Il pallone si ferma davanti al muro della protesta. Gianni Infantino ritira il progetto che avrebbe aperto la Fifa ai capitali privati: troppe divisioni, troppe resistenze, un fronte contrario sempre più ampio. Una retromarcia che salva il presidente da uno scontro aperto, ma che lascia una crepa profonda nella sua leadership alla vigilia della corsa per il quarto mandato.
Come era già accaduto con il progetto della Superlega, anche il piano di trasformazione finanziaria della Fifa si è schiantato contro la reazione del mondo del calcio. Presentato pochi giorni fa tra la sorpresa generale, il progetto Fifa Future Enterprise (FFE) puntava a creare una nuova società commerciale, aperta agli investitori privati, per gestire una parte delle attività economiche e degli eventi della federazione mondiale.
L’obiettivo dichiarato era ambizioso: portare i fondi destinati allo sviluppo del calcio fino a 10 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni. Ma l’idea di affidare una quota del business della Fifa a investitori esterni ha acceso una rivolta interna.“Dopo aver ascoltato attentamente tutti i punti di vista, è apparso chiaro che il progetto creava divisioni che non sono più nell’interesse dell’obiettivo iniziale, quello di unire e progredire”, ha spiegato Infantino annunciando il ritiro della proposta. “Pertanto non verrà adottato”.
La bocciatura più pesante è arrivata dalla Uefa, che aveva minacciato persino il boicottaggio delle competizioni organizzate dalla Fifa, a partire dai Mondiali. La confederazione europea ha accusato la leadership di Infantino di aver perso trasparenza e fiducia, contestando un progetto elaborato senza un confronto adeguato con le federazioni.
Anche il fronte internazionale si è rapidamente allargato. La Confederazione asiatica (AFC) ha chiesto che il futuro del calcio mondiale sia costruito attraverso “consultazioni appropriate, dialogo collettivo e rispetto delle strutture di governance”. La federcalcio messicana e la Concacaf, che riunisce le federazioni del Nord, Centro America e Caraibi, hanno accolto con favore il ritiro del piano, sottolineando il valore dell’unità del movimento calcistico.
Più prudenti Africa e Oceania, che avevano invitato le federazioni affiliate a esaminare la proposta, mentre la Conmebol sudamericana aveva chiesto maggiori chiarimenti. Secondo il progetto iniziale, la Fifa avrebbe potuto raccogliere fino a 4,2 miliardi di dollari dalla vendita di quote della nuova società a investitori privati, con partecipazioni di minoranza fino al 20%. Tra i possibili investitori era stato indicato anche il fondo Thrive Eternal, creato da Joshua Kushner, fratello di Jared Kushner, genero di Donald Trump. Un dettaglio che aveva alimentato ulteriori polemiche, anche alla luce dei rapporti consolidati tra Infantino e il presidente americano.
La proposta prevedeva inoltre nuovi trasferimenti economici alle 211 federazioni affiliate: 20 milioni di dollari una tantum dal 2027 e un aumento dei finanziamenti nel quadriennio successivo. Un meccanismo criticato dalla presidente della Federcalcio norvegese Lise Klaveness, che lo aveva definito una forma di pressione, sostenendo che “la Fifa non ha bisogno di questi soldi”.La vicenda arriva in un momento delicato per Infantino. Il presidente italo-svizzero, alla guida della Fifa dal 2016, sembrava destinato a una rielezione senza rivali nel marzo 2027. Ora, però, il passo falso potrebbe riaprire la partita.
Tra i possibili sfidanti circola già il nome di Salman bin Ibrahim Al Khalifa, presidente dell’AFC e membro della famiglia reale del Bahrein. La battaglia per il futuro della Fifa potrebbe essere appena iniziata: il progetto dei capitali privati è caduto, ma il vero nodo resta quello della governance del calcio mondiale.
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