E non chiamateli mostri, anche se è mostruoso quello che fanno. Non sono chissà dove e chissà chi, non sono marziani, non rappresentano un’eccezione patologica. “I mostri non esistono”, ci ricorda la giornalista Michela Giachetta nel suo libro pubblicato da Fandango alla vigilia del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Gli uomini violenti sono ancora tanti, troppi, sono ovunque, a volte sono quelli che non ti aspetti, sono amici, parenti, vicini di casa, e chi l’avrebbe immaginato. L’emergenza è continua, il numero delle donne uccise non accenna a diminuire (99 nel 2024). E aumentano le richieste di aiuto: il numero anti violenza e stalking della presidenza del Consiglio-Dipartimento Pari Opportunità, dal 1 gennaio al 30 settembre 2024, ha raccolto circa 48mila Sos, tra telefonate, app e chat, il 57% in più rispetto ai primi 9 mesi del 2023.
Si può fermare questa violenza? E come? Fermando gli uomini violenti. Michela Giachetta li ha incontrati nei Cuav, ovvero i Centri per gli uomini autori di violenza, e nel suo libro li racconta. «Mi sono messa in gioco, portando con me, assieme ad un vecchio registratore, le mie esperienze, per provare a capire, dove possibile, le radici della violenza».
Questi centri sempre più diffusi in Italia accolgono uomini che su consiglio di un avvocato, o inviati dall'autorità giudiziaria, seguono un percorso di circa un anno per comprendere a fondo quello che hanno commesso. L’obiettivo da un lato è quello di interrompere la violenza, per tutelare le vittime, e dall’altro far sì che gli uomini acquistino consapevolezza e si assumano le loro responsabilità.
Sono centri in cui gli uomini malati, o tossicodipendenti non entrano, si accolgono solo i “normali” violenti perché «chi picchia la compagna, chi l'aggredisce, chi le punta un coltello alla gola per minacciarla non è un uomo necessariamente malato».
E poi, alla fine del percorso? «In molti casi mancano dati generali sul monitoraggio – sottolinea Giachetta - cosa succede quando il percorso è finito, anche per valutare, numeri alla mano, se il percorso è servito, se ci sono state altre violenze».
Altri titoli per capire il fenomeno della violenza di genere
Capire e combattere la violenza attraverso i libri. Il sito Mondadori, in occasione del 25 novembre, suggerisce tanti titoli per decifrare i tanti tipi di violenza subiti dalle donne. Eccone alcuni.
“Tangeri, addio”, il primo romanzo di Salma El Moumni esplora il potere distruttivo dello sguardo maschile. “Donna si nasce” delle filosofe Adriana Cavarero e Olivia Guaraldo affronta alcuni temi del nostro tempo, dall’uso dello schwa alle teorie sul gender, al dibattito sulla maternità surrogata e sulla libertà riproduttiva, fino alla violenza maschile sulle donne.
“Una storia nera” di Antonella Lattanzi, un noir dal ritmo incalzante che percorre il crinale che separa bene e male, amore e violenza, colpa e giustizia.
“Più ci rinchiudono, più diventiamo forti”, del Premio Nobel per la pace 2023 Narges Mohammadi, è un coraggioso atto di denuncia verso la dittatura iraniana e le sue violazioni dei diritti umani. “Non chiamatelo revenge porn” di Francesca Florio racconta le storie vere di alcune donne e ragazze violate sui social che, senza alcuna colpa, hanno visto tradire la fiducia riposta in persone sbagliate e fornisce strumenti e consigli legali per aiutare a prevenire il fenomeno. “I nostri corpi come campi di battaglia” di Christina Lamb ci rivela l’universo delle vittime femminili di conflitti in zone di guerra: dalle rifugiate yazide sfuggite all’ISIS alle profughe rohingya dello Stato di Rakhine, dalle tutsi violentate durante il genocidio ruandese alle attiviste argentine alla ricerca dei desaparecidos e dei loro «bambini rubati».
La cantante e modella Jessica Notaro racconta in “Nata sotto una buona stella” la sua storia: sfigurata nel 2017 con l'acido dall'ex fidanzato, condannato in Cassazione a oltre quindici anni di carcere. Con “Soltanto mia” Lorenzo Puglisi (avvocato specializzato in diritto di famiglia e diritto minorile) e Elena Giulia Montorsi (psicologa e psicoterapeuta che spesso assiste donne vittime di stalking) incrociano le loro esperienze per creare un romanzo coinvolgente che è anche una riflessione sulla violenza sulle donne.“Se questi sono gli uomini. La strage delle donne” di Riccardo Iacona: un viaggio in Italia per raccogliere le storie di femminicidi e maltrattamenti.
“Ferite a morte” di Serena Dandini, sulla violenza domestica, racconta la silenziosa ribellione di chi non sta ai patti e paga anche con la vita.
“Leggere Lolita a Teheran” di Azar Nafisi, best seller internazionale che ha ispirato il film di Eran Riklis premiato alla Festa del cinema di Roma: un racconto sul potere liberatorio della letteratura nell’Iran della rivoluzione islamica.
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