È giallo sul rientro dell' dell’ambasciatore italiano in Etiopia, Sem Fabrizi, dopo appena dieci mesi dall’inizio del suo mandato ad Addis Abeba Sul caso circolano due versioni diverse, che finora non hanno trovato conferme ufficiali.Quella de il Fatto Quotidiano, secondo il quale Fabrizi sarebbe stato dichiarato persona non grata dalle autorità etiopi e costretto a lasciare il Paese. E l'altra diffusa nel pomeriggio dall'Agenzia Nova, che citando a sua volta fonti ben informate, modifica radicalmente il quadro, sostenendo che il diplomatico non sarebbe stato affatto espulso da Addis Abeba, ma semplicemente richiamato a Roma dalla Farnesina, in totale accordo con l’interessato, per ragioni personali legate alla sua futura nomina a un altro incarico.
Una vicenda, che considerato l'alto livello raggiunto negli ultimi anni dalle relazioni tra i due paesi ha immediatamente suscitato interrogativi anche sul piano politico. Il senatore di Italia Viva Ivan Scalfarotto, che in passato ha ricoperto l’incarico di sottosegretario agli Esteri e ha alle spalle una lunga attività parlamentare sui temi della politica internazionale e della diplomazia, ha annunciato la presentazione di un’interrogazione parlamentare per chiedere al governo chiarimenti sul caso.
Fabrizi era arrivato ad Addis Abeba soltanto nell’autunno del 2025. A gennaio aveva presentato le lettere credenziali al presidente etiope Taye Atske-Selassie, in un incontro nel quale erano stati ribaditi i rapporti di amicizia e collaborazione tra Italia ed Etiopia e l’importanza strategica del partenariato tra i due Paesi. La sua missione si era inserita in una fase di particolare attenzione italiana verso il Corno d’Africa. L’Etiopia rappresenta infatti uno dei Paesi centrali della strategia italiana nella regione e uno degli interlocutori del Piano Mattei per l’Africa. Proprio per questo, se confermata. avrebbe un significato tutt’altro che marginale la notizia della brusca espulsione dell'ambasciatore riportata su Fq da Massimo Alberizzi, secondo il quale sarebbero stati i grandi cambiamenti all'insegna del rigore e della trasparenza impressi dall'ambasciatore all’attività della rappresentanza diplomatica a non risultare graditi agli etiopi.
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