Link to Il ministro: "Decisione spetta a Taranto". Il sindaco Bitetti: "Non può passarci così la palla"Il ministro: "Decisione spetta a Taranto". Il sindaco Bitetti: "Non può passarci così la palla"
Giornata decisiva per il futuro dell’ex Ilva di Taranto. A Roma il ministro delle Imprese Adolfo Urso incontra il presidente della Regione Puglia Emiliano e i rappresentanti di tutte le amministrazioni pugliesi, centrali e locali. Il vertice arriva dopo l’incontro di ieri tra Urso, i sindacati e la ministra del Lavoro Calderone.
L'incontro
I punti centrali sono gli stessi da tempo: tutelare occupazione e produzione (oltre 4mila i lavoratori), salvaguardare il processo di decarbonizzazione, rilanciare l'acciaieria attraverso un intervento deciso dello Stato. I sindacati, da parte loro, sono stati chiari: i 200 milioni di euro già messi a disposizione non possono bastare. E anche il governatore Emiliano si mostra deciso. Arrivando al Ministero delle Imprese ha escluso “categoricamente” che oggi si possa arrivare a un'intesa su uno dei nodi centrali, l’accordo di programma per la nuova autorizzazione ambientale e sanitaria Aia. "Comincia una trattativa sostanzialmente da zero", ha sottolineato Emiliano.
Urso: "Decisione spetta a Taranto"
Il ministro Urso parla invece di tutt'altro. Spera che questo vertice si riveli in grado di assumere il ruolo di una riunione "decisiva", manifestando l'intenzione di andare avanti a oltranza: "Ho liberato la mia agenda per i prossimi due giorni perché abbiamo 48 ore di tempo per decidere". La prima scelta, dice, "spetta a Taranto", chiedendo ai rappresentanti delle istituzioni locali di "esprimersi in modo chiaro, nello spirito di piena e leale collaborazione tra organi dello Stato". Punto sul quale non è del tutto convinto il sindaco di Taranto, Piero Bitetti: "È piuttosto semplice passare la palla così".
L'accordo, come detto, è necessario per il rilascio dell'Autorizzazione integrata ambientale. Il tempo stringe: "La conferenza dei servizi tecnica è stata convocata giovedì per il rilascio dell'Aia e incombe la sentenza del tribunale di Milano che, laddove non ci fosse un'Aia sanitaria e ambientale condivisa dagli attori, inevitabilmente dovrebbe decidere per la chiusura dello stabilimento.Non possiamo fare, come si diceva una volta, che mentre Roma discute Sagunto cade. Le discussioni sono al termine, bisogna ora passare alle decisioni", ha avvertito Urso.
Le cinque domande di Urso
Secondo quanto trapelato, all’avvio della riunione, il ministro ha posto cinque domande. La prima: "Siete d'accordo su un piano di decarbonizzazione in un arco temporale congruo e sostenibile sul piano tecnologico, economico e occupazionale?". La seconda: "Siete d'accordo a realizzare a Taranto il Polo Dri - Direct Reduced Iron - per alimentare i forni elettrici? Noi abbiamo pensato di realizzarlo a Taranto ma ovviamente non è l'unica sede italiana: se siete d'accordo con la nostra ipotesi dovrebbero essere almeno tre”. La terza: “Il polo Dri ha bisogno di molto gas. Siete d'accordo sulla realizzazione della nave rigassificatrice?". Le altre due domande sono: "Siete d'accordo sulla realizzazione di un impianto di desalinizzazione? Possiamo procedere alla continuità produttiva nell'ambito dell'Aia, per salvaguardare posti di lavoro e quote di mercato?".
Sindaco Taranto: "No a nave rigassificatrice, Taranto zona a rischio incidenti"
Per il dissalatore "abbiamo anche fatto una proposta che credo che sia facilmente accoglibile", mentre il rigassificatore nel porto "certamente non si può fare", ha detto il sindaco di Taranto, a margine della riunione. Per quanto riguarda la nave rigassificatrice, "immaginate se quello che è successo a Roma (con l'esplosione di un impianto di carburante), succede a Taranto", riflette il sindaco. "Taranto - spiega - ha due siti con un rischio di incidente rilevante molto importante. Proviamo a immaginare se una nave, che può essere la più sicura del mondo, con la tecnologia più avanzata del mondo, si va a mettere vicino a questi impianti, cosa significherebbe per la città di Taranto avere un effetto domino".
Tra conversione ambientale e problemi agli altoforni
Le condizioni dello stabilimento, poi, preoccupano i sindacati. L'incidente all'Altoforno 1, la mancata ripartenza dell'Afo2, i problemi all'Afo4, eredità della precedente gestione, unitamente all'assenza di un solido piano finanziario inducono le parti sociali a chiedere ancora a gran voce una assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti. Anche perché nei piani del governo si dovrebbe portare la produzione di acciaio a sei tonnellate, obiettivo a oggi irraggiungibile, avvertono sindacati e amministrazioni locali.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati