Il Mozambico è la rotta giusta per l’energia italiana, indicata da Eni e cavalcata dalla Premier Meloni

di

Guido Talarico
Guido Talarico
Il Mozambico è la rotta giusta per l’energia italiana, indicata da Eni e cavalcata dalla Premier Meloni

Link to Il Presidente del Consiglio già con il Piano Mattei e a dicembre nei colloqui con Chapo aveva sottolineato l'importanza di questa direzione con la chiarezza di chi aveva compreso il valore strategico dell’asse con Maputo: energia, infrastrutture, agricoltura, digitalizzazione, sicurezzaIl Presidente del Consiglio già con il Piano Mattei e a dicembre nei colloqui con Chapo aveva sottolineato l'importanza di questa direzione con la chiarezza di chi aveva compreso il valore strategico dell’asse con Maputo: energia, infrastrutture, agricoltura, digitalizzazione, sicurezza

di Guido Talarico

C’era già tutto, in filigrana, alla fine del 2025, quando il Presidente del Mozambico Daniel Chapo arrivò a Roma per la sua prima visita ufficiale in Italia. In quei colloqui con Sergio Mattarella e Giorgia Meloni non si parlò soltanto di relazioni diplomatiche, cooperazione allo sviluppo e sicurezza a Cabo Delgado: si mise a fuoco una direttrice strategica che oggi, alla luce della guerra con l’Iran e della crisi dello Stretto di Hormuz, appare in tutta la sua evidenza. Anche all'incontro con gli imprenditori, al quale partecipai avendo la nostra sede africana proprio a Maputo, il Presidente Chapo fu chiaro, ribadendo la disponibilità del suo paese ad accelerare tutti i processi per le forniture all'Italia.

L’Italia, del resto,  già da tempo aveva capito che Maputo non era solo un partner africano, ma un tassello fondamentale della sua proiezione energetica e geopolitica. Lo confermano fatti storici (come gli Accordi di Roma che ,grazie anche alla mediazione di Sant'Egidio, posero fine alla guerra civile) e forti relazioni imprenditoriali e politiche. Non a caso sia la nota dell’Ambasciata d’Italia a Maputo sulla visita del dicembre 2025, sia il comunicato della Farnesina definirono il Mozambico “interlocutore strategico” e Paese prioritario del Piano Mattei.

Oggi quel disegno prende forma con maggiore urgenza e rilevanza. A Bruxelles, nei giorni scorsi, Chapo ha rilanciato davanti agli investitori europei il potenziale energetico del Mozambico, presentando il Paese come una piattaforma strategica per nuovi capitali e nuovi progetti. Il forum RENMOZ in Europe del 17-18 marzo 2026 è stato pensato proprio per mettere in connessione imprese, finanza e pipeline di investimenti nel settore energetico mozambicano, mentre Chapo ha chiesto all’Europa di mobilitare risorse per accelerare l’accesso universale all’energia e consolidare la crescita del comparto.

Per l’Italia, però, il punto di partenza - doveroso ricordarlo -  è un altro: questa partita infatti non comincia oggi. Comincia con il lavoro fatto da Eni, che in Mozambico è presente dal 2006 e che ha trasformato quel rapporto in un vantaggio industriale reale. Il progetto Coral South, offshore nel bacino di Rovuma, è già operativo, riguarda riserve stimate di circa 500 miliardi di metri cubi e ha raggiunto nell’aprile 2025 il traguardo del centesimo carico di GNL spedito. A ottobre 2025, inoltre, Eni e i partner hanno assunto la decisione finale d’investimento per Coral North, consolidando ulteriormente il ruolo del Mozambico come produttore energetico globale. In altre parole: Roma non deve inventarsi una nuova rotta, deve solo rafforzare una rotta che esiste già.

Ed è qui che il quadro internazionale cambia completamente il peso politico del dossier. Con la guerra contro l’Iran e la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz per una parte rilevante del traffico, il Golfo è tornato a essere il punto più fragile della sicurezza energetica mondiale.  In una situazione del genere, qualunque direttrice alternativa al Golfo smette di essere un’opzione e diventa una necessità strategica.

Per questo il Mozambico diventa cruciale per l’Italia. E conviene dirlo con precisione: più che alternativa al gas “degli Emirati”, il gas mozambicano è una alternativa fondamentale alle forniture di GNL esposte al rischio Hormuz, cioè al cuore vulnerabile del Golfo. I dati 2024 mostrano che il GNL importato dall’Italia proviene soprattutto da Qatar, Stati Uniti e Algeria; il Qatar da solo pesa per circa il 45% del totale del GNL importato. È dunque evidente che ogni crisi che colpisce il Golfo colpisce indirettamente anche la sicurezza energetica italiana. In questo contesto, la sponda mozambicana offre a Roma una leva africana già costruita, industrialmente credibile e geopoliticamente più preziosa che mai.

Del resto la Premier Meloni già con il Piano Mattei, una intuizione assolutamente felice, e a dicembre nei colloqui con Chapo aveva indicato questa direzione. Evidentemente senza la retorica dell’emergenza, che allora non era ancora esplosa in tutta la sua gravità, ma con la chiarezza di chi aveva compreso il valore strategico dell’asse con Maputo: energia, infrastrutture, agricoltura, digitalizzazione, sicurezza. La visita di Chapo a Roma del resto non è stata una parentesi protocollare; è stata l’anticipazione di una nuova centralità del Mozambico nella politica estera italiana. Oggi che il Medio Oriente è di nuovo una faglia aperta, quel messaggio acquista un significato ancora più netto: l’Italia ha già in Africa, grazie a Eni e alla disponibilità politica di Chapo, una delle poche alternative serie per ridurre la propria esposizione al rischio del Golfo.

Il punto, è bene sottolinearlo, non è soltanto economico. È strategico, nazionale, quasi storico. Il Mozambico può diventare per l’Italia non solo una fonte di approvvigionamento, ma il simbolo di una politica energetica più intelligente: meno dipendente dai colli di bottiglia mediorientali, più radicata nel Mediterraneo allargato e nell’Africa orientale, più coerente con il Piano Mattei e con una visione di lungo periodo. Quando il mondo si restringe attorno a Hormuz e si piega ai disegni americani chi ha già aperto una rotta diversa ha un vantaggio. E oggi l’Italia, se saprà muoversi con lucidità e rapidità quel vantaggio già ce l’ha.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

Breaking News

"Stiamo lavorando al nuovo sito web, ci scusiamo per qualche disagio eventuale per le prossime ore"