Donald Trump ha annunciato di aver annullato i raid militari che gli Stati Uniti stavano preparando contro l'Iran, spiegando che la decisione è legata ai progressi dei negoziati e alle richieste giunte da Teheran e da diversi Paesi del Medio Oriente. Il presidente americano ha precisato che la sospensione delle operazioni resta però subordinata alla possibilità di raggiungere rapidamente un'intesa diplomatica.
Secondo fonti vicine ai negoziatori, anche il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman avrebbe espresso a Trump la preoccupazione che un nuovo attacco americano potesse provocare una pericolosa escalation regionale. Dello stesso avviso diversi analisti, secondo i quali i Paesi del Golfo sarebbero i primi a pagare il prezzo di un eventuale contrattacco iraniano.
Nel frattempo il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha ribadito che Teheran reagirebbe con forza a qualsiasi nuova "aggressione" degli Stati Uniti, pur mantenendo aperto il canale diplomatico. Washington, tuttavia, non abbassa la guardia. Il Dipartimento di Stato ha invitato i cittadini americani presenti in Medio Oriente a valutare la partenza dalla regione, avvertendo del rischio di cancellazioni dei voli, chiusure dello spazio aereo e possibili disagi nei trasporti.
La scelta di Trump arriva anche mentre cresce la pressione sulle forze armate statunitensi. Secondo un'analisi del Center for Strategic and International Studies, le scorte di missili intercettori Patriot e THAAD si sono ridotte drasticamente dopo mesi di operazioni militari, alimentando dubbi sulla capacità degli Stati Uniti di sostenere una nuova campagna prolungata contro l'Iran.
Per gli osservatori, la decisione della Casa Bianca riflette quindi una doppia esigenza: evitare un conflitto dagli esiti imprevedibili e tentare di sfruttare l'attuale finestra negoziale per raggiungere un accordo che scongiuri una nuova escalation nella regione.
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