Il giurista, il politico. Mario Casalinuovo, la memoria di un riformista

di

Carlo Longo

Alla Sala della Regina di Montecitorio la presentazione del saggio dedicato al penalista e leader politico calabrese. Claudio Martelli, Salvo Andò, Maria Pia Garavaglia, Franco Coppi e Pino Soriero ne hanno ricordato con affetto competenza e qualità umane. Dal figlio, Aldo Casalinuovo jr, un richiamo al valore della memoria

Il giurista, il politico. Mario Casalinuovo, la memoria di un riformista

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di Carlo Longo

Nella Sala della Regina della Camera dei deputati, è stato presentato “Mario Casalinuovo, il giurista, il politico. Riformismo, libertà, diritti”, un breve saggio dedicato alla memoria del penalista e leader socialista scomparso nel luglio 2018. L’iniziativa voluta dal figlio, Aldo Casalinuovo jr, e organizzata dall’Associazione ex parlamentari della Repubblica, presieduta da Pino Soriero, è stata un momento di commemorazione  di una personalità che ha segnato la politica calabrese e nazionale ma è stata anche una felice occasione per un raffronto con la politica contemporanea.

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A moderare l’incontro è stato Claudio Martelli, storico leader socialista e già ministro della Giustizia. Accanto a lui hanno preso la parola gli ex ministri Salvo Andò e Maria Pia Garavaglia e il professor Franco Coppi, penalista di fama nazionale. In sala molti esponenti del Partito socialista, e due figure storiche della Democrazia cristiana, calabrese, gli ex ministri Mario Tassone e Agazio Loiero. Una presenza trasversale che racconta quanto la stima per Casalinuovo andasse oltre le appartenenze.

Ciò che ha colpito di più è stata la profondità con cui tutti i relatori hanno ricordato il Casalinuovo politico e penalista. Non un ricordo rituale, ma la memoria di chi ha lavorato con lui nelle istituzioni e nelle aule di giustizia, e ne ha riconosciuto il rigore, la competenza e l’umanità. Martelli in particolare ha ricordato come la lunga e brillante carriera politica di Casalinuovo non a caso fosse nata dopo la feroce prigionia nazista. "A Casalinuovo fu offerta la liberta' in cambio del tradimento - ha ricordato Martelli - ma egli, come la maggior parte dei militari italiani catturati dai tedeschi, preferì restare in prigione ma fedele alla monarchia"

Photo 2026 10 24 00 02 39 2Un episodio ricordato nei saluti finali anche dal figlio Aldo: "Il senso delle istituzioni e lo straordinario attaccamento ai valori repubblicani che hanno segnato tutta la vita politica e professionale di mio padre hanno certamente origini in quel periodo di prigionia. Per questo, e per tutte le battaglie politiche fatte sia in Calabria che a Roma, penso che serate come queste servano a preservare il valore della memoria".

La biografia di Mario Casalinuovo attraversa di fatto tutta la storia repubblicana. Nato a Catanzaro il 18 maggio 1922, fu il primo storico presidente del Consiglio regionale della Calabria, eletto nel 1970 all’indomani dell’istituzione delle Regioni, e guidò la fase costituente che portò al primo Statuto regionale. Periodo di grande impegno e di notevoli difficoltà, come hanno ricordato sia Soriero che Andò. Deputato del PSI nell’VIII e nel IX legislatura, Casalinuovo fu poi sottosegretario ai Lavori pubblici nei governi Spadolini I e II, poi ministro dei Trasporti nel quinto governo Fanfani, tra dicembre 1982 e agosto 1983.

Accanto alla famiglia e alla politica, l'altra grande e radicata passione era la professione, essendo lui stesso erede di una genia di grandi avvocati. Fondatore e storico presidente della Camera penale di Catanzaro, fu vicepresidente nazionale dell’Unione delle Camere penali italiane. Tra il 1974 e il 1979 fece parte della commissione ministeriale per la riforma del codice di procedura penale. Il filo che unisce le due vite, quella politica e quella professionale, è il garantismo: la difesa dei diritti dell’imputato come condizione della democrazia, non come concessione. Come hanno ricordato molto acutamente sia Andò che Coppi.

Come dicevamo, nel suo intervento conclusivo, Aldo Casalinuovo jr, che ha raccolto l’eredità professionale del padre, si è soffermato sul valore della memoria. Non un esercizio di nostalgia, ma un modo per riconoscere ciò che la politica e il diritto devono a chi li ha costruiti. Un tema di estrema attualità, in un tempo che consuma le biografie in fretta e dimentica in fretta i protagonisti delle stagioni che hanno dato forma alle istituzioni.

Photo 2026 10 24 00 02 39 3Le tre parole del titolo, riformismo, libertà e diritti, sono apparse come un unico filo. Garavaglia in particolare ha anche ricordato il periodo in cui ha lavorato "apprendendo da lui moltissimo" insieme a Casalinuovo in Commissione Sanità. Tutti, ed in particolare Martelli, hanno anche sottolineato come il riformismo socialista di Casalinuovo era alternativo sia all’immobilismo sia alla rottura. La libertà era la lente con cui leggeva le leggi. I diritti erano il banco di prova di ogni riforma.

La lezione che è emersa dalla sala è semplice: il diritto è il termometro di una democrazia. Un Paese si misura da come tratta chi è accusato, da come garantisce la giustizia, e Mario Casalinuovo per tutta la vita, nelle aule, in Parlamento e nel Governo si è battuto per la difesa di questi principi. Con la competenza, la tenacia e la determinazione che, uniti a signorilità e gentilezza di modi, hanno reso Mario Casalinuovo una figura compianta ed indimenticabile. 

In sala, erano presenti anche la figlia di Mario Casalinuovo, Giuseppina, con il marito Stefano Molica, la moglie di Aldo jr. ,Carmen Piccione, e i nipoti, Mario ed Erminia Casalinuovo, oltre a tanti vecchi e giovani amici di questa grande famiglia calabrese.

 

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