Link to Keith Olbermann, voce corrosiva e lucida dell’informazione progressista americana, ha costruito un'intera serie web, The Resistance, per denunciare questo fenomeno. Il suo libro dal titolo inequivocabile, Trump Is Fcking Crazy*, è una raccolta di editoriali che mettono in fila, con precisione giornalistica e ironia tagliente, le derive di un presidente che ha fatto del caos la propria strategiaKeith Olbermann, voce corrosiva e lucida dell’informazione progressista americana, ha costruito un'intera serie web, The Resistance, per denunciare questo fenomeno. Il suo libro dal titolo inequivocabile, Trump Is Fcking Crazy*, è una raccolta di editoriali che mettono in fila, con precisione giornalistica e ironia tagliente, le derive di un presidente che ha fatto del caos la propria strategia
[caption id="attachment_63289" align="aligncenter" width="300"]di Guido Talarico
Dopo l'ennesima imboscata al presidente di turno di passaggio nello Studio Ovale (questa volta è toccato a quello del Sud Africa, Cyril Ramaphosa) e dopo l'ultima sparata sui dazi, di nuovo destinata all'Europa, c’è da chiedersi se il vero filo rosso che attraversa l’intera vicenda politica di Donald Trump sia l’assurdo che diventato quotidiano, il grottesco eretto a nuova normalità. Da quando ha annunciato la sua candidatura alla presidenza, l’ex tycoon newyorkese ha riscritto – o meglio, stracciato – le regole non scritte della politica americana. La questione della donazione del Jumbo da 400 milioni di dollari da parte del Quatar, come l'acquisto di centinaia di milioni della sua criptovaluta da parte di un gruppetto di miliardari suoi amici equivalgono ad un "tana libera tutti" che starà facendo rivoltare e rivoltare ancora nella tomba George Washington e tutti i padri costituenti. Ma ciò che è più allarmante non è solo ciò che Trump ha detto o fatto, quanto la reazione del pubblico: ci siamo abituati. Tutto ormai sembra scorrere in una sorta di apatica ineluttabilità.
Keith Olbermann, voce corrosiva e lucida dell’informazione progressista americana, ha costruito un'intera serie web, The Resistance, per denunciare questo fenomeno. Il suo libro dal titolo inequivocabile, Trump Is Fcking Crazy*, è una raccolta di editoriali che mettono in fila, con precisione giornalistica e ironia tagliente, le derive di un presidente che ha fatto del caos la propria strategia.
Olbermann non si limita a insultare Trump. Lo smonta. Con argomentazioni, dati, precedenti storici, logica. Ogni monologo è un appello alla resistenza civile, al risveglio della coscienza democratica. Ed è questo il punto: il problema non è solo Trump, ma la tentazione – diffusa, trasversale – di accettarlo. Di considerarlo un’anomalia ormai fisiologica. Una follia, sì, ma con cui convivere.
Basti guardare ai suoi ultimi annunci: dazi al 50% sulle importazioni europee, minacce ad Apple se non produce gli iPhone in patria, attacchi sistematici agli alleati occidentali. Provvedimenti e dichiarazioni che in qualsiasi altra epoca avrebbero scatenato crisi istituzionali, e che oggi vengono registrati come "l’ennesima sparata".
Il linguaggio volgare, la logica del nemico, l’erosione delle regole e della verità sono diventati strumenti quotidiani di governo. Trump non è un incidente: è un test di resistenza. E ciò che Olbermann ci ricorda – con ogni video, con ogni riga – è che non dobbiamo cedere.
La democrazia, per quanto imperfetta, si regge anche sull'indignazione. Su una soglia minima di decenza pubblica che, una volta abbattuta, rischia di non essere mai più ricostruita. E allora sì, Trump è fottutamente folle. Ma sarebbe ancora più folle smettere di dirlo. Perché quando il caos diventa consuetudine, il primo passo verso l’autoritarismo è già compiuto
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