Link to La morte del Professore della Cattolica lascia un vuoto incolmabile tra pazienti ed amici. Ripartire dalla sua lezione più importante: l'amore per il prossimoLa morte del Professore della Cattolica lascia un vuoto incolmabile tra pazienti ed amici. Ripartire dalla sua lezione più importante: l'amore per il prossimo
di Guido TalaricoLa vita di Giovanni Scambia è irripetibile. La medicina e la scienza con lui hanno assunto la forma splendida del diamante. Ma la sua morte ha vestito i fragili abiti del vetro. Da giovane studente a luminare di fama planetaria, Giovanni ha studiato i tumori, li ha combattuti e molto spesso li ha sconfitti. Sotto la sua direzione scientifica il Policlinico Gemelli ha raggiunto risultati inimmaginabili. Con la ricerca ha aperto strade nuove, con la chirurgia è sceso in campo usando l’astuzia e l’intelligenza del guerriero colto, con terapie innovative ha fronteggiato un nemico cattivo. E ha salvato migliaia di donne. Donne che in queste ore lo hanno nel cuore e nei pensieri grati.
Ma alla fine è stato proprio un tumore a portarselo via in pochi giorni. Il Re dell’Oncologia internazionale beffato dalla più fetida neoplasia. Doveva capitare a tutti, ma non a te Giovanni mio. Eri il nostro paladino, il consigliere supremo, il parere decisivo, la speranza per chi deve affrontare il male. E così ora sommiamo al dolore per la perdita di un fraterno amico d’infanzia il senso di smarrimento che si prova quando non si sa più dove guardare. La fiducia, soprattutto quando di mezzo c’è la malattia, è un sentimento fragile. Dunque è facile da rompere, semplice da perdere, molto difficile da recuperare.
Oggi che siamo senza di te abbiamo tutti perso un po' di quella fiducia che tu ci davi. Sei sempre stato attento alla tua forma e il tuo fisico, infatti, ancora reggeva benissimo anche interventi molto lunghi. La tua giornata era proverbiale: cominciava alle 6 e finiva alle 22: board scientifici, il tuo amato insegnamento, visite nei reparti, camere operatorie e poi ancora visite fino a tardi nel tuo studio. Il tuo telefono faceva paura: tutti quei messaggi di donne spesso disperate ai quali tu rispondevi con indicazioni precise, quelle di un grande medico. Parole su problemi difficili, quesiti che avrebbero fatto tremare i polsi a chiunque ma non a te.
Per la verità sei sempre stato parco con le parole. Mai troppe. Ma sempre giuste. Ti mettevi ogni volta a servizio, dicevi quello che c’era da dire. Con sapienza, tanta generosità e profonda onestà. No Giovanni, non doveva capitare a te. Anche perché da sempre avevamo capito di che pasta eri fatto. Dai tempi della scuola le mamme a noi più piccoli dicevano: hai visto Giovanni quanto è bravo? Hai visto Giovanni che ha fatto il salto alla maturità e ha preso il massimo dei voti? Hai visto come va all’Università? Si, lo abbiamo visto Giovanni. Lo abbiamo visto tutti e da subito. E’ sempre stato il migliore: ovunque si mettesse primeggiava. Ma non era quello che colpiva. Era la sua profonda umanità. Sapevi che stavi davanti ad un genio ma le sue parole, il suo sguardo acuto, la sua disponibilità ti colpivano nel profondo. E allora forse conviene ripartire da qui. Ora che siamo suoi orfani ripartiamo dalla sua lezione più alta: l’amore per il prossimo. E’ la strada che ci indica per ritrovare fiducia. Ciao Giò, fai buon viaggio.
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