La riforma della legge elettorale torna al centro del confronto politico alla vigilia della ripresa dei lavori parlamentari. Il testo, già approvato in prima lettura alla Camera, è atteso al Senato il 9 settembre, ma nelle ultime ore la maggioranza sta lavorando a una serie di emendamenti destinati a modificare alcuni punti del provvedimento.
Il nodo principale riguarda il ballottaggio, che potrebbe essere reintrodotto nel sistema elettorale attraverso una modifica proposta dalla maggioranza. Sul tema, tuttavia, non c'è ancora una posizione completamente unitaria tra i partiti del centrodestra.
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Un punto sul quale la maggioranza ha invece raggiunto un'intesa riguarda le preferenze.
Dopo il voto alla Camera che aveva bocciato l'emendamento sulle preferenze per un solo voto, FdI, Lega, Forza Italia e Noi Moderati hanno concordato di riproporre al Senato una norma che consenta agli elettori di indicare i propri candidati.
Rispetto alla versione precedente, il nuovo emendamento dovrebbe rafforzare le disposizioni sull'alternanza di genere, prevedendo un rapporto del 60-40% anche per i capilista.
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La vera novità delle ultime ore è però il possibile ritorno del secondo turno.
Fratelli d'Italia, attraverso il senatore Marcello Pera, ha annunciato un emendamento che prevede il ballottaggio tra le prime due coalizioni qualora nessuna raggiunga la soglia necessaria per ottenere il premio di maggioranza. La proposta di FdI prevede il secondo turno se le due coalizioni più votate hanno superato entrambe il 38%, mentre il premio scatterebbe direttamente con il 48% al primo turno.
Forza Italia sta valutando una soluzione analoga, ma con una soglia diversa: il ballottaggio riguarderebbe le prime due coalizioni che abbiano raggiunto almeno il 40%.
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È proprio sul ballottaggio che emergono le maggiori differenze all'interno della maggioranza.
Forza Italia spinge per il secondo turno, mentre la Lega mantiene una posizione più prudente. La decisione finale dovrà quindi essere coordinata tra i partiti della coalizione e Palazzo Chigi.
Il problema non è soltanto politico, ma anche tecnico: con il sistema bicamerale italiano bisogna evitare il rischio che Camera e Senato producano risultati differenti, fino ad arrivare a due diversi vincitori nei rispettivi ballottaggi.
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Tra le modifiche già approvate alla Camera c'è anche quella sul voto dei fuorisede. La riforma prevede la possibilità per chi studia, lavora o si trova fuori dal proprio Comune di residenza di votare nel Comune in cui vive, senza dover necessariamente rientrare a casa per le elezioni.
Si tratta di una delle modifiche che hanno raccolto un consenso più ampio durante l'iter parlamentare.
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Il calendario è ormai definito: il termine per la presentazione degli emendamenti scade domani a mezzogiorno, mentre il testo è destinato ad arrivare in Aula al Senato il 9 settembre.
La partita, dunque, si gioca su due fronti. Da una parte il centrodestra vuole consolidare l'intesa sulle preferenze e sull'alternanza di genere; dall'altra resta da capire se riuscirà a trovare una posizione comune sul ballottaggio.
L'eventuale introduzione del secondo turno rappresenterebbe una modifica significativa dell'impianto della riforma e potrebbe trasformarsi nel principale terreno di scontro con le opposizioni, che hanno già annunciato battaglia sul provvedimento.
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