Il Bauhaus entra nella campagna elettorale tedesca: scontro tra AfD e istituzioni culturali

di

Ennio Bassi

In Sassonia-Anhalt l’estrema destra propone una svolta “patriottica” nella politica culturale e contesta l’eredità del celebre movimento. La Fondazione Bauhaus teme per il futuro, mentre la polemica internazionale spinge AfD a rassicurare sui finanziamenti

Il Bauhaus entra nella campagna elettorale tedesca: scontro tra AfD e istituzioni culturali

A pochi giorni dalle elezioni del 6 settembre in Sassonia-Anhalt, il confronto politico si è spostato su un terreno insolito: quello dell’architettura, dell’arte e dell’identità culturale tedesca. Al centro della polemica c’è il Bauhaus, uno dei movimenti più influenti del Novecento, che proprio in questa regione conserva una delle testimonianze più importanti della propria storia.

A Dessau sorge infatti il celebre edificio progettato da Walter Gropius, oggi sede di un museo e di una fondazione pubblica. È uno dei simboli mondiali del Bauhaus, ma negli ultimi anni è diventato anche bersaglio delle critiche di Alternative für Deutschland (AfD), il partito di estrema destra che in Sassonia-Anhalt punta a ottenere un risultato tale da poter ambire, per la prima volta, alla guida del governo regionale.

La polemica ha radici soprattutto ideologiche. Esponenti di AfD descrivono il Bauhaus come espressione di una cultura distante dalla tradizione nazionale tedesca e lo associano alla sinistra. Nel programma elettorale regionale, il partito propone di abbandonare le politiche di promozione culturale incentrate sul movimento per sostituirle con quella che definisce una politica culturale “patriottica”.

L’obiettivo dichiarato è dare maggiore spazio ad altre figure e fasi della storia locale. Tra i riferimenti indicati compaiono Otto von Bismarck, primo cancelliere dell’Impero tedesco, e il filosofo Friedrich Nietzsche, entrambi legati al territorio dell’attuale Sassonia-Anhalt. Più in generale, AfD intende rivalutare l’eredità dell’epoca imperiale tedesca precedente alla Prima guerra mondiale.

Il rapporto tra Bauhaus e politica, del resto, ha origini lontane. Fondato a Weimar nel 1919, il movimento promuoveva un radicale rinnovamento dell’arte, del design e dell’architettura. Le sue idee innovative ed emancipatrici suscitarono presto l’ostilità degli ambienti conservatori e nazionalisti, che lo accusavano anche di vicinanza al socialismo.

Nel 1925, dopo l’affermazione di una coalizione nazionalista in Turingia, la scuola lasciò Weimar e si trasferì a Dessau. La pressione politica continuò però a crescere. Dopo il successo elettorale locale dei nazisti, nel 1932 il Bauhaus si trasferì brevemente a Berlino. L’anno successivo, con il nazismo ormai al potere, la scuola cessò definitivamente le proprie attività. I nazisti inserirono le avanguardie artistiche legate alla modernità tra le espressioni della cosiddetta “arte degenerata”.

Uno dei principali protagonisti dell’attuale offensiva politica contro il Bauhaus è Hans-Thomas Tillschneider, deputato regionale di AfD appartenente all’ala radicale del partito e vicino al leader dell’AfD della Turingia Björn Höcke.

Già nel 2024 Tillschneider aveva presentato una mozione parlamentare nella quale definiva il Bauhaus un “errore della modernità”, sostenendo che fosse estraneo ai concetti di patria e tradizione. La sua iniziativa aveva attirato attenzione anche oltre i confini regionali, mentre erano in corso le iniziative legate al centenario della presenza del Bauhaus in Sassonia-Anhalt.

Tillschneider ha contribuito anche alla stesura del programma elettorale regionale di AfD. In passato si è distinto per posizioni fortemente identitarie e dichiarazioni contro l’Islam, oltre ad aver proposto una diversa impostazione delle attività scolastiche legate alla memoria storica. Tra le sue idee figura la sostituzione delle visite ai memoriali con viaggi verso luoghi storici selezionati per rafforzare, secondo la sua impostazione, il senso di orgoglio nazionale degli studenti. In precedenza aveva inoltre indicato nelle politiche identitarie del premier ungherese Viktor Orbán un possibile modello.

La prospettiva di un’affermazione elettorale di AfD ha suscitato preoccupazione nella Fondazione Bauhaus. La direttrice Barbara Steiner teme in particolare possibili conseguenze sui finanziamenti pubblici, che ammontano a circa cinque milioni di euro l’anno.

La questione ha anche un peso economico per Dessau: secondo i dati citati, il museo richiama ogni anno circa 180mila visitatori. Steiner ha raccontato di essersi tutelata già nel 2023 con un’assicurazione legale, nell’eventualità di dover affrontare controversie con AfD. A suo giudizio, la campagna contro il Bauhaus non riguarda soltanto le scelte artistiche, ma rientra in una più ampia battaglia per conquistare influenza sul terreno culturale.

La crescente risonanza internazionale della vicenda ha però modificato il quadro politico. A metà agosto il governo regionale della Sassonia-Anhalt, guidato dalla CDU, ha promosso un appello pubblico a sostegno del Bauhaus e di una concezione della cultura improntata all’apertura internazionale anziché al nazionalismo. Il documento ha raccolto l’adesione di rappresentanti dell’UNESCO e di numerose istituzioni culturali tedesche.

Per AfD, la polemica rischia così di trasformarsi in un problema d’immagine. Il Bauhaus gode di una reputazione internazionale che va ben oltre i confini tedeschi e rappresenta uno dei contributi più riconoscibili della Germania alla storia dell’architettura e del design contemporanei.

Di fronte all’attenzione suscitata dal caso, i dirigenti del partito hanno attenuato i timori sulle possibili conseguenze economiche per la Fondazione. AfD continua a promettere un cambiamento della politica culturale qualora arrivasse al governo della Sassonia-Anhalt, ma ha assicurato che non intende tagliare i finanziamenti destinati all’istituzione.

La battaglia sul Bauhaus resta così uno dei temi più singolari della campagna elettorale regionale: uno scontro nel quale il dibattito sull’arte del Novecento si intreccia con questioni molto contemporanee sull’identità nazionale, sulla memoria storica e sul ruolo che la politica deve avere nel definire la cultura di un Paese.

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