La Banca centrale europea (BCE) ha deciso di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento, confermando una linea di prudenza in attesa di valutare gli effetti dell'attuale contesto economico e geopolitico. La decisione, adottata all'unanimità dal Consiglio direttivo, lascia il tasso sui depositi al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e quello sui prestiti marginali al 2,65%.
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Nel corso della conferenza stampa successiva alla riunione, la presidente della BCE Christine Lagarde ha spiegato che l'economia dell'Eurozona continua a mostrare una crescita modesta nel breve termine, mentre l'incertezza rimane elevata a causa delle tensioni internazionali e dell'aumento dei prezzi dell'energia.
Lagarde ha sottolineato che l'impatto inflazionistico dello shock energetico non si è ancora manifestato completamente e che la BCE continuerà a seguire un approccio «basato sui dati», evitando di impegnarsi in anticipo su future decisioni di politica monetaria.
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La scelta di lasciare invariati i tassi era ampiamente prevista dagli analisti. L'attenzione dei mercati si concentra ora sulla riunione di settembre, quando la BCE aggiornerà anche le proprie previsioni macroeconomiche.
Secondo diversi osservatori, un eventuale ulteriore aumento del costo del denaro dipenderà soprattutto dall'evoluzione dell'inflazione e dall'andamento dei prezzi di petrolio e gas, tornati sotto pressione a causa delle tensioni in Medio Oriente.
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Nella nota diffusa al termine della riunione, la BCE evidenzia che le prospettive per i prezzi dell'energia restano particolarmente incerte. Un eventuale aggravamento dello shock energetico potrebbe tradursi in un aumento dei costi per imprese e famiglie, con possibili ripercussioni su salari e inflazione.
Per questo motivo, Francoforte ritiene necessario mantenere la massima flessibilità nelle prossime decisioni di politica monetaria, valutando di volta in volta l'evoluzione dello scenario economico.
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La decisione di oggi non comporta variazioni immediate per famiglie e imprese. I mutui a tasso variabile e il costo del credito non subiranno modifiche dirette, mentre le banche continueranno a monitorare le indicazioni della BCE in vista delle prossime riunioni.
Il prossimo appuntamento di politica monetaria sarà particolarmente atteso perché potrebbe chiarire se la pausa decisa a luglio rappresenti soltanto una fase di attesa oppure l'inizio di una strategia destinata a proseguire anche nei mesi successivi.
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