Link to Una delle leggi più importanti per la vita del nostro Paese vede i partiti più inclini ad assecondare le esigenze che vengono dalla pancia più che dalla testa del corpo elettoraleUna delle leggi più importanti per la vita del nostro Paese vede i partiti più inclini ad assecondare le esigenze che vengono dalla pancia più che dalla testa del corpo elettorale
di Guido Talarico
Molti ne parlano, ma pochi sanno realmente di che si tratti. La legge di stabilità, che un tempo si chiamava legge finanziaria, insieme alla legge di bilancio compongono la manovra triennale di finanza pubblica. Sono strumenti che stabiliscono le misure necessarie per raggiungere gli obiettivi economici definiti nel Documento di economia e finanza (DEF). Entrambe vengono presentate dal governo al Parlamento entro il 15 ottobre di ogni anno e approvate entro il 31 dicembre. Più nel dettagli possiamo dire che la legge di stabilità è ora vista come uno strumento di regolazione annuale delle principali variabili macroeconomiche, mentre i disegni di legge collegati alla manovra si occupano degli interventi specifici per il rilancio e lo sviluppo economico. In altre parole si tratta di uno degli atti più importanti per la vita della nostra Repubblica.
E allora proprio perché trattasi di un documento fondamentale per il nostro Paese vediamo di capire meglio di cosa parliamo. Intanto ricordiamo che un'aspetto cruciale spesso ignorato dall'opinione pubblica è che questa legge viene approvata dal nostro Parlamento ma poi viene sottoposta a Bruxelles per assicurare che rispetti le regole di bilancio dell'Unione Europea. Il che, semmai ce ne fosse ancora bisogno, ci ricorda che l’Italia ha il dovere e tutto l’interesse a mantenere ottime relazioni con le istituzioni europee.
Venendo ora ai temi più strettamente legati alla politica interna dobbiamo ricordare che tra questi, la legge di bilancio è una delle questioni più rilevanti proprio perché incide direttamente sulla vita della nazione disciplinandone i principali aspetti economici e contribuendo in modo decisivo alla creazione della nostra reputazione finanziaria sui mercati internazionali alquanto utile, ad esempio, per i nostro Titoli di Stato. Non a caso le valutazioni positive di queste ore delle agenzie di rating, Fitch e Standard & Poor's, sull'Italia sono state accolte con felicità e sollievo dal Governo.
[caption id="attachment_57842" align="alignleft" width="300"] Marco Osnato[/caption]
“Basta leggere le stime sul Pil delle agenzie che hanno confermato il rating dell’Italia, in un caso parlando anche di outlook positivo, per avere un’idea tangibile di come il Governo Meloni stia facendo ripartire la Nazione: nel 2024-27 il Pil crescerà in media dell’1% annuo, meglio del decennio precedente la pandemia e ben al di là dei livelli pre-Covid”. Così Marco Osnato, deputato di Fratelli d’Italia, presidente della Commissione Finanze e responsabile economico del suo partito.
Il perché di tanto sollievo è dovuto al fatto che l’Italia vive in un contesto economico alquanto delicato: la crescita del PIL prevista per l’anno prossimo è stimata intorno allo 1 %. Il che non è male, visto che siamo in una scia di crescita e comunque restiamo migliori di Germania e Francia. Tuttavia, considerate le nostre alte spese da finanziare (circa 24 miliardi) e il nostro enorme debito pubblico, ammontante a poco meno di 3.000 miliardi (anche questo in continua crescita), la nostra situazione generale permane complicata.
Il tema di fondo che caratterizza tutte le leggi di bilancio è tipico e ripetitivo: ci sono meno soldi rispetto a quelli che servono. La Premier Giorgia Meloni ed il Ministro delle Finanze, che è il responsabile della legge di bilancio, Giancarlo Giorgetti hanno tentato di rassicurare tutti dicendo che la legge approntata è cosa buona e giusta e supererà ogni vaglio. Le opposizioni naturalmente hanno detto il contrario. Qualche esempio aiuta a capire: servono tra i 3 e i 4 miliardi solo per onorare impegni importanti, come il sostegno ai redditi più bassi e il finanziamento di alcuni servizi essenziali. Poi c’è il tema della spesa sanitaria che dovrebbe arrivare fino al 7,5% del PIL, come avviene in altri Paesi europei, ma gli analisti stimano che sarebbero necessari altri 10 miliardi per raggiungere questo obiettivo. E questa è una cifra assai difficile da reperire.
Poi c’è, come dicevamo, il tema della comprensione di una legge complessa che, sommata alla faziosità che contraddistingue anche la politica italiana, rende tutto più complicato. E così parte un balletto di dichiarazioni e repliche che non fa altro che confondere ulteriormente le acque. La sostanza è che il Governo e nessun ministero vuole ammettere di non essere in grado di portare avanti appieno i propri progetti di sviluppo e di spesa. L'opposizione, al contrario chiede anche provocatoriamente maggiori spese. E così si ricorre a scappatoie, inseguendo gli extraprofitti delle banche o le multinazionali che evadono. Il che è spesso solo populismo a buon mercato perché i miliardari quasi sempre trovano modi legali per evitare di essere tassati.
E ancor di più questo discorso sulla ricerca di misure che piacciono alle piazze vale per quella volontà punitiva che si è formata contro i cosiddetti "extraprofitti". Un profitto è un profitto: quando è che diventa "extra"? Si può cambiare le tassazioni solo per colpire una categoria? Ma i ricchi, brutti e famelici costituiscono un target che piace alle piazze sia di destra che di sinistra. Infine, ci sono i temi sociali, in primis il tema dell’occupazione ma anche salute, scuola, infrastrutture e via elencando. A chi devono andare gli aiuti di Stato? A Stellantis i cui azionisti hanno sede in Olanda per motivi fiscali e che ha dichiarato in parlamento che senza soldi pubblici potrebbe rivedere i propri investimenti e la forza lavoro in Italia?
Insomma è la ricerca di un equilibrio complicato che si basa sul raggiungimento di obiettivi spesso confliggenti: vale a dire la sostenibilità politica e sociale del bilancio da raggiungere senza aumentare eccessivamente il debito. Ed è qui che la coperta appare miseramente corta, con una politica, come abbiamo detto, sempre più costretta ad inseguire la pancia più che la testa del proprio elettorato, dando così vita ad un gioco al massacro che ha per vittima certa il futuro del nostro paese. Ma non voglio essere frainteso, il problema non è la nostra politica ma il nostro elettorato. Più bassa e trivia è la domanda del corpo elettorale meno qualificata e lungimirante sarà la risposta politica. “Le elezioni ci ricordano non solo i diritti, ma le responsabilità della cittadinanza in una democrazia”. Queste parole di Robert Kennedy, sempre più attuali, andrebbero affisse negli studi di tanti Talkshow televisivi che con il loro vociare soffiano sul vento del qualunquismo e portano, in un crescendo che sembra inesauribile, ad un degrado del dibattito politico. E poi occorrerebbe tornare ad occuparsi di scuole, perché il vero problema del nostro vivere comune, come abbiamo sottolineato più volte, è avere un elettorato più preparato e consapevole. Ma questa è una partita che può giocare soltanto chi ha una visione di lungo periodo. E di visionari dallo sguardo lungo francamente al momento se ne vedono pochi.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati
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