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Link to Nel nuovo manifesto di politica estera, Donald Trump abbandona gli alleati, corteggia Mosca e smantella l’ordine atlantico. Anne Applebaum lancia l’allarme: «Washington tradisce l’Europa». Giorgia Meloni, in un’intervista a Mentana, prende atto del cambio di scenario e invita alla costruzione di una «autonomia strategica europea realistica»Nel nuovo manifesto di politica estera, Donald Trump abbandona gli alleati, corteggia Mosca e smantella l’ordine atlantico. Anne Applebaum lancia l’allarme: «Washington tradisce l’Europa». Giorgia Meloni, in un’intervista a Mentana, prende atto del cambio di scenario e invita alla costruzione di una «autonomia strategica europea realistica»
di Guido Talarico«Questo documento è il suicidio degli Stati Uniti così come li abbiamo conosciuti da dopo la Seconda guerra mondiale. Donald Trump tradisce gli alleati e distrugge la reputazione americana nel mondo». Con parole nette e prive di ambiguità, Anne Applebaum – una delle più influenti voci dell’intellettualità occidentale – commenta nel Corriere della Sera il documento con cui l’entourage di Donald Trump ha ridefinito le priorità strategiche americane. Un testo che segna, di fatto, il definitivo disimpegno dagli obblighi del Patto Atlantico e inaugura una stagione di isolamento muscolare, mascherato da pragmatismo economico.
Il nuovo manifesto dell’“America First” non lascia spazio a dubbi: «Washington dichiara che non ha alleati, ma solo interessi economici: un partner di cui non ci si può più fidare», afferma Applebaum. Non si tratta solo di un cambiamento di rotta: è un tradimento formale dell’alleanza che per ottant’anni ha retto l’Occidente.
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Il nuovo paradigma introduce un principio cinico: le relazioni internazionali non si basano più su valori condivisi, ma su profitti. «È un disastro non solo per l’Ucraina, ma per gli alleati europei», continua Applebaum. In questo scenario, la sicurezza del Vecchio Continente diventa una variabile negoziabile, una carta da scambiare con l’accesso ai mercati russi. Il messaggio implicito è che Mosca è più utile all’America di quanto lo siano Roma, Parigi o Berlino.
Ma non è tutto. Il documento suggerisce apertamente l’appoggio a forze politiche anti-Bruxelles e filorusse, seminando sfiducia e sospetto tra gli stessi Paesi membri dell’UE. Applebaum avverte che «resta da capire con quali mezzi si voglia operare: con la CIA, la diplomazia, o strumenti ancora più opachi?». La minaccia non è solo ideologica, è operativa.
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Il punto di vista italiano: la prudenza di Meloni
In questo contesto, le parole del Premier italiano Giorgia Meloni, pronunciate nel corso di un’intervista a La7 con Enrico Mentana, assumono un rilievo particolare. La Presidente del Consiglio riconosce il mutamento in atto, ma evita l’allarmismo. Con pragmatismo, ammette che «l’Europa deve prendere atto che non può più dare per scontato l’appoggio americano» e che «la costruzione di un’autonomia strategica europea non è più solo una visione politica, ma una necessità concreta».
Meloni non rompe con Washington, ma guarda con realismo a un mondo dove il tradizionale ombrello americano potrebbe non aprirsi più automaticamente. Sottolinea che «il dialogo con gli Stati Uniti resta fondamentale», ma aggiunge che l’Italia – come tutta l’Unione Europea – deve «dotarsi di strumenti di difesa comune credibili e autosufficienti». È una posizione di equilibrio, che cerca di tenere insieme l’alleanza atlantica e la crescente consapevolezza di dover camminare con le proprie gambe.
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La realtà interna degli Stati Uniti, però, getta ombre sulla possibilità che Trump stesso riesca a governare il caos che ha contribuito a generare. Applebaum descrive un ex presidente «stanco, a tratti confuso, persino malato», circondato da consiglieri che elaborano piani tra loro incoerenti. Non è chiaro chi realmente influenzi la nuova strategia americana, né quanto sia effettivamente realizzabile.
Questa confusione strategica rende ancora più instabile il panorama internazionale. Perché nel vuoto lasciato da Washington si inseriscono potenze ostili, pronte a ridefinire l’equilibrio globale a loro favore.
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Europa sotto attacco
L’Europa, nel frattempo, rimane in trincea. Mentre Washington si disimpegna, i Paesi europei stanno sostenendo – da soli – lo sforzo bellico ucraino. Applebaum lo ricorda con chiarezza: «Gli Usa non danno più alcun contributo». Kiev resiste grazie al supporto logistico e finanziario europeo, e riesce persino a colpire le infrastrutture energetiche russe. Tuttavia, la pressione è enorme.
A complicare tutto, le crescenti prove di guerra ibrida condotta da Mosca: cyberattacchi, propaganda, sabotaggi, minacce dirette. Il caso delle minacce russe al premier belga sui fondi congelati è solo l’ultimo segnale di un’escalation che non conosce confini. E gli episodi si moltiplicano: Applebaum segnala anche tentativi sospetti di interferenza con l’aereo del presidente Zelensky in atterraggio a Dublino. Segnali inequivocabili che la Russia sta già agendo contro l’Europa sul suo stesso territorio.
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Nel frattempo, la diplomazia americana si muove su due binari: il primo, dedicato al ripristino di relazioni economiche con Mosca; il secondo, alla ricerca di un accordo che salvi la faccia, più che la pace. «Putin lavora per rendere allettanti i mercati russi ai mediatori americani, che non hanno alcuna esperienza diplomatica», spiega Applebaum, descrivendo una trattativa viziata alla radice. In queste condizioni, la pace è un’illusione.
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Ma ciò che allarma di più è il degrado morale. «Mentre lo Stato ucraino combatte la sua corruzione interna», osserva Applebaum, «nessuno fa nulla per frenare quella che impera a Washington e a Mosca». Le élite economiche e politiche americane e russe agiscono senza più distinguere tra interessi pubblici e affari privati. Un cortocircuito che mina alla base ogni credibilità.
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È questa la vera crisi. Non solo militare o diplomatica, ma civile. Il Patto Atlantico non crolla con un atto formale: si dissolve lentamente, per disinteresse e avidità. La scelta di Trump segna una rottura definitiva. Ma come suggerisce Giorgia Meloni, potrebbe anche essere l’occasione per l’Europa di diventare finalmente adulta.
L’illusione di una protezione incondizionata americana è finita. Resta da capire se l’Unione Europea saprà raccogliere la sfida. Perché se è vero che «questo documento è il suicidio degli Stati Uniti come li conoscevamo», è anche vero che il tempo delle illusioni europee è finito. E il futuro si costruirà solo se, come ammonisce Applebaum, sapremo affrontare il presente senza deleghe.
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