Gli Usa rimuovono le sanzioni al PFDJ: perché Washington lo aveva colpito e cosa cambia ora

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Emilia Morelli

Gli Stati Uniti rimuovono il PFDJ dalla lista delle sanzioni OFAC. Le misure erano state introdotte nel 2021 durante la guerra del Tigray per fare pressione sugli attori del conflitto. Perché Washington le cancella ora e quali erano gli obiettivi

Gli Usa rimuovono le sanzioni al PFDJ: perché Washington lo aveva colpito e cosa cambia ora

Dopo quasi cinque anni, il People's Front for Democracy and Justice (PFDJ) esce dalla lista nera del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti.

L'Office of Foreign Assets Control (OFAC) ha cancellato il partito guidato dal presidente Isaias Afwerki dalla lista degli Specially Designated Nationals and Blocked Persons, ponendo fine alle restrizioni introdotte nel 2021 nel pieno della guerra del Tigray.

La decisione del 18 settembre 2026 non riguarda soltanto il PFDJ. Dallo stesso regime sanzionatorio escono anche le Eritrean Defense Forces, la holding Hidri Trust, la Red Sea Trading Corporation e alcuni funzionari che Washington aveva collegato alla struttura politica ed economica del partito.

La motivazione ufficiale è precisa: è terminata l'emergenza nazionale dichiarata dagli Stati Uniti nel settembre 2021 per affrontare la crisi in Etiopia. Venendo meno quella cornice giuridica, l'OFAC ha cancellato le designazioni che erano state adottate sulla base dell'Executive Order 14046.

Ma per capire il significato della decisione bisogna tornare all'origine delle sanzioni e alla strategia con cui Washington tentò di intervenire su uno dei conflitti più sanguinosi degli ultimi anni nel Corno d'Africa.

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Il PFDJ non è un partito come quelli che operano nei sistemi politici multipartitici.

È l'organizzazione politica guidata da Isaias Afwerki, presidente dall'indipendenza del Paese, e costituisce il centro del sistema di potere nazionale.

Nasce formalmente nel 1994 dalla trasformazione dell'Eritrean People's Liberation Front, il movimento che aveva combattuto per decenni contro l'Etiopia fino all'indipendenza.

Quando il Tesoro americano impose le sanzioni nel novembre 2021, descrisse il PFDJ come l'unico partito politico legale e mise soprattutto in evidenza il rapporto tra la leadership politica, le forze armate e le strutture economiche controllate dal partito.

È proprio questa sovrapposizione tra potere politico, militare ed economico a spiegare perché Washington decise di inserire il PFDJ nella propria strategia sanzionatoria.

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Il punto di partenza è il novembre 2020, quando esplode la guerra nel Tigray.

Il conflitto contrappone il governo federale etiope e le forze alleate al Tigray People's Liberation Front (TPLF). Nella guerra intervengono anche le forze eritree.

Con il passare dei mesi la crisi assume dimensioni enormi. Alle operazioni militari si accompagna un'emergenza umanitaria, mentre organizzazioni internazionali e governi occidentali denunciano violenze contro la popolazione civile e difficoltà nell'accesso agli aiuti.

Il 17 settembre 2021, l'allora presidente americano Joe Biden firma l'Executive Order 14046.

Washington dichiara che la situazione nel nord dell'Etiopia costituisce una minaccia straordinaria alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati Uniti e crea uno strumento che consente al Tesoro di colpire economicamente persone ed entità coinvolte nella crisi.

Non si trattava quindi di un programma sanzionatorio costruito genericamente contro un singolo Paese, ma di uno strumento pensato specificamente per modificare il comportamento degli attori coinvolti nel conflitto.

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Due mesi dopo, il 12 novembre 2021, l'OFAC utilizza quei poteri e inserisce il PFDJ nella lista SDN insieme alle Eritrean Defense Forces e ad alcune strutture economiche collegate.

Nel motivare la decisione, il Tesoro americano attribuiva alle forze eritree impegnate nel nord dell'Etiopia il coinvolgimento in gravi violazioni, tra cui uccisioni di civili, saccheggi e violenze sessuali, oltre all'ostacolo alle operazioni umanitarie.

Washington sosteneva inoltre che fossero state bloccate vie utilizzate per distribuire gli aiuti e denunciava intimidazioni nei confronti del personale sanitario.

Le autorità eritree hanno contestato diverse delle accuse formulate nei loro confronti. Le designazioni OFAC rappresentavano un provvedimento amministrativo del governo statunitense e non una sentenza di un tribunale.

La questione centrale, tuttavia, era un'altra: perché colpire direttamente il PFDJ se le accuse riguardavano soprattutto le operazioni militari?

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La risposta si trova proprio nel documento del Tesoro del 2021.

Secondo Washington, Afwerki esercitava direttamente il comando sulle forze armate e impartiva ordini ai vertici militari. L'amministrazione americana considerava quindi insufficiente esercitare pressione soltanto sulle unità impegnate sul terreno.

L'OFAC sosteneva che il PFDJ, attraverso i propri membri e la propria struttura, avesse contribuito alla crisi o ostacolato gli sforzi per arrivare a un cessate il fuoco e a un processo di pace.

Colpire il partito significava, in questa impostazione, spostare la pressione dal campo di battaglia al centro politico ed economico del sistema.

Ed è qui che le sanzioni diventano uno strumento di politica estera più ampio del semplice congelamento di alcuni beni.

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Washington non colpì infatti soltanto il PFDJ.

Nello stesso pacchetto entrarono Hidri Trust e Red Sea Trading Corporation.

Il Tesoro descriveva Hidri Trust come la holding delle attività imprenditoriali del partito, mentre attribuiva alla Red Sea Trading Corporation un ruolo nella gestione di proprietà e interessi finanziari riconducibili al PFDJ.

Fu sanzionato anche Hagos Ghebrehiwet W Kidan, indicato dagli Stati Uniti come consigliere economico del partito e amministratore delegato della Red Sea Trading Corporation.

La logica era evidente: se il potere politico disponeva di una propria rete economica, le sanzioni dovevano raggiungere anche le strutture attraverso le quali quel sistema poteva finanziarsi e operare.

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Le misure non furono presentate da Washington come una punizione fine a se stessa.

Il Tesoro dichiarò esplicitamente che le sanzioni non erano rivolte alle popolazioni dell'Etiopia e dell'Eritrea.

Gli obiettivi erano politici e diplomatici: fermare l'escalation, favorire una cessazione negoziata delle ostilità, consentire l'accesso degli aiuti umanitari e portare le parti verso una soluzione negoziale.

La pressione riguardava inoltre tutti i principali protagonisti della crisi.

Nel novembre 2021 Washington avvertì che avrebbe potuto adottare ulteriori misure anche contro il governo etiope e il TPLF se non fossero arrivati progressi verso la cessazione delle ostilità.

La funzione delle sanzioni era dunque essenzialmente coercitiva: utilizzare l'enorme peso del sistema finanziario americano per aumentare il costo economico e internazionale della prosecuzione del conflitto.

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Essere inseriti nella SDN List comportava conseguenze concrete.

I beni e gli interessi patrimoniali riconducibili ai soggetti designati che si trovavano negli Stati Uniti o sotto il controllo di soggetti americani venivano bloccati.

Cittadini e imprese statunitensi non potevano normalmente effettuare transazioni con i soggetti sanzionati, salvo specifiche autorizzazioni.

Ma l'effetto dell'inserimento in una lista OFAC può andare oltre il territorio americano.

Banche e operatori internazionali tendono infatti a considerare con estrema cautela i rapporti con soggetti designati dagli Stati Uniti, anche per evitare di esporsi a rischi normativi e finanziari.

Nel caso del PFDJ, Washington cercava quindi di isolare contemporaneamente la struttura politica e il sistema economico associato al partito.

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C'era però un limite che l'amministrazione Biden dichiarava di non voler superare.

Le sanzioni non dovevano impedire l'assistenza umanitaria.

Per questo l'OFAC predispose licenze e deroghe destinate a consentire determinate attività delle organizzazioni internazionali e delle Ong e operazioni relative ad alimenti, prodotti agricoli, medicinali e dispositivi medici.

Era un elemento essenziale dell'architettura del programma: fare pressione sui vertici politici e militari senza trasformare le sanzioni in un blocco degli aiuti destinati alla popolazione.

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La situazione comincia a cambiare nel novembre 2022.

Il governo federale etiope e il TPLF firmano a Pretoria un accordo per la cessazione delle ostilità che pone fine alla fase principale della guerra.

L'accordo non risolve automaticamente tutte le tensioni nel Corno d'Africa e non cancella le conseguenze umanitarie del conflitto. Ma viene meno progressivamente il contesto straordinario nel quale gli Stati Uniti avevano costruito il regime sanzionatorio.

Quattro anni dopo l'intesa di Pretoria, Washington decide di non mantenere ulteriormente l'emergenza nazionale istituita da Biden.

Ed è questo passaggio a portarci al 18 settembre 2026.

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Sul punto occorre distinguere tra motivazione giuridica e significato politico.

L'OFAC non afferma che le accuse formulate nel 2021 siano state cancellate, né presenta la rimozione del PFDJ come una riabilitazione politica.

Comunica invece che l'emergenza nazionale dichiarata attraverso l'Executive Order 14046 è terminata.

Venendo meno quel provvedimento, l'OFAC ha rimosso dalla lista SDN i soggetti che erano stati designati sulla base di esso e ha ritirato anche la documentazione relativa allo specifico programma sanzionatorio.

È una differenza sostanziale.

La fine delle sanzioni non modifica retroattivamente le ragioni che Washington aveva indicato nel 2021. Segna piuttosto la chiusura dello strumento straordinario costruito durante la guerra del Tigray.

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Esiste però anche un secondo livello.

La rimozione avviene mentre Washington sta rivedendo i propri rapporti nel Corno d'Africa e mentre il Mar Rosso è tornato al centro della sicurezza internazionale.

Reuters aveva già riferito nel maggio 2026, sulla base di un documento interno dell'amministrazione statunitense, che Washington stava valutando la cancellazione delle sanzioni e un miglioramento delle relazioni con Asmara. Gli analisti interpellati dall'agenzia collegavano questo riavvicinamento anche alla crescente importanza strategica della regione del Mar Rosso.

Questo elemento fornisce un contesto politico alla decisione, ma non va confuso con la motivazione ufficiale dell'OFAC.

Il Tesoro non afferma che le sanzioni al PFDJ siano state eliminate “per il Mar Rosso”.

La causa formale resta la scadenza dell'emergenza istituita nel 2021. Il possibile riavvicinamento diplomatico appartiene invece al più ampio riposizionamento americano nella regione.

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La storia delle sanzioni al PFDJ racconta così molto più di una modifica burocratica della lista OFAC.

Nel 2021 gli Stati Uniti si trovano davanti a una guerra che sta provocando una gravissima crisi umanitaria. Biden crea un regime straordinario di sanzioni e il Tesoro lo utilizza per colpire alcuni degli attori che Washington considera responsabili della prosecuzione del conflitto.

Il PFDJ entra nel mirino perché gli Stati Uniti ritengono che potere politico, comando militare e rete economica siano strettamente collegati.

Le sanzioni devono servire a fare pressione su quel sistema, favorire il cessate il fuoco, garantire l'accesso umanitario e spingere verso il negoziato.

Cinque anni dopo, lo scenario è cambiato.

L'emergenza nazionale americana viene lasciata scadere e con essa cade la base giuridica delle designazioni adottate attraverso l'Executive Order 14046.

Il PFDJ esce quindi dalla lista OFAC, insieme alle altre entità colpite nell'ambito dello stesso programma.

Non significa cancellare ciò che accadde durante la guerra del Tigray. Significa che Washington considera conclusa la fase nella quale quello specifico strumento straordinario rappresentava una componente della propria strategia.

E mentre si chiude il capitolo aperto nel 2021, se ne apre inevitabilmente un altro: quello dei nuovi rapporti americani nel Corno d'Africa, in un momento in cui il controllo delle rotte e gli equilibri del Mar Rosso hanno assunto un'importanza geopolitica ancora maggiore.

 

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