Sovranità digitale e finanziaria. Deloitte, fondamentali nuovi investimenti sulle infrastrutture tecnologiche

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Redazione

Secondo il rapporto OCSE–Banca d'Italia sull’IA nei mercati finanziari italiani, il 70% degli operatori del comparto assicurativo e il 59% di quello bancario utilizzano già l’intelligenza artificiale nell'operatività quotidiana.


Sovranità digitale e finanziaria. Deloitte, fondamentali nuovi investimenti sulle infrastrutture tecnologiche

La crescita dei servizi digitali, la diffusione dell’intelligenza artificiale e l’evoluzione delle infrastrutture di pagamento rendono sempre più imprescindibile a livello europeo la trasformazione dell’ecosistema digitale e finanziario. Secondo gli ultimi dati della Banca Centrale Europea, nel primo semestre del 2025 i pagamenti non cash dell’area euro hanno raggiunto quota 77,7 miliardi, in crescita del 7,7% su base annua, ma le infrastrutture su cui poggiano queste transazioni soffrono di una condizione di dipendenza strutturale da fornitori extra-UE. L’esempio più immediato è il mercato del cloud computing dove il maggiore operatore europeo ha solamente una quota del 2%. Una dipendenza che riguarda anche i pagamenti, con quasi due terzi delle transazioni con carta realizzate nell'area euro che transitano su infrastrutture extraeuropee. Queste alcune delle evidenze principali del report “Sovranità Digitale & Finanziaria. Navigare il cambiamento nell’Era della Trasformazione”, realizzato da Deloitte nell’ambito delle attività come Knowledge Partner di ABI per la prima edizione di WeSec - Il Salone della Sicurezza, che si terrà a Milano il 22 e il 23 settembre. All’evento parteciperanno i rappresentanti istituzionali e i più autorevoli esperti di sicurezza, geopolitica, intelligenza artificiale e infrastrutture.

“Come Knowledge Partner di ABI – dichiara Fabio Pompei, ceo  di Deloitte Italia – ci siamo posti l’obiettivo di contribuire a identificare le priorità dell’agenda economica di fronte alle trasformazioni della transizione digitale. La relazione tra il sistema finanziario e le infrastrutture digitali è una di queste priorità. Affrontarla con un approccio di collaborazione tra pubblico e privato è fondamentale per dare più vigore alla competitività e all’autonomia strategica europea”.

Il report sulla sovranità digitale e finanziaria – afferma Luigi Capitanio, Strategy and Business Design Leader di Deloitte Emea – ribadisce quanto questo aspetto stia acquisendo un'importanza crescente per l’ecosistema europeo. Se da un lato la resilienza delle infrastrutture digitali incide direttamente sulla stabilità del sistema finanziario, dall’altro lato l'evoluzione degli strumenti di pagamento deve essere integrata a livello monetario, tecnologico e infrastrutturale. Soltanto coniugando questi aspetti legati all’evoluzione digitale in atto sarà possibile ridurre la significativa dipendenza da infrastrutture e fornitori extra-UE, abilitando autonomia e sviluppo nel lungo periodo”. Uno degli elementi distintivi del report è l'analisi congiunta della sovranità digitale e della sovranità finanziaria. Lo studio individua tre principali direttrici di riflessione, a partire dal ruolo della governance in quanto il quadro normativo europeo rappresenta un passo importante nel rafforzamento della resilienza del sistema, ma occorrono nuove forme strutturate di collaborazione tra istituzioni pubbliche e operatori privati. A questo aspetto si affiancano in maniera complementare una responsabilità condivisa su più livelli - tra intermediari finanziari, istituzioni e cittadini - e l’impatto dell’IA con una crescente adozione che sta accelerando la trasformazione del settore finanziario, ma rende ancora più centrale il tema delle infrastrutture tecnologiche sottostanti.

Il report mostra come la crescente adozione dell’intelligenza artificiale amplifichi la dipendenza strutturale da un numero ristretto di provider extra europei: il 75% delle imprese che utilizzano l'IA si affida a servizi cloud di terze parti e il 39% impiega modelli di IA sviluppati da fornitori esterni. In particolare, la diffusione dell’intelligenza artificiale nel settore finanziario è destinata a rendere ancora più rilevante il tema della dipendenza dai fornitori. Secondo il rapporto OCSE–Banca d'Italia sull’IA nei mercati finanziari italiani, il 39% degli operatori intervistati utilizza già l’IA nell'operatività quotidiana, con punte del 70% nel comparto assicurativo e del 59% in quello bancario. Un’accelerazione che però si scontra con un basso livello di alfabetizzazione finanziaria digitale, misurato per la prima volta nell'edizione 2023 dell'indagine IACOFI della Banca d'Italia, pari ad appena 4,6 su 10. Nel confronto internazionale dell'OECD/INFE 2023, l'Italia si colloca sotto la media dei 39 Paesi partecipanti, tra gli ultimi posti dell'Unione Europea. “Un approccio integrato capace di coniugare innovazione tecnologica, capacità infrastrutturali e nuovi strumenti di governance – conclude Capitanio – riguarda l’intero ecosistema, dalle istituzioni agli operatori finanziari, fino a imprese e cittadini. Un salto in avanti che passa dallo sviluppo di competenze, dalla diversificazione delle infrastrutture tecnologiche e dalla costruzione di forme più strutturate di collaborazione tra settore pubblico e privato per far fronte alla crescente adozione dell'IA come abilitatore principale della trasformazione del settore finanziario”.

 

 

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