Vent'anni fa moriva Oriana Fallaci, giornalista, reporter di guerra e scrittrice di successo

di

Aisha Harrison

La sua eredità non è una risposta definitiva, ma un confronto ancora aperto sul potere delle parole, sull’indipendenza del giornalista e sul diritto di raccontare la storia senza paura di disturbare

Vent'anni fa moriva Oriana Fallaci, giornalista, reporter di guerra e scrittrice di successo

Il 15 settembre 2006 moriva Oriana Fallaci, una delle giornaliste e scrittrici più influenti e controverse del Novecento italiano. Aveva 77 anni. Nata a Firenze nel 1929, iniziò a scrivere giovanissima e si affermò con i reportage di guerra realizzati in Vietnam, Medio Oriente e America Latina. Il suo stile diretto e personale la portò a raccontare i conflitti dal cuore degli eventi, senza risparmiare critiche a politici, militari e governi.Celebri  le sue interviste ai grandi protagonisti della politica internazionale, da Henry Kissinger a Yasser Arafat, da Indira Gandhi a Muammar Gheddafi. Fallaci non si limitava a porre domande: incalzava gli interlocutori e trasformava ogni conversazione in un confronto serrato.

Accanto al lavoro giornalistico, Fallaci sviluppò una significativa attività letteraria. on “Niente e così sia” raccontò la guerra del Vietnam attraverso un’esperienza personale e drammatica. In “Se il sole muore” e “Quel giorno sulla Luna” si confrontò invece con l’America, la tecnologia e la conquista dello spazio. Il successo più grande arrivò con “Lettera a un bambino mai nato”, pubblicato nel 1975. Il libro affrontava la maternità, la libertà, il dolore e il significato della scelta individuale. La voce della protagonista diventava il punto di partenza per una riflessione più ampia sulla condizione femminile e sull’esistenza.

Nel 1979 uscì “Un uomo”, dedicato ad Alexandros  Panagulis, il combattente greco contro la dittatura dei colonnelli e compagno della scrittrice. Il libro univa amore, politica e memoria personale, mostrando quanto la vita di Fallaci fosse legata alle storie degli uomini e delle donne che aveva incontrato. Per diversi anni Fallaci si allontanò dalla scena pubblica. Si trasferì a vivere a New York e lavorò a un progetto letterario dedicato alla sua famiglia, senza riuscire a portarlo a termine.

Gli attentati dell’11 settembre 2001 cambiarono tutto. Dopo un lungo silenzio, tornò a intervenire nel dibattito pubblico con tprese di posizioni molto dure contro il terrorismo islamista, il fondamentalismo religioso e quella che considerava la perdita di identità dell’Occidente.

“La rabbia e l’orgoglio” divenne rapidamente un caso editoriale e politico. Il libro fu letto da molti come una denuncia della debolezza europea e come una difesa della civiltà occidentale. Altri lo accusarono di alimentare paura, generalizzazioni e ostilità verso il mondo musulmano.Le polemiche furono fortissime, ma Fallaci non cercò di attenuarle. Anche nell’ultima fase della sua vita mantenne lo stesso atteggiamento mostrato nelle interviste: parlare senza preoccuparsi di compiacere il pubblico o di evitare lo scontro.

Ricordare Oriana Fallaci significa confrontarsi con una figura complessa. Non è facile separare la reporter coraggiosa, la scrittrice di successo e l’autrice delle opere più polemiche degli ultimi anni. La sua carriera contiene momenti molto diversi, a volte difficili da conciliare.

C’è la giornalista che attraversa le guerre e racconta il dolore dei civili. C’è l’intervistatrice che sfida i leader internazionali. C’è la scrittrice capace di trasformare esperienze personali in libri letti in tutto il mondo. E c’è la donna che, dopo l’11 settembre, sceglie una posizione netta, consapevole di poter dividere e provocare. Il tratto comune è la ricerca di una voce autonoma. Fallaci non voleva essere una cronista invisibile. Considerava il giornalismo anche una forma di responsabilità personale: raccontare significava prendere posizione, porre domande e accettare le conseguenze delle proprie parole.

A vent’anni dalla sua morte, il suo stile appartiene a una stagione del giornalismo ormai cambiata. Sono cambiate le redazioni, i tempi della notizia e il modo di costruire il rapporto con i lettori. Ma il tema delle domande scomode resta attuale. Oriana Fallaci continua a essere letta, contestata e discussa proprio perché non ha mai cercato di essere rassicurante. La sua eredità non è una risposta definitiva, ma un confronto ancora aperto sul potere delle parole, sull’indipendenza del giornalista e sul diritto di raccontare la storia senza paura di disturbare.

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