Draghi in Parlamento: le sfide dell’Europa tra dazi, energia e difesa comune

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Corinna Pindaro
Draghi in Parlamento: le sfide dell’Europa tra dazi, energia e difesa comune

Link to L’ex premier Mario Draghi torna in Parlamento per affrontare le grandi sfide dell’Europa: dai dazi americani alla crisi energetica, fino alla necessità di una difesa comune. Un’analisi lucida sulle fragilità del Vecchio Continente e sulle strategie per rafforzarne la competitività e l’indipendenzaL’ex premier Mario Draghi torna in Parlamento per affrontare le grandi sfide dell’Europa: dai dazi americani alla crisi energetica, fino alla necessità di una difesa comune. Un’analisi lucida sulle fragilità del Vecchio Continente e sulle strategie per rafforzarne la competitività e l’indipendenza

Mario Draghi è tornato in Parlamento per la prima volta da quando ha lasciato la carica di presidente del Consiglio. L’occasione è draghistata un’audizione davanti alle commissioni riunite di Bilancio, Attività produttive e Politiche Ue di Camera e Senato, incentrata sulla competitività dell’Europa. Nel suo intervento, Draghi ha affrontato le principali sfide che il Vecchio Continente si trova ad affrontare, dalla politica commerciale degli Stati Uniti alla crisi energetica, fino alla necessità di una difesa comune.

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Uno dei temi centrali del discorso di Draghi è stato il mutato atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti dell’Europa, in particolare alla luce delle politiche protezionistiche annunciate da Washington. Senza mai citare direttamente Donald Trump, l’ex premier ha sottolineato come i nuovi dazi americani rischino di penalizzare pesantemente le imprese europee, con conseguenze su export e crescita economica. Ma il problema va oltre il commercio: il ritorno di un atteggiamento isolazionista da parte degli USA lascia l’Europa più vulnerabile anche nei consessi internazionali, costringendola a rivedere il proprio modello economico e di sicurezza.

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La forte dipendenza dell’Europa dal commercio estero la rende particolarmente esposta alle tensioni commerciali. Draghi ha evidenziato che mentre gli Stati Uniti e la Cina hanno economie meno legate alle esportazioni, l’Europa trae il 50% del suo PIL dagli scambi internazionali. In questo contesto, una guerra commerciale potrebbe avere effetti devastanti. La strategia di risposta, secondo l’ex presidente della BCE, dovrebbe variare a seconda dei settori: se in alcune aree, come quella dei pannelli solari, i dazi europei potrebbero risultare inefficaci, in altre – ad esempio l’acciaio – potrebbe essere più utile puntare su investimenti mirati per preservare l’occupazione. Draghi ha poi ribadito l’importanza di rafforzare la domanda interna per ridurre la dipendenza dai mercati esteri.

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Tra le priorità indicate da Draghi per rilanciare la competitività dell’Europa spicca la necessità di abbassare il costo dell’energia. Le bollette elevate mettono le imprese europee in una posizione di svantaggio rispetto ai concorrenti internazionali, minacciando non solo i settori tradizionali dell’economia, ma anche lo sviluppo di nuove tecnologie. Secondo Draghi, un piano serio per la competitività deve partire proprio da una riduzione strutturale dei costi energetici per imprese e famiglie.

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Una delle soluzioni proposte è il disaccoppiamento del prezzo dell’energia rinnovabile e nucleare da quello dell’energia prodotta con fonti fossili, come gas e carbone. Draghi ha sottolineato che, sebbene nel 2022 il gas abbia rappresentato solo il 20% del mix energetico europeo, ha influenzato il prezzo dell’elettricità per oltre il 60% del tempo, con percentuali ancora più alte in Italia. Per questo motivo, ha ribadito l’importanza di accelerare sulla transizione energetica e di adottare misure per separare il costo delle fonti pulite da quello delle fonti fossili, senza attendere necessariamente riforme a livello europeo.

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Nel suo intervento, Draghi ha affrontato anche il tema della sicurezza e della difesa comune, sottolineando la necessità di un approccio più integrato a livello europeo. L’attuale sistema di approvvigionamento militare, frammentato tra numerosi progetti nazionali, porta a inefficienze e costi elevati. Secondo Draghi, sarebbe più efficace concentrare gli investimenti su un numero ristretto di piattaforme tecnologicamente avanzate, invece di acquistare la maggior parte degli equipaggiamenti dagli Stati Uniti.

Oltre agli investimenti, l’Europa deve dotarsi di una vera e propria struttura di comando unificata, capace di coordinare forze armate di diversi Paesi e di operare con una visione continentale, piuttosto che con priorità nazionali. Draghi ha definito la creazione di una difesa comune come un passaggio obbligato per garantire la sicurezza europea, suggerendo che il finanziamento di tale progetto potrebbe avvenire attraverso l’emissione di debito comune.

Link to Green Deal e indipendenza energeticaGreen Deal e indipendenza energetica

Rispondendo alle domande dei parlamentari, Draghi ha difeso il Green Deal europeo, respingendo l’idea che la transizione ecologica rappresenti un freno per l’economia. Ha riconosciuto che in passato siano stati fissati obiettivi ambiziosi senza adeguati strumenti di supporto, ma ha ribadito che la strada della decarbonizzazione va percorsa con determinazione. L’indipendenza energetica dell’Europa, ha spiegato, non può basarsi sul gas, dato che il continente non è un produttore significativo di questa risorsa. Di conseguenza, la spinta verso le energie rinnovabili non è solo una scelta ambientale, ma anche una necessità strategica per garantire la sovranità energetica.

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In conclusione, Draghi ha delineato una serie di azioni fondamentali per rafforzare la competitività e la sicurezza dell’Europa in un contesto globale sempre più complesso. Dall’affrontare i dazi americani alla riduzione del costo dell’energia, dalla creazione di una difesa comune alla promozione dell’indipendenza energetica, il futuro dell’Unione dipende dalla capacità di rispondere con scelte concrete e coordinate. Per Draghi, solo un’Europa più coesa e ambiziosa potrà affrontare con successo le sfide economiche e geopolitiche che la attendono.

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