Lavitola resta in carcere, il gip respinge i domiciliari: “Dichiarazioni fumose e senza riscontri”

di

Carlo Longo

Valter Lavitola resta in carcere: il gip di Roma respinge la richiesta dei domiciliari. Per il giudice il movente è inverosimile e le dichiarazioni non trovano riscontri

Lavitola resta in carcere, il gip respinge i domiciliari: “Dichiarazioni fumose e senza riscontri”

Valter Lavitola resta in carcere. Il gip di Roma Iole Moricca ha respinto la richiesta della difesa di sostituire la custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. L'istanza era stata presentata dall'avvocato Sergio Cola dopo l'interrogatorio di garanzia, durante il quale l'imprenditore aveva ammesso di essere il mandante dell'attentato contro Sigfrido Ranucci.

Anche la Procura di Roma, coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi, aveva espresso parere contrario alla scarcerazione.

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A pesare sulla decisione del giudice sono soprattutto le dichiarazioni rese da Lavitola durante l'interrogatorio. Nell'ordinanza il gip le definisce “fumose” e “assolutamente generiche”, sottolineando come non contengano elementi concreti che possano essere verificati dagli investigatori.

Secondo il giudice, inoltre, la versione fornita dall'indagato sul motivo dell'attentato non sarebbe convincente e risulterebbe in contrasto con quanto emerso finora dalle indagini.

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Lavitola ha ammesso di aver commissionato l'azione contro il giornalista, ma ha fornito una ricostruzione molto diversa da quella ipotizzata dagli investigatori.

Secondo la sua versione, l'obiettivo non sarebbe stato quello di provocare la morte di Ranucci. Avrebbe invece chiesto di sparare alcuni colpi contro il muro della villetta del giornalista per provocare un innalzamento del livello della sua protezione.

Una spiegazione che il gip considera però non credibile alla luce degli elementi raccolti. Il giudice ritiene infatti che Lavitola abbia cercato di ridimensionare il proprio ruolo nell'organizzazione dell'azione e di presentare un movente finalizzato esclusivamente alla tutela dello stesso Ranucci.

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La decisione di mantenere Lavitola in carcere non è legata soltanto alla valutazione delle sue dichiarazioni.

Il gip considera ancora attuali le esigenze cautelari, a partire dal rischio di inquinamento probatorio. Secondo il provvedimento, Lavitola avrebbe infatti una rete di contatti ampia e articolata che, qualora fosse sottoposto ai domiciliari, potrebbe consentirgli di interferire con ulteriori accertamenti.

Resta inoltre il pericolo di fuga, un altro degli elementi che hanno portato il giudice a confermare la custodia in carcere.

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La decisione del gip non chiude la partita giudiziaria. Il difensore di Lavitola ha annunciato l'intenzione di presentare ricorso al Tribunale del Riesame, chiedendo nuovamente una misura meno afflittiva rispetto alla detenzione in carcere.

Nel frattempo, l'inchiesta della Procura di Roma prosegue. Gli investigatori stanno analizzando anche il telefono cellulare e il computer di Lavitola, elementi che potrebbero contribuire a ricostruire rapporti, contatti e modalità attraverso cui sarebbe stata organizzata l'azione contro Ranucci.

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Tra i prossimi passaggi dell'inchiesta potrebbe esserci anche l'audizione di Sigfrido Ranucci come persona informata sui fatti. Gli accertamenti sui dispositivi sequestrati a Lavitola sono infatti considerati importanti per orientare le prossime attività investigative.

Il giornalista potrebbe quindi essere chiamato a fornire agli inquirenti ulteriori elementi sulla propria conoscenza di Lavitola e sulle circostanze dell'attentato.

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Il quadro giudiziario resta dunque aperto. Lavitola ha ammesso di essere il mandante dell'azione, ma la sua ricostruzione sul movente e sulle modalità dell'attentato non convince il gip, che ha ritenuto insufficienti e prive di riscontri le spiegazioni fornite.

Per il momento l'imprenditore rimane quindi detenuto a Rebibbia, mentre Procura e investigatori proseguono gli accertamenti per ricostruire l'intera vicenda e chiarire quale fosse il reale obiettivo dell'azione contro Ranucci.

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