E1, Francia, Germania, Italia e altri quattro Paesi: “Inaccettabile il piano israeliano per gli insediamenti”

di

Aisha Harrison

Parigi, Berlino, Roma, Londra, Amsterdam, Oslo e Ottawa chiedono a Israele di ritirare immediatamente i progetti. “Minacciano la soluzione dei due Stati e la continuità territoriale palestinese”

E1, Francia, Germania, Italia e altri quattro Paesi: “Inaccettabile il piano israeliano per gli insediamenti”

Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Paesi Bassi, Norvegia e Canada condannano la decisione del governo israeliano di pubblicare i bandi per la costruzione di nuovi insediamenti nell’area E1, in Cisgiordania, definendola «inaccettabile».

In una dichiarazione congiunta diffusa il 20 agosto, i sette Paesi sottolineano che la comunità internazionale si è a lungo opposta all’espansione degli insediamenti israeliani e ha espresso a più riprese la propria «grave preoccupazione», sia pubblicamente sia attraverso canali diplomatici. Secondo i firmatari, il progetto E1 rischia di compromettere definitivamente la prospettiva della soluzione dei due Stati, creando una frattura nella Cisgiordania e danneggiando la continuità territoriale dei territori palestinesi.

La dichiarazione richiama inoltre il diritto internazionale e la posizione delle Nazioni Unite, secondo cui gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali, una posizione ribadita anche dal Consiglio di sicurezza dell’Onu.La preoccupazione, sottolineano i sette governi, è ancora maggiore alla luce della situazione nella Cisgiordania, segnata da livelli senza precedenti di violenza dei coloni contro i civili e da gravi restrizioni all’economia palestinese.

Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Paesi Bassi, Norvegia e Canada chiedono quindi al governo israeliano di «ritirare immediatamente» i piani e di porre fine all’espansione degli insediamenti in Cisgiordania. Una politica che, avvertono, «allontana ulteriormente dalla pace» e rischia di compromettere anche la posizione internazionale di Israele.Un appello è rivolto direttamente alle imprese: i sette Paesi invitano le aziende a non partecipare alle gare per la costruzione degli insediamenti, richiamando l'attenzione sulle possibili conseguenze legali e reputazionali e sul rischio di essere coinvolte in «gravi violazioni del diritto internazionale».

La dichiarazione si conclude con la riaffermazione dell’impegno per una pace «completa, giusta e duratura», fondata sulla soluzione dei due Stati. «Continueremo ad agire nel suo interesse», affermano i sette governi.

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