All'alba del 19 agosto 1936, in un angolo di campagna tra Víznar e Alfacar, alle porte di Granada, un plotone di miliziani falangisti arrestò e fucilò il poeta Federico García Lorca. E se i suoi resti non sono stati mai né ritrovati né identificati, a novant’anni di distanza dalla morte la sua voce, messa a tacere con la forza, non si è spenta e la sua opera - dal Romancero gitano alle tragedie rurali come Nozze di sangue, Yerma e La casa di Bernarda Alba - continua a essere letta, recitata, cantata in tutto il mondo.
L'anniversario, caduto lo scorso agosto, è stato l'occasione per una mobilitazione culturale diffusa in tutta la Spagna, e soprattutto a Granada. Attraverso il Patronato Lorca, la Diputación provinciale ha organizzato una cerimonia istituzionale ad Alfacar in onore del poeta e di tutte le vittime della guerra civile spagnola: la giornata si è conclusa con un'offerta floreale al monolito a lui dedicato e con l'esibizione di Alba Molina, accompagnata alla chitarra da Víctor Franco. Accanto all'evento ufficiale si è svolta anche una manifestazione organizzata dall'Associazione Granadina Verità, Giustizia e Riparazione insieme a quasi una ventina di collettivi, sindacati e partiti di sinistra. Il presidente della Diputación, Francis Rodríguez, ha rivendicato l'attualità del poeta con parole che suonano quasi come un manifesto, definendolo un ponte di libertà tra Granada e il mondo, una bandiera e un motivo d'orgoglio per la sua terra. La città ha voluto celebrare la ricorrenza anche su un piano artistico più ampio, con un requiem contemporaneo durato quattro giorni e realizzato con la partecipazione di circa cinquanta artisti e formazioni, per dar vita a un atto collettivo di lutto, memoria e speranza. Il progetto, diretto da Maral Kekejian e Pep Olona, ha preso il nome dal celebre caligramma composto dallo stesso Lorca nel 1934, "Rosa de la muerte", e si è aperto e chiuso con il suono della campana della Torre de la Vela. Ma ciò che continua a mancare, novant'anni dopo, è una risposta definitiva su dove riposino i resti del poeta. Le campagne di scavo condotte negli anni non hanno dato risultati definitivi, e questa assenza pesa ancora oggi sulla memoria collettiva della città che lo vide nascere e morire. E se il corpo di Lorca resta introvabile, di recente è emerso un documento che ha gettato nuova luce sulle ragioni dell'assassinio, confermando ufficialmente ciò che storici e biografi sospettavano da tempo. Si tratta di un fascicolo della polizia franchista, redatto quasi trent'anni dopo i fatti e portato alla luce da Cadena Ser e da eldiario.es. E’ datato Granada, 9 luglio 1965, e risulta compilato dalla terza brigata regionale di investigazione sociale della Jefatura Superior di polizia, con oggetto "Precedenti del poeta Federico García Lorca".
È la prima testimonianza a rivelare, per bocca stessa degli apparati del regime, la versione ufficiale franchista sulla sua morte: le carte indicano che García Lorca fu ucciso insieme a un'altra persona e lo definiscono "socialista e massone", attribuendogli inoltre "pratiche omosessuali" e specificando che fu fucilato a Víznar "dopo aver confessato". Il dettaglio più sorprendente, e meno noto al grande pubblico, riguarda proprio l'appartenenza massonica: secondo il testo, il poeta era "un massone appartenente alla loggia Alhambra, nella quale aveva adottato il nome simbolico di Homero", "considerato socialista per la tendenza delle sue manifestazioni e per il legame che aveva con Fernando de los Ríos, così come per le sue strette relazioni con altri capi dello stesso orientamento politico". Le carte offrono anche dettagli inediti sull'arresto e sulla sepoltura, non sempre coerenti con la versione accreditata dagli storici: García Lorca sarebbe stato arrestato nella casa dei fratelli Rosales, amici presso cui si era rifugiato dopo due perquisizioni nella propria abitazione granadina. Quanto al luogo di sepoltura, gli inquirenti del 1965 non offrono coordinate precise, limitandosi a indicare una località "a due chilometri da Fuente Grande" e aggiungendo quattro parole inquietanti: "a flor de tierra", cioè in superficie. Gli storici hanno accolto la scoperta con un misto di entusiasmo e cautela. Da un lato si tratta di una svolta storiografica importante, perché per la prima volta il regime ammetteva, seppur decenni dopo, la propria responsabilità diretta nell’uccisione. Dall'altro, gli esperti hanno sottolineato i limiti della fonte, riconoscendone la rilevanza ma avvertendo delle numerose imprecisioni che presenta. Anche l'ispanista irlandese Ian Gibson, tra i massimi biografi del poeta, ne ha riconosciuto l'importanza, pur notando che buona parte del contenuto era già stata raccolta dal giornalista falangista Eduardo Molina Fajardo in Los últimos días de García Lorca, pubblicato negli anni Ottanta. Persino in famiglia la reazione è stata articolata. Laura García Lorca, nipote del poeta e presidente della Fondazione a lui dedicata, ha confermato la lettura del delitto come atto politico, motivato dall'essere "socialista" e amico di Fernando de los Ríos, oltre che "omosessuale", ma ha dichiarato di non sapere se corrisponda al vero, come sostiene l'informativa, che fosse davvero massone.
SCHEDA
Federico García Lorca nasce il 5 giugno 1898 a Fuente Vaqueros, un paese della Vega granadina, in una famiglia agiata: il padre è un ricco proprietario terriero, la madre un'insegnante colta e sensibile alla musica, che trasmette al figlio l'amore per il pianoforte e per l'arte in generale. L'infanzia trascorre tra la campagna andalusa - con le sue tradizioni popolari, i canti, le leggende dei contadini e dei gitani - e Granada, dove la famiglia si trasferisce quando Federico è ancora bambino.
Studia Filosofia e Lettere e Giurisprudenza all'Università di Granada, ma la sua vera vocazione è artistica: coltiva insieme la musica, il disegno e la scrittura. Nel 1919 si trasferisce a Madrid, dove entra nella prestigiosa Residencia de Estudiantes. È qui che stringe legami fondamentali per la sua formazione, incontrando artisti come Salvador Dalí, con cui avrà un rapporto intenso e complesso, e il futuro cineasta Luis Buñuel. Insieme a loro e ad altri giovani intellettuali - tra cui Rafael Alberti - formerà quella che la storia della letteratura chiamerà la "Generazione del '27", un gruppo di poeti che rinnova la lirica spagnola fondendo tradizione popolare e avanguardia europea.
Le opere poetiche
La produzione poetica di Lorca affonda le radici nella tradizione popolare andalusa, che il poeta trasfigura con un linguaggio simbolico originalissimo, dove immagini, colori e presagi di morte si intrecciano continuamente.
• Libro de poemas (1921): la sua prima raccolta, ancora acerba ma già ricca di temi che ritroveremo in seguito.
• Poema del cante jondo (composto nel 1921, pubblicato nel 1931): un omaggio al flamenco più antico e viscerale.
• Romancero gitano (1928): l'opera che lo consacra come poeta a livello nazionale e internazionale. È una raccolta di "romances" (una forma metrica tradizionale spagnola) dedicati al mondo dei gitani andalusi, letti non come folclore pittoresco ma come simbolo di una libertà istintiva e tragica, perseguitata dalla società e dal destino. Ne fanno parte componimenti diventati celebri come Romance de la luna, luna e La casada infiel (La sposa infedele).
• Poeta en Nueva York (scritto nel 1929-30, pubblicato postumo nel 1940): nasce dal soggiorno newyorkese del poeta alla Columbia University. È un'opera più cupa e sperimentale, quasi surrealista, che riflette lo shock del contatto con la metropoli capitalista, la solitudine, la disumanizzazione, ma anche la scoperta del jazz e della cultura afroamericana.
• Llanto por Ignacio Sánchez Mejías (1935): un lungo poema elegiaco dedicato a un torero amico del poeta, morto nell'arena. È considerato uno dei più alti esempi di poesia funebre della letteratura spagnola del Novecento.
• Divano del Tamarit e Sonetos del amor oscuro (composti negli ultimi anni, pubblicati postumi): quest'ultima raccolta, in particolare, esprime con toni accorati e sensuali un amore omosessuale vissuto in segreto, tema che la censura franchista tenne a lungo nell'ombra.
Il teatro
Parallelamente alla poesia, Lorca sviluppa una intensa attività teatrale, spesso girando la Spagna con la compagnia universitaria "La Barraca", che porta il teatro classico e contemporaneo anche nei paesi più poveri.
Le sue opere più importanti sono le cosiddette "tragedie rurali", ambientate nella Spagna profonda e contadina, dominate da temi come il desiderio, la repressione sessuale, l'onore, la sterilità e la morte:
• Bodas de sangre (Nozze di sangue, 1932): la storia di una sposa che fugge il giorno del matrimonio con un antico amante, scatenando una tragedia di gelosia e vendetta.
• Yerma (1934): il drammatico ritratto di una donna ossessionata dal desiderio di maternità negato.
• La casa de Bernarda Alba (La casa di Bernarda Alba, scritta nel 1936, pubblicata postuma nel 1945): forse il suo capolavoro teatrale, ambientato in una casa dove una madre autoritaria impone alle figlie un lutto di otto anni, soffocando ogni loro desiderio di vita e di libertà.
Ha scritto anche opere più sperimentali e surreali, come El público e Así que pasen cinco años, rimaste a lungo poco conosciute perché più oscure e audaci, anche dal punto di vista della sessualità, rispetto al teatro "popolare" che gli aveva dato fama.
Allo scoppio della guerra civile, nel luglio 1936, Lorca si trova a Granada, sua città, ormai caduta rapidamente in mano ai franchisti. Viene arrestato il 16 agosto e fucilato all'alba del 19 agosto 1936 in un luogo imprecisato tra Víznar e Alfacar.
L'eredità
Vietato e rimosso dalla cultura ufficiale durante il franchismo, Lorca torna a essere pienamente celebrato in Spagna solo dopo la morte del caudillo nel 1975. Oggi è considerato il più importante poeta e drammaturgo spagnolo del Novecento, tradotto e messo in scena in tutto il mondo: la sua opera continua a essere fonte d'ispirazione per musicisti, cineasti e artisti (basti pensare al legame dichiarato da Leonard Cohen con la sua poesia), mentre il mistero mai risolto della sua morte e della sua sepoltura resta una delle ferite ancora aperte della memoria della guerra civile spagnola.
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