Ex Ilva, stop all'area a caldo entro 90 giorni: il Governo convoca un vertice d'urgenza

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Corinna Pindaro

La Corte d'Appello di Milano ordina la sospensione dell'area a caldo dell'ex Ilva di Taranto entro 90 giorni. Meloni convoca un vertice a Palazzo Chigi, mentre il Governo conferma nuovi fondi per garantire la continuità produttiva

Ex Ilva, stop all'area a caldo entro 90 giorni: il Governo convoca un vertice d'urgenza

Nuova svolta nella vicenda dell'ex Ilva di Taranto. La Corte d'Appello di Milano ha disposto la sospensione dell'attività produttiva dell'area a caldo dello stabilimento entro 90 giorni, accogliendo il ricorso presentato da un gruppo di cittadini che da anni denuncia le conseguenze ambientali delle emissioni industriali. Secondo i giudici, gli impianti dovranno essere fermati se non saranno eliminate le criticità legate alla presenza di amianto e alle emissioni considerate nocive.

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La decisione ha immediatamente provocato la reazione del Governo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato un vertice straordinario a Palazzo Chigi con i ministri competenti per valutare gli effetti della sentenza sul futuro dello stabilimento e sulla procedura di cessione in corso.

Al termine della riunione, Palazzo Chigi ha confermato la volontà di garantire la continuità operativa dell'azienda attraverso una nuova tranche di finanziamenti pubblici, ritenuta necessaria per assicurare il funzionamento delle attività ancora operative, in particolare dell'area a freddo, mentre prosegue il percorso di vendita del gruppo.

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Il provvedimento giudiziario arriva in una fase particolarmente delicata per il futuro dell'acciaieria. Il Governo stava infatti lavorando alla definizione della cessione degli impianti, ma lo stop imposto all'area a caldo rischia di modificare profondamente il quadro industriale e le condizioni economiche dell'operazione.

Nelle prossime ore è previsto anche un confronto con le organizzazioni sindacali per fare il punto sulla situazione occupazionale e sulle prospettive produttive dello stabilimento. Secondo indiscrezioni, l'Esecutivo punta comunque a mantenere aperto il dialogo con i potenziali investitori per evitare una crisi irreversibile del principale polo siderurgico italiano.

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La sentenza riporta al centro uno dei nodi irrisolti della vicenda ex Ilva: il difficile equilibrio tra tutela della salute, salvaguardia dell'occupazione e continuità industriale.

I giudici hanno ritenuto prevalente l'esigenza di intervenire sulle criticità ambientali, fissando un termine preciso per la sospensione dell'attività dell'area a caldo. Il Governo, pur ribadendo il rispetto delle decisioni della magistratura, è ora chiamato a individuare una soluzione che consenta di limitare le ricadute economiche e sociali sul territorio tarantino e sull'intero comparto siderurgico nazionale.

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L'ex Ilva rappresenta uno degli asset industriali più rilevanti del Paese e la vicenda viene considerata strategica non solo per Taranto ma per l'intera filiera manifatturiera italiana.

Le prossime settimane saranno decisive per capire se sarà possibile conciliare le prescrizioni imposte dalla magistratura con il piano industriale e con la prosecuzione della procedura di cessione, evitando che lo stop all'area a caldo comprometta definitivamente il futuro dello stabilimento.

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