Gli Houthi conquistano posizioni strategiche sullo stretto di Bab el-Mandeb e aumentano la pressione sulle rotte del Mar Rosso. Trump rivela: «Ci hanno chiamato, non vogliono che li attacchiamo». Riad chiede l’intervento Usa, ma Washington per ora frena

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Corinna Pindaro

Gli Houthi conquistano posizioni strategiche sullo stretto di Bab el-Mandeb e aumentano la pressione sulle rotte del Mar Rosso. Trump rivela: «Ci hanno chiamato, non vogliono che li attacchiamo». Riad chiede l’intervento Usa, ma Washington per ora frena

Gli Houthi conquistano posizioni strategiche sullo stretto di Bab el-Mandeb e aumentano la pressione sulle rotte del Mar Rosso. Trump rivela: «Ci hanno chiamato, non vogliono che li attacchiamo». Riad chiede l’intervento Usa, ma Washington per ora frena

Un altro dei grandi passaggi strategici del commercio mondiale finisce al centro della guerra in Medio Oriente. Dopo un'offensiva rapidissima lungo la costa occidentale dello Yemen, gli Houthi sostenuti dall'Iran hanno conquistato posizioni decisive attorno allo stretto di Bab el-Mandeb, la porta meridionale del Mar Rosso e uno dei punti più delicati delle rotte commerciali tra Asia ed Europa.

La svolta è arrivata con la conquista di Mokha, importante città portuale yemenita, seguita dall'avanzata verso le isole che dominano lo stretto. Venerdì le forze Houthi hanno raggiunto anche Perim, conosciuta in arabo come Mayyun, situata proprio nel Bab el-Mandeb.

Il risultato è un cambiamento degli equilibri regionali che preoccupa soprattutto l'Arabia Saudita e gli Stati Uniti.

Da una parte l'Iran esercita già una pressione enorme sullo Stretto di Hormuz. Dall'altra, gli alleati Houthi hanno ora acquisito un potere molto maggiore sull'accesso meridionale al Mar Rosso.

E Donald Trump, almeno per il momento, non sembra intenzionato ad aprire un nuovo fronte militare.

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A rivelarlo è stato direttamente il presidente americano.

Parlando sabato durante la sua visita in Irlanda, Trump ha spiegato che gli Houthi hanno avuto contatti con la sua amministrazione e hanno chiesto agli Stati Uniti di non intervenire militarmente contro di loro.

«Abbiamo avuto delle discussioni. Gli Houthi ci hanno chiamato», ha riferito Trump, aggiungendo che non vogliono che Washington li attacchi.

Una dichiarazione significativa perché arriva mentre l'Arabia Saudita sta invece cercando di convincere Washington ad assumere una posizione molto più dura.

Secondo Axios, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman avrebbe telefonato due volte a Trump giovedì, chiedendo agli Stati Uniti di colpire gli Houthi mentre avanzavano verso lo stretto. Il presidente americano avrebbe però respinto la richiesta.

Per ora, dunque, Washington sceglie di non intervenire direttamente.

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Trump ha fornito anche un'altra indicazione importante sul futuro della navigazione.

Secondo il presidente americano, gli Houthi avrebbero assicurato di non voler interrompere indiscriminatamente il traffico commerciale.

   

La posizione coincide almeno in parte con quella pubblicamente sostenuta dagli stessi Houthi.

Il loro portavoce Mohammed Abdulsalam aveva assicurato già nei giorni scorsi che la navigazione internazionale nel Mar Rosso e nel Bab el-Mandeb sarebbe rimasta «sicura e regolare», sostenendo che le operazioni militari del gruppo sarebbero state circoscritte a obiettivi specifici.

Dopo le ultime conquiste, le forze Houthi hanno ribadito che la navigazione rimarrebbe sicura per le compagnie internazionali, con l'eccezione delle navi saudite.

Le rassicurazioni, tuttavia, non eliminano il rischio geopolitico.

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Il Bab el-Mandeb è uno dei passaggi marittimi più strategici del pianeta.

Separa lo Yemen dal Corno d'Africa e collega il Golfo di Aden al Mar Rosso. Le navi che attraversano lo stretto possono poi risalire verso il Canale di Suez e raggiungere il Mediterraneo.

Attraverso questa rotta transita circa il 12% del commercio mondiale.

Una sua interruzione costringerebbe molte navi dirette tra Asia ed Europa a circumnavigare l'Africa passando dal Capo di Buona Speranza, aumentando tempi di percorrenza, consumo di carburante, costi assicurativi e prezzi del trasporto.

Gli effetti si erano già visti dopo l'inizio degli attacchi Houthi alle navi nel Mar Rosso alla fine del 2023.

Secondo Lloyd's List Intelligence, il traffico attraverso il Bab el-Mandeb era arrivato a diminuire di circa il 60%.

Ora il problema è ancora più delicato perché gli Houthi non dispongono soltanto di missili e droni con cui minacciare il traffico: hanno conquistato nuove posizioni territoriali direttamente attorno allo stretto.

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È soprattutto Perim/Mayyun ad avere un'importanza strategica eccezionale.

L'isola si trova nel mezzo dello stretto e divide il Bab el-Mandeb in due canali.

Raggiungerla significa quindi acquisire una posizione privilegiata per osservare e potenzialmente condizionare il traffico marittimo che entra ed esce dal Mar Rosso.

Reuters sottolinea che la rapida avanzata Houthi ha messo il movimento filo-iraniano nella posizione di poter esercitare un controllo molto maggiore su una delle principali vie d'acqua del Medio Oriente.

È questo il punto che preoccupa Washington e Riad.

Il controllo territoriale non equivale automaticamente a una chiusura dello stretto. Al momento gli Houthi sostengono anzi di voler garantire il passaggio alla maggior parte delle navi.

Ma possedere la capacità di minacciare o selezionare il traffico rappresenta già di per sé una formidabile leva politica e militare.

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La situazione è particolarmente difficile per l'Arabia Saudita.

Riad si trova infatti davanti a una pressione contemporanea sui due lati della penisola arabica.

A est c'è lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale passa una parte enorme delle esportazioni energetiche del Golfo e sul quale l'Iran esercita una forte pressione dall'inizio della guerra.

A ovest c'è adesso il Bab el-Mandeb, dove l'avanzata degli Houthi mette in pericolo la rotta del Mar Rosso.

Il quadro si è ulteriormente aggravato dopo l'attacco con droni contro il fondamentale oleodotto East-West saudita, che consente di trasportare il greggio dai giacimenti orientali fino al porto di Yanbu sul Mar Rosso evitando proprio Hormuz.

Riad ha temporaneamente chiuso l'infrastruttura dopo l'attacco.

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Trump è intervenuto sabato anche su questo episodio.

Il presidente americano ha dichiarato che l'Iran è «probabilmente» responsabile dell'attacco contro l'oleodotto saudita, pur senza presentare pubblicamente prove definitive dell'ordine diretto di Teheran.

Le autorità irachene hanno confermato che l'attacco è partito dal territorio dell'Iraq e hanno aperto un'indagine. Le accuse si concentrano su milizie sostenute dall'Iran, che hanno però negato il proprio coinvolgimento.

La situazione mostra quanto i diversi fronti della guerra siano ormai collegati.

Iran, milizie irachene, Houthi, Arabia Saudita e Stati Uniti si muovono all'interno di una crisi nella quale infrastrutture energetiche e rotte commerciali sono diventate strumenti di pressione strategica.

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L'Arabia Saudita vorrebbe una reazione americana molto più netta.

Secondo due funzionari statunitensi citati da Axios, Mohammed bin Salman avrebbe contattato Trump due volte in una sola giornata per chiedere attacchi americani contro gli Houthi.

Trump avrebbe detto no.

Washington starebbe continuando a fornire sostegno di intelligence e informazioni utili all'individuazione degli obiettivi, ma senza lanciare per il momento una nuova campagna diretta contro il gruppo yemenita.

La cautela americana ha una spiegazione evidente: gli Stati Uniti sono già impegnati nella lunga guerra contro l'Iran e Trump deve fare i conti anche con la crescente impopolarità interna del conflitto.

Aprire contemporaneamente un nuovo fronte contro gli Houthi rischierebbe di allargare ulteriormente una guerra già estesa a gran parte della regione.

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Per l'Iran, invece, l'avanzata degli alleati yemeniti rappresenta un importante vantaggio strategico.

Teheran può esercitare pressione sulle rotte energetiche del Golfo attraverso Hormuz, mentre gli Houthi hanno acquisito una posizione sempre più forte sulla porta meridionale del Mar Rosso.

Reuters osserva che la nuova offensiva pone Trump davanti a un problema strategico proprio mentre la guerra con l'Iran entra nel suo settimo mese.

Il rischio non è soltanto militare.

Una riduzione dei flussi attraverso queste rotte può spingere verso l'alto petrolio, gas, assicurazioni marittime e costi di trasporto, trasferendo progressivamente gli effetti della guerra sull'economia mondiale.

Il greggio è già tornato sopra i 100 dollari al barile, mentre i mercati seguono con crescente preoccupazione l'evoluzione della situazione nel Mar Rosso.

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La posizione del presidente americano è quindi più prudente di quanto Riad vorrebbe.

Trump accusa l'Iran di essere probabilmente dietro l'attacco all'oleodotto saudita e mantiene aperta la possibilità di una risposta, ma contemporaneamente rivela l'esistenza di un canale di comunicazione con gli Houthi.

Il messaggio arrivato dal gruppo yemenita sarebbe chiaro: non vogliamo combattere direttamente contro gli Stati Uniti.

E Trump, almeno per ora, sembra intenzionato a verificare se questa promessa possa essere utilizzata per evitare un'ulteriore escalation.

È un equilibrio estremamente fragile.

Gli Houthi assicurano che il commercio internazionale continuerà a passare. Washington evita di attaccarli. L'Arabia Saudita chiede invece un intervento americano e vede aumentare la pressione sulle proprie infrastrutture e sulle rotte utilizzate per esportare petrolio.

La vera domanda, a questo punto, non è soltanto chi controlli territorialmente il Bab el-Mandeb, ma chi possa decidere quali navi attraversarlo.

Ed è proprio questa capacità che trasforma l'avanzata Houthi da episodio della guerra civile yemenita in un problema per l'intera economia mondiale.

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