Il prezzo insostenibile che paga la Russia (e l'Europa) per la guerra in Ucraina

di

Guido Talarico
Guido Talarico

Link to ucraina

Link to Dopo oltre due anni di conflitto, i costi della guerra in Ucraina per la Russia si rivelano sempre più drammatici, non solo in termini economici, ma anche sul piano umano e sociale. A fronte di conquiste territoriali minime, Mosca sostiene spese colossali, affronta perdite devastanti e vede la propria economia sempre più sotto pressione. Un bilancio che rischia di compromettere il futuro stesso del PaeseDopo oltre due anni di conflitto, i costi della guerra in Ucraina per la Russia si rivelano sempre più drammatici, non solo in termini economici, ma anche sul piano umano e sociale. A fronte di conquiste territoriali minime, Mosca sostiene spese colossali, affronta perdite devastanti e vede la propria economia sempre più sotto pressione. Un bilancio che rischia di compromettere il futuro stesso del Paese

di Guido Talarico

Una guerra di logoramento, per definizione, non è mai lineare. L’Ucraina ne è oggi il teatro più tragico e rappresentativo. Le conquiste territoriali russe, nei dieci mesi tra dicembre 2024 e ottobre 2025, si limitano a circa 2.700 chilometri quadrati: lo 0,73% del territorio ucraino. Un risultato misero, a fronte di un costo che – per la Russia – si misura in centinaia di miliardi di dollari e, soprattutto, in centinaia di migliaia di vite spezzate o segnate per sempre.

Dal punto di vista militare, l’avanzata è stata lenta, sanguinosa e spesso strategicamente discutibile. Per percorrere meno di 50 chilometri tra Avdiivka e Pokrovsk, l’esercito russo ha impiegato venti mesi, sacrificando decine di migliaia di soldati. E spesso ciò che resta delle città conquistate è un cumulo di macerie, completamente inadatto a qualunque tipo di reinsediamento umano o strategico.

Il costo totale delle operazioni ha superato i 200 miliardi di dollari

putin zelenskyMa a rendere ancora più opprimente la bilancia dei costi, è il peso economico che grava sulle spalle di Mosca. Secondo le stime più attendibili, la Russia spende circa 900 milioni di dollari al giorno per finanziare la sua “operazione militare speciale”, come continua a chiamarla il Cremlino. Il costo totale delle operazioni ha già superato i 200 miliardi di dollari, cifra che rappresenta almeno il 10% del PIL russo. E a queste spese si sommano ulteriori 27 miliardi di dollari al mese in armamenti, logistica, manutenzione, stipendi e costi sanitari.

Nel 2024, le finanze pubbliche russe hanno registrato un aumento della spesa del 40%, con un deficit annuo di 67 miliardi di dollari, equivalente al 3% del PIL. Non sorprende che la crescita economica sia in stallo, mentre il debito pubblico continua ad aumentare vertiginosamente, con previsioni che sembra possano arrivare ad un’esposizione pari a 200 miliardi di dollari entro la fine dell’anno.

A gravare ulteriormente sull’economia russa ci sono le sanzioni internazionali, che hanno interrotto numerosi flussi commerciali, riducendo drasticamente le esportazioni di materie prime e gas – per decenni le principali fonti di entrata del Paese. Le riserve valutarie russe sono sotto pressione, e molti settori produttivi interni sono costretti a lavorare con tecnologie obsolete o sostituite con alternative di dubbia efficacia.

Ma se il prezzo economico appare mostruoso, è sul piano umano che la guerra rivela il suo volto più spietato. Secondo i calcoli fatti da vaire organizzazioni indipedenti - tra le quali Meduza, Mediazona e BBC Russia - solo tra dicembre 2024 e agosto 2025 sarebbero morti circa 65.000 soldati russi, una cifra che potrebbe salire a 80.000 considerando l'intero arco temporale fino a ottobre. Le stime complessive dal febbraio 2022 parlano di oltre 315.000 tra morti e feriti.

Vite spezzate, famiglie distrutte, comunità svuotate

Il rapporto tra territorio conquistato e perdite umane è impietoso: si parla di 400.000 vittime (tra morti e feriti) ogni 1% di territorio ucraino conquistato. Un equilibrio che assomiglia a una carneficina continua e che richiama scenari bellici del secolo scorso, nonostante l’evoluzione tecnologica e strategica degli armamenti.

Questi numeri non sono solo statistiche da calcolo geopolitico: sono vite spezzate, famiglie distrutte, comunità svuotate. Intere regioni della Russia soffrono la mancanza di forza lavoro, e il ritorno dei feriti alimenta una crisi sociale ed economica diffusa, con strutture sanitarie e assistenziali in difficoltà, e una società sempre più polarizzata tra silenzio, propaganda e disperazione.

E non si può ignorare la questione della ricostruzione. Le città conquistate sono spesso completamente devastate. Donetsk, capoluogo della regione omonima, è priva da mesi di acqua corrente: l’approvvigionamento avviene tramite autobotti inviate dalla Russia, ma in quantità del tutto insufficienti. Per riportare in vita ciò che la guerra ha raso al suolo, servirebbero centinaia di miliardi di dollari, che Mosca difficilmente potrà permettersi.

Agli Stati Uniti e alla Cina in fondo questa guerra non va poi così male

pechinoDunque, alla fine, la domanda non è più se la Russia stia vincendo o perdendo sul campo. La vera questione è se sia sostenibile – politicamente, economicamente e umanamente – un conflitto che consuma enormi risorse per risultati territoriali marginali, che isola il Paese dal mondo e che lascia sul terreno una scia di morte e povertà.

Il rischio maggiore, per il Cremlino, è che questa guerra – concepita come uno strumento per riaffermare la grandezza della Russia – si trasformi invece in un boomerang storico, capace di segnare una generazione e di compromettere il futuro del Paese per decenni. Un costo che nessuna vittoria tattica potrà mai giustificare.

Ed è forse proprio per queste ragioni che in fondo agli Stati Uniti così come alla Cina questa guerra che fiacca la Russia e, in parte anche l'Europa, non va poi così male. Nonostante le dichiarazioni formali, un conflitto così costoso e lento che tiene sotto pressione Russia, Ucraina ed Europa, di fatto sembra non essere mal visto né a Pechino né a Washington per ragioni geopolitiche ed economiche (petrolio, gas e corsa al riarmo su tutte).

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

Breaking News

"Stiamo lavorando al nuovo sito web, ci scusiamo per qualche disagio eventuale per le prossime ore"