Sinit Habteab, neuroscienziata eritrea, educatrice di formazione montessoriana e attivista per i diritti delle persone con disabilità, è tornata ad Asmara per una breve visita nel corso della quale ha svelato qual è la sua missione: portare avanti il lavoro di “Designing for Diversity”, il progetto non profit da lei messo in campo che si prefigge di abbattere le barriere educative e favorire l’inclusione dei bambini neurodivergenti. Un sogno che insieme alla sua storia personale ha raccontato in un’intervista a firma di Sabrina Solomon pubblicata da Shabait, il portale ufficiale del Ministero dell’Informazione eritreo. Dalle sue parole emerge il percorso di una donna che, pur avendo costruito all’estero una parte importante della propria esperienza professionale, ha mantenuto un legame profondo con la propria terra, con le proprie radici e con la comunità d’origine.
Si è trasferita negli Stati Uniti nel 2019, dove ha costruito il proprio percorso accademico e professionale, senza mai interrompere il legame con il suo paese d’origine. La sua esperienza unisce formazione scientifica, impegno educativo e una forte attenzione alle questioni sociali. Laureata in Neuroscienze alla George Mason University, ha partecipato a progetti di ricerca nell’ambito dei test neuropsicologici e dello sviluppo della prima infanzia. E ha portato il proprio impegno anche nel mondo dei concorsi internazionali, utilizzandoli come spazio di visibilità per temi sociali e culturali. Un episodio significativo è legato alle selezioni di Miss Universe, durante le quali ha scelto di indossare un burkini invece del tradizionale costume da bagno. Una decisione con cui ha voluto rimanere fedele ai propri valori e alla propria educazione, trasformando un momento del concorso in un’occasione per affermare la propria libertà di scelta.
Una parte centrale del suo percorso nasce dalla storia familiare. La sorella minore, con la sindrome di Down, ha rappresentato per Sinit una fonte di ispirazione, mentre la memoria della madre scomparsa continua a essere presente anche attraverso il suo impegno nelle campagne di sensibilizzazione sulla prevenzione del cancro al seno. Da queste esperienze e attraverso l’incontro tra il metodo della grande educatrice italiana Maria Montessori e le più recenti conoscenze delle neuroscienze è nata appunto “Designing for Diversity”, organizzazione no-profit impegnata a ridurre le barriere che incontrano i bambini con bisogni educativi particolari e provenienti da contesti svantaggiati.
Nell’intervista, Sinit parla con commozione del ritorno a casa, della riscoperta della quotidianità, della gente e dei luoghi familiari, sottolineando l’importanza di mantenere sempre vivo il rapporto con il Paese da cui si proviene. E lancia un appello ai giovani eritrei che vivono all’estero invitandoli a condividere studi, competenze e professionalità con la comunità d’origine. Tornare, collaborare con realtà locali, mettere a disposizione conoscenze e competenze: per Sinit è questo uno dei modi attraverso cui la diaspora può contribuire concretamente alla crescita dell’Eritrea e delle nuove generazioni. Ma il messaggio finale dell’intervista è rivolto in particolare a donne, studiosi e attivisti. L’invito è a non limitarsi a rappresentare il proprio Paese, ma a costruire spazi di partecipazione e di eccellenza, utilizzando la propria visibilità per sostenere anche chi ha meno possibilità di far sentire la propria voce.
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