di Carlo Longo
Intesa Sanpaolo ha giocato la carta decisiva nella partita per il Monte dei Paschi. Durante un consiglio di amministrazione straordinario, il board guidato da Carlo Messina ha comunicato un rilancio al quale è però legata una condizione precisa: i soci di Mps dovranno bocciare il piano difensivo del ceo Luigi Lovaglio nel corso dell'assemblea fissata al 29 ottobre.
Se gli azionisti appoggeranno le mosse del management senese, l'offerta di Intesa diventerà inefficace. Se invece respingeranno il piano di Lovaglio e gli altri tre punti controversi all'ordine del giorno, Intesa manterrà salda la propria proposta e ne aumenterà il corrispettivo di 25 centesimi per azione.
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Intesa ha chiarito che l'offerta decade se gli azionisti di Mps approveranno: le due offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e Banca Generali annunciate dallo stesso Monte dei Paschi, oppure la distribuzione a titolo di dividendo straordinario del 4,5% di Assicurazione Generali. Quest'ultima rappresenta parte del pacchetto da 13,3% controllato da Mps attraverso la controllata Mediobanca.
È uno scenario costruito su misura: se i soci decidono di perseguire l'alternativa proposta da Lovaglio, l'offerta della Ca' de Sass scompare dal tavolo. Ma se scelgono di non approvare questi tre punti, il corrispettivo in contanti si trasforma immediatamente.
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Dalla proposta iniziale di 1 euro in contanti per ogni azione Mps consegnata, si passerebbe a 1,25 euro. A questi si aggiungerebbero 16 azioni Intesa Sanpaolo ogni 10 azioni del Monte. Il rapporto di concambio potrebbe inoltre aumentare ulteriormente se, prima del pagamento definitivo, Intesa deliberasse una distribuzione di acconto sul dividendo 2026.
Con l'adesione totalitaria, il controvalore complessivo dell'operazione salirebbe a 31,4 miliardi di euro, di cui 27,6 miliardi in azioni e 3,8 miliardi in denaro. Un'unione che creerebbe un colosso di 27 milioni di clienti e 1700 miliardi di attività finanziarie.
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Intesa ha voluto rassicurare le autorità locali e nazionali rispetto ai timori di svuotamento del territorio toscano. Nel nuovo gruppo bancario, Siena ospiterebbe una sede importante della banca, un polo tecnologico e beneficerebbe di un aumento del credito sul territorio regionale. Una concessione importante nei confronti di una comunità storicamente legata al Monte.
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La mossa strategica di Intesa trasforma l'assemblea del 29 ottobre in un voto fra due proposte alternative. Sulla carta, i soci dovranno esprimersi sul piano difensivo di Lovaglio, ma di fatto decideranno le sorti di entrambe le offerte. Un sì al management del Monte significherebbe un no alla proposta di Intesa e viceversa. In questo senso, l'assemblea diventa un referendum fra due visioni opposte per il futuro della banca senese.
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Nella nota ufficiale, Intesa ha aggiunto un invito non vincolante ai soci di Mps a respingere anche un altro punto all'ordine del giorno: la fusione di Mediobanca nel Monte dei Paschi. La preferenza di Intesa è chiara: occuparsi direttamente dell'integrazione della controllata al fine di minimizzare rischi nelle operazioni informatiche e di evitare una duplicazione dei costi.
Il rilancio arriva a pochi giorni dalla pubblicazione dei pareri dei proxy advisor, consulenti di voto attesi a orientare le decisioni dei principali azionisti istituzionali. Il 29 ottobre rappresenterà il momento della verità per il consolidamento bancario italiano.
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