di Maria Lombardi
Quel viola <non è di questo mondo>. È un prodigio. Lo zolfo dello Stromboli si mescola alla luce, incontra il monte Sant’Elia e poi si scioglie nell’acqua. Nasce così quel colore <incredibile> e c’è solo qui, a picco sul mare, tra Palmi, Bagnara, Scilla. Rossella ne resta abbagliata nel suo primo viaggio in Calabria, l’incanto dura poco. Poi vede altro. Il verde acceso delle campagne dove si perdono gli spari, i sentieri dell’Aspromonte senza ritorno, gli ulivi affacciati sulla spiaggia più amata che fanno ombra ad ossa sepolte. Vede la potenza selvaggia di tanta bellezza e insieme la forza crudele della terra dove la porta la passione per Francesco. Più forte di lei e dell’amore che si sono promessi. Quella terra è sangue, capisce presto Rossella, e il sangue non lo scegli e non lo cambi. E lei la sposa, tuttavia, la terra del suo amore perché non ce la fa a lasciarlo morire.
“L’amore mio non muore”, l’ultimo bel romanzo di Roberto Saviano (Einaudi, maggio 2025, 332 pagine, 19,50 euro), racconta la storia vera, dimenticata e senza giustizia di una vittima della ‘ndrangheta, la fiorentina Rossella Casini.
Rossella ha 20 anni, vive a Firenze con la famiglia, studia Psicologia, ha appena lasciato un fidanzato, è incuriosita da un altro ragazzo, i tormenti dei suoi coetanei, nell’Italia del 1977, non la riguardano più di tanto, e nemmeno i rumori delle piazze. L’unico frastuono che disturba la sua famiglia arriva dai ragazzi del piano di sotto, studenti calabresi fuorisede che stanno traslocando. Tra loro c’è Francesco Frisina, un tipo spavaldo e diretto, Rossella non ha il tempo di chiedersi se quel ragazzo l’attrae che già lui l’ha abbracciata e baciata. Si amano subito, Francesco è sorprendente, la travolge con la sua dolcezza. A Rossella importa poco che il suo libretto universitario sia quasi vuoto e che nell’appartamento ogni tanto si accampino certi tipi indecifrabili, calabresi come lui, non si capisce bene cosa facciano a Firenze.
Francesco conquista anche i genitori di Rossella, così garbato. E lei vorrebbe conoscere la famiglia Frisina. Non è un posto per te, cerca di dissuaderla lui. Rossella insiste e la spunta. Un viaggio in Calabria, nelle contrade di Palmi, con tutta la famiglia. Domenico Frisina, il papà di Francesco, è un possidente benestante, ha terre e casali, accoglie gli ospiti fiorentini nella grande villa. La vacanza subito viene interrotta dagli spari della faida scoppiata a Palmi tra due ‘ndrine, i Condello e i Gallico.
[caption id="attachment_69778" align="alignleft" width="183"] Roberto Saviano[/caption]
Non è permesso stare in mezzo, nella guerra tra le cosche, non è possibile stare a guardare il vortice delle pallottole. Ogni famiglia “vicina” si deve schierare, con i Condello o con i Gallico, anche i Frisina. La morte non è solo da una parte o dall’altra, è pure in mezzo. E nemmeno si può rimanere lontani dalla terra dove ogni notte è un agguato. Francesco ci prova a dire <non torno>, tre volte. Lo convincerà il sangue. Quello che condanna lui e tutti gli altri a una vita di odio e vendetta. Non c’è redenzione e non c’è salvezza in questa terra di “Anime nere”, dal titolo del film di Francesco Munzi del 2014 che racconta la storia di una famiglia collusa alla ‘ndrangheta con i toni della tragedia greca. Non c’è via di fuga per chi porta quel destino nel cognome.
<Prima della famiglia, dei genitori, dei fratelli, delle sorelle, viene l’interesse e l’onore della Società. Essa da questo momento è la vostra famiglia, e se commetterete infamità sarete puniti con la morte>. Saviano racconta il giuramento a una ‘ndrina, con i santi invocati per battezzare i “picciotti” e promettere eterna violenza. <Calice d’argento, ostia consacrata, parole d’omertà. È formata Società>.
Rossella capisce subito che il suo amore è condannato e lo è anche lei. Prova ad andare via da Palmi, torna a Firenze, ma il suo amore non muore e così sceglie di vivere in Calabria, accanto a Francesco, accetta un’esistenza da “donna di casa”, con un fidanzato che non è più lo studente sfrontato e innamorato di Firenze ma è diventato come il padre, come gli altri che si rassegnano a vedere fratelli cugini e amici morire e aspettano che tocchi a loro. Lotta fino alla fine, Rossella, follemente coraggiosa e tenace, “la straniera” contro tutti. L’amore che non muore può salvare, Rossella ci crede. Resta sola, nella sua sfida cieca. Il 22 febbraio 1981 Rossella Casini sparisce e niente si saprà di lei. Si sa come è andata, quasi certamente, e chi ha deciso, eppure non si sa, nessuna sentenza chiude questa storia, <giustizia non è stata ancora fatta>, scrive Saviano tra le note.
Pagine intense quanto l’amore di Rossella. Saviano riesce al meglio ad avvicinare cronaca e letteratura e ne fa il suo romanzo più intimo e poetico.
Il libro è diventato anche un recital, il tour dello scrittore nei teatri è cominciato lo scorso maggio e ha toccato Bologna, Torino, Genova, il 12 giugno è all’Auditorium Conciliazione di Roma, e si concluderà il 14 ottobre a Napoli.
<Questa è la mia vendetta per te>, la dedica di Saviano a Rossella.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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