Le forze statunitensi hanno colpito nella notte tra lunedì 2 e martedì 3 novembre obiettivi iraniani sull’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz. Il raid sarebbe stato limitato e mirato a neutralizzare sistemi ritenuti una minaccia per gli asset statunitensi e la navigazione commerciale. I media iraniani hanno riferito di esplosioni sull’isola; non sono stati diffusi dettagli ufficiali su eventuali danni o vittime.
Washington presenta l’operazione come un’azione difensiva e sostiene che non preluda alla ripresa di attacchi su vasta scala. Secondo quanto riportato da funzionari americani, il raid sarebbe una risposta alle minacce iraniane contro il traffico marittimo e obiettivi statunitensi. Nelle ultime settimane, gli Stati Uniti avrebbero inoltre condotto altri attacchi limitati, mantenuti riservati.
L’operazione si inserisce in un quadro di forte tensione, mentre proseguono i tentativi di negoziato. Il presidente Donald Trump ha ventilato la possibilità di colpire anche siti iraniani più protetti; Teheran ha avvertito che risponderebbe con forza a nuovi attacchi.
Resta alta la preoccupazione per la sicurezza dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico marittimo internazionale. Il raid rischia di complicare il dialogo diplomatico e di accrescere l’incertezza nella regione.
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