Mosca mostra segnali di crescente difficoltà economica e finanziaria. Gli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche hanno scatenato una crisi della benzina, mentre i buchi di bilancio e la riduzione delle esportazioni di grano aggravano la situazione del Cremlino a due mesi dalle elezioni legislative di settembre.
La Borsa di Mosca è in calo costante da cinque mesi, con le principali società che registrano perdite significative: Gazprom -21%, Aeroflot -26%, Nornickel -24%. Si tratta del declino più marcato dal 1997, anno precedente al default del 1998. Nel frattempo, i miliardari legati al potere stanno trasferendo capitali all’estero, aumentando le preoccupazioni sulla stabilità finanziaria del Paese.
Sul fronte agricolo, il Mar Nero è teatro di continui attacchi alle navi cargo impegnate nell’export di cereali. I porti di Azov e Taman sono bloccati, e l’export russo di grano a luglio è previsto a 1,5 milioni di tonnellate, un terzo in meno rispetto a luglio 2025 e la metà della media degli ultimi cinque anni. Le autorità hanno promesso ai contadini forniture di gasolio per garantire il raccolto, ma la situazione generale resta precaria.
Per fronteggiare l’inflazione derivante dall’impennata dei prezzi dei carburanti, la Banca centrale russa prevede un aumento dei tassi di interesse, che potrebbe ulteriormente comprimere le imprese già in difficoltà. Il governo cerca di mitigare l’emergenza benzina concentrando le forniture a Mosca, ma il quadro resta complesso e instabile, con la guerra in Ucraina e le tensioni internazionali che continuano a pesare sull’economia reale e sui mercati finanziari.
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