Donald Trump: il fallimento di una politica economica ostile ai lavoratori e isolazionista nei commerci

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Guido Talarico
Guido Talarico
Donald Trump: il fallimento di una politica economica ostile ai lavoratori e isolazionista nei commerci

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Link to Il risultato è dunque un doppio fallimento. Lo dicono gli analisti più avveduti dalle due sponde dell'Atlantico, sottolineando da un lato un protezionismo miope che rischia di affossare il commercio globale e isolare gli Stati Uniti, dall’altro un attacco ai diritti e alla dignità dei lavoratori, in particolare quelli più vulnerabiliIl risultato è dunque un doppio fallimento. Lo dicono gli analisti più avveduti dalle due sponde dell'Atlantico, sottolineando da un lato un protezionismo miope che rischia di affossare il commercio globale e isolare gli Stati Uniti, dall’altro un attacco ai diritti e alla dignità dei lavoratori, in particolare quelli più vulnerabili

di Guido Talarico

Durante la sua ascesa politica, Donald Trump ha saputo costruirsi l’immagine di difensore della classe operaia americana. Ha parlato direttamente ai lavoratori, con il suo linguaggio semplice e colorito,  promettendo il ritorno in patria della produzione industriale, l’aumento dei salari e la difesa dal “commercio sleale” straniero. Tuttavia, le sue azioni registrate nei primi 130 giorni di governo raccontano una storia molto diversa: una politica economica dannosa, contraddittoria e profondamente ostile proprio ai lavoratori che diceva di voler aiutare. E' poi c'è la politica dei dazi che con i suoi cambi di direzione a giorni alterni se non avesse prodotto perdite finanziarie enormi potrebbe sembrare una rappresentazione riuscita del teatro dell'assurdo.

E dunque vale la pena ricordare cosa è successo in questi primi mesi di governo, cominciando proprio dalla questione delle tariffe e del lavoratori americani. Il presidente che si vantava di indossare la “divisa operaia” di fatto sta lasciando a milioni di americani solo l’amarezza di promesse tradite. E peggio sta facendo sul fronte internazionale litigando non solo con vecchi nemici come la Cina, ma anche con vecchi amici e alleati come Canada, Messico e UE.  Vediamo dunque cosa è successo.

Link to 1. La guerra dei dazi: un boomerang contro l’economia globale1. La guerra dei dazi: un boomerang contro l’economia globale

Trump ha lanciato la sua prima guerra commerciale contro la Cina durante il primo mandato. Ma è nel secondo che ha esteso l’attacco a buona parte del mondo. Il 2 aprile, in un evento definito “Giorno della Liberazione”, ha annunciato nuove tariffe doganali massicce e unilaterali: 54% sulla Cina, 46% sul Vietnam, 25% sulla Corea del Sud, 24% sul Giappone e 20% sull’Unione Europea. A tutti i paesi del mondo sarà applicata una tariffa minima del 10%, con aumenti in base al surplus commerciale con gli Stati Uniti.

Trump ha definito questi dazi “reciproci”, ma si tratta in realtà di misure aggressive e unilaterali, calcolate non in base alle tariffe applicate da altri Paesi sugli USA, bensì semplicemente in funzione del disavanzo commerciale americano. Persino i portavoce della Casa Bianca sembrano non comprendere appieno la formula utilizzata, che si basa su un’equazione semplicistica e fuorviante.

Queste politiche hanno sollevato preoccupazioni internazionali, anche perché rischiano di scatenare una nuova recessione globale, generare inflazione e spingere altri Paesi a trovare alternative al sistema economico e valutario dominato dal dollaro. Gli effetti collaterali potrebbero essere devastanti per l’economia statunitense, con una riduzione delle esportazioni, perdita di posti di lavoro e aumento dei prezzi per i consumatori americani.

Link to 2. Attacco ai sindacati e ai dipendenti pubblici2. Attacco ai sindacati e ai dipendenti pubblici

Oltre all’aggressività commerciale, Trump ha lanciato una vera e propria offensiva contro i lavoratori del settore pubblico. Ha cercato di cancellare i diritti alla contrattazione collettiva per oltre un milione di dipendenti federali, una mossa che i sindacati hanno definito “il più grande attacco ai diritti dei lavoratori nella storia americana”.

qatarNel frattempo, Trump ha licenziato decine di migliaia di lavoratori federali, accusandoli senza prove di non lavorare, e ha nominato ai vertici dell’amministrazione figure notoriamente anti-sindacali, come Russell Vought, che ha affermato di voler “traumatizzare” i burocrati pubblici.

In parallelo, ha smantellato le istituzioni a difesa del lavoro: ha licenziato la presidente ad interim del National Labor Relations Board, Gwynne Wilcox, e la legale pro-sindacati Jennifer Abruzzo, sostituendola con avvocati legati a multinazionali ostili ai diritti dei lavoratori, tra cui Tesla e SpaceX.

Link to 3. Salari fermi e promesse non mantenute3. Salari fermi e promesse non mantenute

Sebbene abbia fatto promesse altisonanti su salari e condizioni di lavoro, Trump non ha aumentato il salario minimo federale, bloccato a 7,25 dollari l’ora da 15 anni. Ha inoltre revocato l’ordine di Biden che garantiva un minimo salariale di 17,75 dollari per i lavoratori delle imprese appaltatrici federali.

Anche le promesse di ridurre i prezzi – di beni alimentari, energia e assicurazioni auto – si sono rivelate infondate. Al contrario, i dazi proposti sull’automotive faranno aumentare i costi delle auto, colpendo direttamente i consumatori americani e riducendo vendite e occupazione nel settore.

Link to 4. Una strategia che danneggia anche gli alleati storici4. Una strategia che danneggia anche gli alleati storici

meloni merzOltre alla Cina, Trump ha preso di mira partner storici degli Stati Uniti, come l’Unione Europea, il Giappone, il Messico e il Canada. Con queste decisioni, rischia di isolare gli USA sul piano geopolitico e commerciale, danneggiando le relazioni costruite in decenni di cooperazione multilaterale.

Molti analisti hanno definito questa guerra commerciale “la più stupida della storia”, e i dati sembrano confermarlo: nessuna reindustrializzazione significativa, aumento dei costi per le imprese, ostilità internazionale e crescita economica rallentata.

Insomma, al di là della propaganda della sua portavoce e dei collaboratori più vicini, Trump, pur continuandosi a presentare come un difensore del popolo e del lavoro, con le sue azioni produce effetti dannosi per il suo paese e per il commercio globale.  La sua politica economica continua ad essere guidata da slogan semplicistici, buoni per il suo elettorato di base, e da azioni, come gli investimenti in bitcoin della sua famiglia o l'accettazione in dono di un Jumbo da 400milioni, che fanno rigirare nella tomba i padri costituenti.

Il risultato è dunque un doppio fallimento. Lo dicono gli analisti più avveduti dalle due sponde dell'Atlantico, sottolineando da un lato un protezionismo miope che rischia di affossare il commercio globale e isolare gli Stati Uniti, dall’altro un attacco ai diritti e alla dignità dei lavoratori, in particolare quelli più vulnerabili. Il presidente che si vantava  dunque di indossare la “divisa operaia” sta lasciando a milioni di americani solo l’amarezza di promesse tradite.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

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