare del Viminale il 5 novembre, modifica un passaggio particolarmente delicato delle procedure di ingresso nei centri: quello relativo all'accertamento delle condizioni di salute e della compatibilità con la permanenza in una struttura chiusa.

Una scelta che il governo presenta come necessaria per rendere più efficaci le procedure di rimpatrio, ma che ha già sollevato critiche da parte delle opposizioni, delle associazioni impegnate nella tutela dei migranti e di alcuni rappresentanti del mondo sanitario.

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Il ministro dell'Interno ha illustrato il contenuto della direttiva attraverso un messaggio pubblicato su X, chiarendo che le visite mediche effettuate dalle aziende sanitarie locali continueranno a essere previste.

La differenza riguarda il valore attribuito al loro esito. Un giudizio negativo espresso dai sanitari delle ASL non impedirà più, di per sé, il trattenimento nel centro.

Secondo Piantedosi, le persone saranno successivamente prese in carico dal personale medico operante all'interno della struttura, che potrà disporre ulteriori accertamenti e coinvolgere, quando necessario, la stessa azienda sanitaria locale.

Il ministro sostiene che il nuovo sistema consentirà di garantire la tutela della salute senza compromettere le procedure di rimpatrio a causa di valutazioni che, a suo giudizio, potrebbero essere condizionate da pregiudizi ideologici.

È proprio questo passaggio ad aver alimentato il confronto politico, perché mette in discussione il peso delle valutazioni sanitarie esterne rispetto a quelle effettuate all'interno dei centri.

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Finora, la procedura sanitaria prevedeva un accertamento finalizzato a verificare l'idoneità della persona alla permanenza in una comunità ristretta, con particolare attenzione alle condizioni fisiche e psicologiche.

La valutazione assumeva un ruolo importante soprattutto nei casi di patologie incompatibili con il trattenimento o di condizioni di particolare vulnerabilità.

Con la nuova direttiva, il giudizio sanitario espresso prima dell'ingresso perde il suo carattere vincolante. La valutazione delle necessità assistenziali e degli eventuali approfondimenti viene affidata al personale medico della struttura.

Non significa che vengano abolite le visite mediche o che le condizioni di salute possano essere ignorate. Cambia, però, il meccanismo attraverso il quale un parere negativo incide sulla possibilità di trattenere una persona.

Il provvedimento apre quindi una questione centrale: come garantire l'indipendenza della valutazione sanitaria quando il personale incaricato opera all'interno di strutture gestite da soggetti convenzionati con le prefetture.

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La direttiva arriva in un contesto nel quale le condizioni dei CPR sono da tempo oggetto di attenzione giudiziaria e istituzionale.

Negli ultimi anni sono state segnalate criticità relative all'assistenza sanitaria, alla gestione delle persone con disturbi psichiatrici e alla disponibilità di cure adeguate.

Anche il Consiglio di Stato è intervenuto sulla questione, richiamando la necessità di assicurare standard sanitari appropriati nelle strutture destinate al trattenimento amministrativo.

Il problema riguarda una popolazione particolarmente esposta a situazioni di vulnerabilità, nella quale possono essere presenti persone con patologie pregresse, dipendenze, disturbi psicologici o condizioni aggravate dall'esperienza migratoria.

Per i critici del provvedimento, ridimensionare il peso della valutazione sanitaria esterna rischia di indebolire uno degli strumenti di garanzia previsti prima dell'ingresso nei centri.

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Tra le prime reazioni politiche figura quella della deputata del Partito democratico Rachele Scarpa, che ha annunciato un'interrogazione parlamentare per chiedere chiarimenti sulla compatibilità della nuova direttiva con le garanzie previste dall'ordinamento.

Secondo la parlamentare, il provvedimento riduce il ruolo delle ASL nella tutela delle persone trattenute e trasferisce una parte determinante della valutazione sanitaria al personale che opera nei CPR.

Critiche sono arrivate anche dall'area di Alleanza Verdi e Sinistra e dalle organizzazioni che da tempo chiedono una revisione del sistema dei centri per il rimpatrio.

Particolarmente contestata è la possibilità che l'accertamento sanitario venga completato dopo l'ingresso nella struttura, anziché rappresentare una verifica preliminare determinante.

Dal fronte governativo, invece, la modifica viene presentata come uno strumento per evitare che giudizi ritenuti non adeguatamente motivati possano ostacolare l'esecuzione dei provvedimenti di espulsione.

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Il confronto sulla direttiva riguarda anche la natura giuridica dei CPR.

Il trattenimento nei centri per i rimpatri è una misura amministrativa finalizzata all'esecuzione dell'allontanamento dal territorio nazionale. Non costituisce una pena, ma comporta comunque una limitazione della libertà personale.

Proprio per questo, la Corte costituzionale ha richiamato la necessità di rispettare le garanzie previste dall'articolo 13 della Costituzione.

Con la sentenza numero 96 del 2025, la Consulta ha inoltre sollecitato il legislatore a disciplinare con maggiore precisione le modalità del trattenimento attraverso norme di rango primario.

Il tema sanitario si inserisce quindi in una questione più ampia, che riguarda il rapporto tra le esigenze di controllo dell'immigrazione irregolare e la protezione dei diritti fondamentali delle persone.

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La decisione del Viminale potrebbe ora diventare oggetto di ulteriori iniziative parlamentari e di eventuali ricorsi davanti alla giustizia amministrativa.

Uno dei punti da chiarire sarà il rapporto tra la nuova procedura e gli orientamenti giurisprudenziali che attribuiscono particolare importanza alla verifica della compatibilità sanitaria con il trattenimento.

Resta inoltre da valutare come verranno applicate concretamente le nuove disposizioni e quali garanzie saranno assicurate alle persone con patologie fisiche o psichiatriche.

Per il governo, l'obiettivo dichiarato è rendere più efficace il sistema dei rimpatri senza rinunciare all'assistenza medica. Per le opposizioni e le associazioni, invece, la modifica rischia di compromettere l'autonomia delle valutazioni sanitarie.

Il confronto è destinato a proseguire, mentre la nuova direttiva segna un cambiamento significativo nel funzionamento dei Centri di permanenza per i rimpatri.

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