In una notte Trump da Superman si è magicamente trasformato in un'anatra zoppa

di

Velia Iacovino

Particolarmente delicati saranno i mesi che ci separano dal 3 gennaio quando si insedierà il nuovo Congresso. Fino ad allora Trump conserverà pieni poteri e i democratici non avranno ancora assunto il controllo delle Camere. In questa fase di transizione, il rischio è che le tensioni politiche si intensifichino e che vengano prese decisioni importanti — anche in politica estera — mentre il Paese è già profondamente diviso.

In una notte Trump da Superman si è magicamente trasformato in un'anatra zoppa


La conquista di entrambe le Camere da parte dei democratici apre una nuova fase del mandato di Donald Trump alla Casa Bianca. Il presidente, che in una notte si è trasformato da Superman in "lame duck"  -anatra zoppa-  conserva i suoi poteri, ma si è fortemente indebolito e ha minori possibilità di realizzare la sua agenda. Essendo inoltre al suo secondo mandato e quindi senza prospettive di ricandidarsi, può considerare conclusa la sua mission.  A partire dal momento in cui il nuovo Congrsso si insedierà il 3 gennaio prossimo,  dovrà  infatti confrontarsi con un Congresso controllato dagli avversari  che potranno indagare sull’operato della sua amministrazione, ostacolarne alcune iniziative e sottoporre le scelte a un controllo più serrato.

Non si tratta di uno scenario inedito. Nel 1946 i repubblicani conquistarono entrambe le Camere durante la presidenza di Harry Truman; nel 1954 furono i democratici a riprenderle sotto Dwight Eisenhower. Nel 1994, con Bill Clinton alla Casa Bianca, i repubblicani ottennero il controllo di Camera e Senato; nel 2006, durante la presidenza di George W. Bush, furono invece i democratici a conquistare entrambe le Camere.

Questi passaggi mostrano come le elezioni di metà mandato possano trasformare il Congresso in un forte contrappeso al presidente. E confermano la forza e la bellezza della democrazia, che è  in grado sempre di offrire una via d'uscita attraverso il voto, il dibattito e le istituzioni. E che non elimina i conflitti né libera automaticamente i popoli dai tiranni, ma può impedire che il potere si concentri senza controllo e rendere possibile un cambiamento pacifico.

Il nuovo equilibrio influirà  anche sulla politica estera e sulle guerre. Il Congresso potrà chiedere maggiore trasparenza sulle decisioni della Casa Bianca e discutere più apertamente obiettivi, costi e conseguenze degli interventi militari. Anche i rapporti con Israele e le scelte legate al conflitto con l’Iran potrebbero diventare terreno di confronto più acceso. Questo non significa che la politica estera cambierà da un giorno all’altro, ma che le decisioni della Casa Bianca incontreranno un’opposizione parlamentare più forte. 

Ma la vittoria elettorale non basta. I democratici dovranno dimostrare di saper rispondere alle esigenze i dei cittadini, non soltanto opponendosi a Trump. E il presidente dovrà scegliere se cercare un’intesa con il nuovo Congresso o alimentare lo scontro. Le urne hanno ridisegnato gli equilibri: ora la prova sarà trasformare il dissenso in responsabilità e il confronto in un’occasione per rafforzare la democrazia.

Particolarmente delicati saranno i mesi che ci separano dal 3 gennaio quando appunto si insedierà il nuovo Congresso. Fino ad allora Trump conserverà pieni poteri . In questa fase di transizione, il rischio è che le tensioni politiche si intensifichino e che vengano prese decisioni importanti — anche in politica estera — mentre il Paese è già profondamente diviso. Le urne hanno indicato un cambiamento; spetterà a tutti i protagonisti rispettarne il messaggio e impedire che l’incertezza alimenti un’ulteriore escalation.

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