È morto all'età di 96 anni don Antonio Mazzi, sacerdote, educatore e fondatore della Fondazione Exodus, una delle realtà più importanti italiane impegnate nel recupero delle persone con dipendenze e nel sostegno ai giovani in difficoltà. Il decesso è avvenuto nel pomeriggio di venerdì nella storica sede della comunità al Parco Lambro di Milano, circondato fino all'ultimo dall'affetto degli educatori e dei ragazzi che aveva accompagnato per decenni. I funerali saranno celebrati lunedì 3 agosto, nella Basilica di Sant'Ambrogio a Milano.
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Nato a Verona nel 1929, don Mazzi era stato ordinato sacerdote nella Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza. Dopo gli studi in psicologia e psicopedagogia aveva maturato la convinzione che il disagio giovanile dovesse essere affrontato non soltanto con strumenti assistenziali, ma soprattutto attraverso relazioni educative, responsabilità e condivisione.
Alla fine degli anni Settanta arrivò a Milano, dove iniziò il percorso che avrebbe portato, nel 1984, alla nascita di Exodus, una comunità destinata a diventare un modello nazionale per il recupero delle persone segnate dalla tossicodipendenza, dall'emarginazione e dal carcere.
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Con il suo stile diretto e spesso provocatorio, don Mazzi è stato per decenni una figura fuori dagli schemi del cattolicesimo italiano. Amava definirsi un "prete di strada" e non ha mai nascosto posizioni controcorrente, anche all'interno della Chiesa, pur mantenendo sempre al centro della propria missione il rapporto con i giovani.
Oltre all'attività educativa, è stato autore di numerosi libri e presenza abituale nei programmi televisivi, dove affrontava temi legati alla famiglia, alle dipendenze, alla scuola e alla condizione giovanile.
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La scomparsa di don Mazzi ha suscitato messaggi di cordoglio da tutto il mondo istituzionale e politico. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato la sua "testimonianza di impegno sociale e civile, vigoroso e spesso coraggioso", sottolineando il contributo offerto a migliaia di persone in situazioni di fragilità.
Anche esponenti di maggioranza e opposizione hanno reso omaggio al fondatore di Exodus, riconoscendone il ruolo svolto nel contrasto alle dipendenze e nell'accoglienza dei più deboli.
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Oggi Exodus è presente con decine di comunità e progetti educativi in tutta Italia e continua a seguire migliaia di persone ogni anno. La fondazione ha assicurato che il lavoro iniziato da don Mazzi proseguirà nel segno dei valori che hanno ispirato la sua opera: responsabilità, accoglienza e fiducia nella possibilità di ricominciare.
Con la sua scomparsa si chiude una delle pagine più significative del volontariato e dell'impegno sociale italiano degli ultimi quarant'anni. Resta però un'eredità fatta di migliaia di storie di riscatto personale e di un modello educativo che continua ancora oggi a rappresentare un punto di riferimento nel recupero delle persone più fragili.
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