Il Financial Times demolisce (con ironia) la contromossa di Monte dei Paschi

di

Carlo Longo

La rubrica Lex del Financial Times riserva un giudizio severo — e volutamente beffardo — alla strategia difensiva di Monte dei Paschi di Siena contro l'offerta lanciata dalla più grande Intesa

Il Financial Times demolisce (con ironia) la contromossa di Monte dei Paschi

di Carlo Longo

Il tono è dichiarato fin dall'attacco: un'azienda che riceve un'offerta non sollecitata, osserva il quotidiano londinese, può negoziare, resistere, difendersi con metodo — oppure fare qualcosa di completamente folle. Secondo Lex, MPS ha scelto quest'ultima strada. Dopo aver a lungo sostenuto le proprie prospettive stand-alone, la banca più antica del mondo ha lanciato offerte formali — corredate di presentazioni «invitanti» — su Banco BPM e Banca Generali, prospettando la nascita del secondo gruppo bancario italiano per impieghi verso la clientela, con una capitalizzazione aggregata di circa 70 miliardi di euro, non lontana da quella di Barclays.

Il FT riconosce che, sulla carta, l'operazione un fascino finanziario ce l'ha: 1,2 miliardi di costi sovrapposti da tagliare, con un valore attuale stimabile in circa 8,4 miliardi; considerando un dividendo straordinario da 4 miliardi prima della fusione, la quota del 50% nella nuova entità varrebbe secondo i calcoli della rubrica oltre 40 miliardi, il 15% sopra l'ultima capitalizzazione. Viene registrato anche il contesto politico: la vecchia ambizione italiana del "terzo polo" capace di competere con Intesa e UniCredit, il 4,9% residuo in mano al Tesoro, i precedenti di fusioni bloccate da Roma e l'auspicio di Giorgia Meloni che MPS non finisca smembrata.

Ma è qui che l'ironia si fa tagliente. «Numeri da retro di busta a parte, l'idea è a dir poco stravagante», scrive Lex — e da lì elenca i punti deboli.

Primo: i prezzi sono avari. A Banco BPM — tra i cui soci figura un Crédit Agricole finora scettico — viene proposta una fusione senza alcun premio; a Banca Generali un rialzo appena del 10% sul prezzo pre-offerta. Difficile, lascia intendere il FT, convincere qualcuno con una proposta simile.

Secondo, ed è la stoccata centrale: non sono tre banche, sono quattro. Avendo appena acquisito Mediobanca, MPS starebbe in realtà tentando una fusione a quattro. E qui arriva la frase che dà il titolo al pezzo: incastrare due banche è già complicato e richiede tempo; provarci con quattro richiede un pensiero autenticamente magico.

Terzo: la difesa è controproducente. Il FT concede che MPS avrebbe tutte le ragioni per spremere qualche miliardo in più da Intesa, che secondo i calcoli della rubrica potrebbe alzare l'offerta senza distruggere valore. Fino a ora l'approccio senese era stato misurato, basato sul premio contenuto e sul proprio piano industriale. Ma questa nuova difesa "fantasiosa" rischia di produrre l'effetto opposto: dare l'impressione che il consiglio farebbe quasi qualsiasi cosa pur di non essere acquisito. Con il risultato — conclude Lex — di rendere gli azionisti ancora più inclini a dare ragione a Intesa.

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