La Svezia si prepara a vivere una delle giornate elettorali più decisive e cariche di tensione degli ultimi decenni. Domenica 13 settembre, circa 8 milioni di cittadini sono chiamati alle urne per rinnovare il Riksdag (il parlamento monocamerale) e i governi regionali e locali. Quella che fino a poche settimane fa sembrava una corsa in discesa per il centro-sinistra si è trasformata in un testa a testa serrato, con la coalizione di centro-destra guidata dal premier uscente Ulf Kristersson in forte recupero.
La vera e principale novità di questa tornata è il probabile, storico ingresso nell'esecutivo dei Democratici Svedesi di Jimmie Åkesson. Nato negli anni Ottanta in ambienti vicini all'estrema destra e al suprematismo bianco, il partito ha visto una forte legittimazione negli ultimi anni, imponendosi come la forza trainante dietro le rigide politiche governative in materia di sicurezza e asilo. Nonostante le polemiche – acuite di recente da un'inchiesta su presunti rapporti tra una funzionaria del partito e ambienti statali russi – il premier Kristersson ha confermato l'alleanza, forte di un consenso che i sondaggi attestano intorno al 19,3%.
Sul versante opposto, l'ex prima ministra Magdalena Andersson guida i socialdemocratici, che restano il primo partito nei sondaggi (al 26,6%), seppur in calo. Per formare un governo, Andersson dovrà tessere una complessa tela di alleanze con Verdi, Sinistra e Centro, coalizione che presenta non poche divisioni interne su temi chiave come la tassazione dei grandi patrimoni e l'energia nucleare.
Indipendentemente dall'esito di domenica, il dibattito politico svedese si è irrimediabilmente spostato a destra. La legislatura uscente ha smantellato la storica tradizione di accoglienza del Paese scandinavo, azzerando la residenza permanente per i rifugiati e introducendo sussidi economici per il rimpatrio volontario. Anche i socialdemocratici, complice l'aumento della criminalità urbana e delle sparatorie degli scorsi anni, hanno adottato una linea molto più rigida sul fronte migratorio, avvicinandosi ai modelli scandinavi più intransigenti.L'esito del voto del 13 settembre deciderà non solo chi guiderà il Paese nei prossimi quattro anni, ma segnerà un punto di svolta definitivo nell'architettura politica della Svezia.
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