Link to La salute mentale contemporanea deve confrontarsi con l’ansia digitale, intesa non solo come disturbo isolato, ma come esito di un contesto culturale e percettivo che privilegia contenuti rapidi e frammentariLa salute mentale contemporanea deve confrontarsi con l’ansia digitale, intesa non solo come disturbo isolato, ma come esito di un contesto culturale e percettivo che privilegia contenuti rapidi e frammentari
Se il flâneur baudelairiano camminava per conoscere il mondo - e, attraverso il mondo, sé stesso - oggi scrolliamo per fuggire. Il feed ha preso il posto del boulevard, lo scrolling quello del pensiero.
Il flâneur si lasciava attraversare dal flusso urbano, osservava la città con sguardo estetico, coglieva le venature della folla come un “botanico del marciapiede”.
Oggi, invece, siamo dispersi nel flusso digitale: non più passanti, ma vagabondi dell’iperconnessione. Sottoposta a una stimolazione continua - infatti - la mente è diventata traffico perenne, e l’ansia sociale divora soprattutto i più giovani.
In questa trasformazione da linguaggio a bit si gioca una delle grandi scommesse della salute mentale contemporanea: come ritrovare un pensiero che non sia esclusivamente reazione?
Il legame tra iperstimolazione digitale e disagio psicologico è confermato da numerosi studi. Una ricerca pubblicata su Computers in Human Behavior (Twenge et al., 2018) ha evidenziato come l’aumento del tempo trascorso sui social media sia legato a un incremento significativo di ansia, insonnia e depressione tra gli adolescenti.
Questa correlazione è attribuita proprio all’esposizione continua a stimoli che sovraccaricano la capacità di elaborazione cognitiva ed emotiva.
Altri studi illustrano come l’iperstimolazione digitale alteri le reti cerebrali coinvolte nell’attenzione, portando a una difficoltà crescente nel regolare le emozioni e nel mantenere un focus riflessivo.
Di conseguenza, la salute mentale dei ragazzi deve confrontarsi con un fenomeno nuovo: l’ansia digitale, intesa non solo come disturbo isolato, ma come esito di un contesto culturale e percettivo che privilegia la rapidità e la frammentarietà dell’esperienza a discapito della profondità e della continuità.
L’avvento degli algoritmi di AI, utilizzati dalla stragrande maggioranza degli adolescenti durante l’attività scolastica, ha ulteriormente ridotto la capacità di pensiero lento e di elaborazione dei dati, portando a quella che viene emblematicamente definita anestesia cognitiva.
Oggi la celebre poesia di Baudelaire, Le Gouffre (l’abisso) può essere riletta nell’ottica di un abisso digitale, e la straordinaria chiusa “potessimo non uscire mai dai numeri e dagli esseri” sembra quasi una profezia.
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