L'escalation militare tra Stati Uniti e Iran si intensifica con una nuova notte di attacchi e contrattacchi che coinvolge l'intera regione del Golfo Persico. Le forze statunitensi hanno lanciato una nuova ondata di bombardamenti contro obiettivi strategici iraniani, colpendo infrastrutture nella provincia di Hormozgan, l'aeroporto di Iranshahr, la stazione ferroviaria di Bandar Abbas e il porto di Chabahar, snodo cruciale affacciato sul Golfo di Oman. Secondo Teheran, gli attacchi hanno provocato vittime e feriti.
In risposta, i Pasdaran hanno rivendicato attacchi contro installazioni militari americane in Bahrein, Siria, Kuwait e Oman, annunciando anche di aver colpito due radar statunitensi nel Sultanato dell'Oman. Missili iraniani sono stati intercettati dalla difesa aerea della Giordania, mentre Qatar e Kuwait hanno attivato le proprie contromisure dopo nuovi lanci di missili e droni.
Al centro dello scontro resta lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita una parte significativa del commercio mondiale di petrolio. L'Iran ribadisce di mantenerne il controllo e minaccia di mantenerlo chiuso finché non cesseranno i raid americani. Washington respinge questa ricostruzione: il Pentagono sostiene che la navigazione resti sotto controllo statunitense e il Comando Centrale conferma il proseguimento del blocco navale nell'area.
Sul piano diplomatico emergono intanto nuovi appelli alla de-escalation. Cina e Pakistan hanno chiesto l'immediata cessazione delle ostilità e la ripresa dei negoziati, mentre la Germania propone che, al termine della missione Unifil, una forza europea possa assumere il compito di garantire la sicurezza nel Libano meridionale.
Restano infine tensioni anche nei rapporti tra Washington e Israele. Secondo indiscrezioni, Donald Trump sarebbe irritato con il premier Benjamin Netanyahu per le critiche sull'eventuale vendita di caccia F-35 alla Turchia, mentre il previsto incontro tra i due leader non risulta al momento in agenda.
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