Via libera al DPFP, il governo prepara la manovra: 28 miliardi di flessibilità per energia e difesa

di

Carlo Longo

Via libera del Cdm al DPFP e allo scostamento di bilancio. Il governo punta a 14 miliardi di flessibilità nel 2027 e altri 14 nel 2028 per energia e difesa

Via libera al DPFP, il governo prepara la manovra: 28 miliardi di flessibilità per energia e difesa

Via libera del Consiglio dei ministri al Documento programmatico di finanza pubblica e alla relazione sullo scostamento di bilancio. Il governo mette così nero su bianco la cornice dentro la quale dovrà essere costruita la prossima legge di Bilancio, in uno scenario reso più complicato dal ritorno dell’inflazione, dal caro energia e dalle maggiori esigenze di spesa per la difesa.

La cifra attorno alla quale ruota il nuovo quadro è di circa 28 miliardi di euro nel biennio 2027-2028: 14 miliardi il prossimo anno e altrettanti nel successivo.

Per ciascun anno il governo prevede uno spazio pari allo 0,3% del Pil per l’energia e allo 0,3% per la difesa, sfruttando i margini consentiti dalle regole europee.

Una scelta che arriva all’indomani della lettera inviata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen sull’impatto dell’inflazione e del nuovo shock energetico sui conti pubblici.

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A spiegare il quadro è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al termine del Consiglio dei ministri.

Il DPFP, ha osservato, arriva in un contesto particolarmente complesso, nel quale formulare previsioni economiche diventa sempre più difficile.

Il governo ha intanto rivisto al rialzo la stima sulla crescita italiana nel 2026: il Pil è ora indicato all’1%, rispetto allo 0,6% stimato in precedenza.

Il quadro programmatico prevede successivamente una crescita dello 0,8% nel 2027, dello 0,9% nel 2028 e dello 0,8% nel 2029.

Numeri che mostrano un miglioramento per l’anno in corso, ma anche un’economia destinata a mantenere nei prossimi anni un ritmo di espansione inferiore all’1%.

Ed è proprio la crescita uno dei nodi con i quali dovrà confrontarsi la prossima manovra.

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L’utilizzo dei nuovi margini europei modifica anche il percorso del deficit.

Secondo le indicazioni fornite da Giorgetti, il rapporto tra deficit e Pil dovrebbe rimanere sotto il 3% nel 2026. Successivamente, tenendo conto della spesa aggiuntiva consentita dalle regole europee, salirebbe al 3,5% nel 2027 e al 3,3% nel 2028, per poi scendere al 2,4% nel 2029.

Il dato è particolarmente significativo perché l’Italia punta ancora a uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo.

L’aumento previsto negli anni successivi non deriva però soltanto dalle misure ordinarie della manovra. Il governo intende utilizzare le clausole europee che consentono spazi aggiuntivi per determinate categorie di spesa.

Ed è qui che entrano in gioco energia e difesa.

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La richiesta complessiva vale circa 14 miliardi nel 2027 e altri 14 nel 2028.

Ogni anno lo 0,3% del Pil sarà destinato all’energia e un altro 0,3% alla sicurezza e alla difesa.

Sul secondo capitolo il governo ha però ridimensionato le intenzioni iniziali.

Giorgetti ha spiegato che lo sforzo aggiuntivo sulla difesa è stato ridotto rispetto alle ipotesi formulate nelle settimane precedenti.

La scelta permette di lasciare maggiore spazio alla risposta al nuovo shock energetico, che sta tornando a incidere sui bilanci delle famiglie e sui costi delle imprese.

Ed è proprio su questo punto che il DPFP si intreccia con il confronto aperto tra Roma e Bruxelles.

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Meloni ha chiesto alla Commissione europea di tenere conto delle conseguenze dell’aumento dell’inflazione sui bilanci nazionali.

Il ragionamento del governo è che l’aumento dei prezzi produca spese aggiuntive non necessariamente determinate da nuove decisioni politiche: pensioni, assegno unico e altre prestazioni vengono infatti adeguate, direttamente o indirettamente, all’inflazione.

Da qui la richiesta di valutare l'impatto del nuovo scenario energetico sul percorso di finanza pubblica.

Giorgetti ha però precisato che il governo non considera questa iniziativa una richiesta di nuova flessibilità in senso stretto: Roma chiede piuttosto che venga valutato l’effetto dell’inflazione sui conti.

La distinzione non è soltanto formale.

Da Bruxelles la Commissione aveva già ricordato di aver concesso agli Stati membri maggiori margini, mentre il governo italiano punta ora a far riconoscere gli effetti straordinari della nuova fase inflazionistica.

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È proprio il capitolo energetico a rappresentare una delle novità più rilevanti rispetto alla costruzione delle precedenti leggi di Bilancio.

Il governo vuole avere risorse sufficienti per intervenire qualora i rincari di luce, gas e carburanti dovessero continuare nei prossimi mesi.

Una parte della risposta è già arrivata dalle società energetiche, con le iniziative sui prezzi avviate da Eni e successivamente da altri operatori. Ma Palazzo Chigi considera necessario mantenere anche uno spazio di intervento pubblico.

Lo scostamento dello 0,3% del Pil previsto per l’energia serve proprio a creare quel margine.

L'obiettivo è evitare che eventuali nuove misure contro il caro energia debbano essere finanziate attraverso tagli ad altri capitoli della manovra o attraverso nuove entrate.

Link to Il primo passo verso la legge di BilancioIl primo passo verso la legge di Bilancio

Il DPFP non è ancora la manovra.

È il documento che ne definisce il quadro economico e finanziario, aggiornando le previsioni macroeconomiche e indicando il percorso programmatico che il governo intende seguire.

Da questi numeri comincerà adesso la trattativa vera sulle misure.

Sul tavolo restano gli interventi fiscali, il sostegno ai redditi, le pensioni, le risorse per il sistema sanitario e soprattutto le misure necessarie per proteggere famiglie e imprese da un eventuale prolungamento della crisi energetica.

Ma il Consiglio dei ministri ha già fissato due punti.

Il primo è che una parte significativa dello spazio aggiuntivo verrà riservata all’energia. Il secondo è che l’incremento della spesa per la difesa sarà più contenuto rispetto alle ipotesi circolate nelle scorse settimane.

La cornice della manovra 2027 comincia quindi a prendere forma: crescita prevista all’1% nel 2026, deficit nuovamente sopra il 3% dal 2027 e circa 28 miliardi di margini aggiuntivi nel biennio per affrontare energia e difesa.

Ora il confronto si sposta in Parlamento e, contemporaneamente, a Bruxelles.

 

 

 

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