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Link to “Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia” di Michele Ruol (TerraRossa edizioni, 208 pagine, 16 euro)“Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia” di Michele Ruol (TerraRossa edizioni, 208 pagine, 16 euro)
di Maria LombardiLe cose non cambiano. Ma non sono più le stesse. Restano lì, immutabili eppure diverse, quasi crudeli, a ricordare che niente è come era, a marcare il confine tra il Prima e il Dopo. Le cose sono un castigo in una storia strappata. Sopravvivono e custodiscono la vita di chi se ne è andato, fanno risuonare l’assenza. In ciascuna c’è l’impronta del dolore, un’ombra nerastra che non se ne va, come una macchia di olio di motore. Michele Ruol nel suo libro rivelazione “Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia” (TerraRossa edizioni) fa parlare 99 cose. Cornice in argento 15X22 cm, telefono fisso marca Sirio color avorio, fermaporta in vetro di Murano, accendino bic giallo, dispenser per sapone liquido, bomboniera di cristallo e così via.
Nella casa e nella macchina di Madre e Padre ogni cosa trattiene un ricordo, intollerabile, quello dei due figli adolescenti morti in un incidente. Il tempo ha lavorato a vuoto, come i granelli di sabbia di una clessidra che passano senza passare, scorrono per ricominciare a scorrere. Madre e Padre lo sanno che il tempo non cura e sopportano l’inganno. Nel libro d’esordio di Michel Ruol, a sorpresa nella cinquina finalista al Premio Strega 2025, i dettagli diventano protagonisti. Erano sassolini nella quotidianità di Prima, sono macigni nell’eternità del Dopo.
Quel che resta, appunto, e non cambia. Ruol, medico anestesista e scrittore, indaga con una scrittura affilata ed essenziale i sentimenti evocati dalle cose, le emozioni che si sono depositate come polvere invisibile sugli oggetti. Nessuno ha un nome, in questo libro potente e bellissimo, si perde anche l’identità tra il Prima e Dopo. Madre e Padre hanno perso i figli, Maggiore e Minore, in una notte di fiamme. Non sanno nemmeno come è andata, chi guidava la macchina di Padre. Il Maggiore? Il Minore? L’amico del Minore?
In casa è rimasto il silenzio, Madre e Padre non provano a riempirlo. Lo condividono, insieme al vuoto degli spazi, all’indifferenza delle cose, all’insostenibilità degli sguardi. Padre non cerca più gli occhi di Madre, li evita anzi, rivede i suoi figli in quegli occhi. Lei si perde, lui si perde. Ci si perde da soli, quando è la vita a bruciare come una foresta, si va lontano, da soli, a ritrovare la sofferenza che si lascia, a replicarla in ogni passo o chilometro.
Come un investigatore del dolore, Ruol esamina ogni frammento di vita e lo interroga. Lo numera anche. Affonda le parole nelle cose, quasi fossero le lame di un bisturi, e poi ricuce i brandelli per ricomporre la storia. Avanti e indietro nel tempo, seguendo la numerazione degli oggetti. Un inventario, appunto.
Le cose raccontano e rivelano cosa è successo quella notte, quando tutto è bruciato. La verità che non si vorrebbe mai scoprire. Ma parlano anche della famiglia, dell’infanzia di Maggiore e Minore, delle ansie di Madre, dell’affetto giocoso di Padre, delle crepe. Altre cose si aggiungono, finché si va avanti, piccoli bagliori che non hanno numero e sono forse la via della salvezza.
Da dove si ricomincia, quando tutto ha perso un senso? Quando il Dopo diventa una condanna? Quando quel che resta è un ricordo a cui non si può rinunciare e insieme un baratro da cui non si riesce a uscire?
Il dolore non ha cura, ti cammina accanto, indifferente alle cose. Il tempo non basta e non guarisce. Ma se c’è una speranza è nella cura. Si ricomincia curando: un albero, una cornice, una fogliolina, un dettaglio. Si torna a vivere, infine, accanto alle cose.
<La luce che filtra, la vita che comunque si fa spazio e piano piano ritorna: questo volevo raccontare>, ha spiegato il medico padovano, 39 anni, che si divide tra l’ospedale di Treviso, la scrittura e la famiglia. Un inventario di rinascita.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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