Link to Il titolo cede l’1,4% mentre il mercato guarda con preoccupazione alle indiscrezioni sul possibile mancato rinnovo dell’amministratore delegato. I broker avvertono: un cambio al vertice sarebbe accolto negativamente dagli investitoriIl titolo cede l’1,4% mentre il mercato guarda con preoccupazione alle indiscrezioni sul possibile mancato rinnovo dell’amministratore delegato. I broker avvertono: un cambio al vertice sarebbe accolto negativamente dagli investitori
Leonardo resta sotto pressione in Borsa, nonostante il miglioramento generale del clima sui mercati rispetto all’inizio della seduta. A frenare il titolo è soprattutto il dibattito attorno al futuro dell’amministratore delegato Roberto Cingolani, un tema che fino a pochi giorni fa non sembrava nemmeno sul tavolo ma che ora, secondo gli operatori, sta incidendo in modo diretto sulle quotazioni.
Le azioni del gruppo della difesa e dell’aerospazio hanno chiuso in calo dell’1,4%, dopo essere arrivate a perdere quasi il 3% nei primi scambi, toccando quota 55 euro. Si amplia così la correzione avviata nelle ultime due settimane, dopo i massimi storici oltre i 64 euro segnati a metà marzo in seguito all’aggiornamento del piano industriale. Da allora il ribasso complessivo si aggira attorno al 13%, nonostante il recente miglioramento del giudizio da parte di Deutsche Bank, che ha promosso il titolo a “buy”.
A pesare sono soprattutto le indiscrezioni circolate dalla fine della scorsa settimana, secondo cui Cingolani, il cui mandato scade insieme a quello dell’intero consiglio di amministrazione, potrebbe non essere confermato nell’assemblea del 7 maggio. Le ricostruzioni giornalistiche collegano questa ipotesi ad alcuni attriti con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, legati al progetto Michelangelo Dome, il sistema di difesa aerea basato sull’intelligenza artificiale che avrebbe suscitato anche perplessità negli Stati Uniti. Al momento, tuttavia, la riconferma dell’attuale amministratore delegato viene ancora indicata da altre fonti come lo scenario più probabile.
Il mercato guarda con attenzione alla vicenda anche per il peso strategico di Leonardo, partecipata per il 30,2% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e con un flottante in larga parte nelle mani di investitori istituzionali esteri, in particolare nordamericani. Le liste per il rinnovo del cda dovranno essere depositate entro il 13 aprile.
Gli analisti esprimono apertamente scetticismo sull’ipotesi di un cambio al vertice. Secondo Equita, una sostituzione del ceo rappresenterebbe una sorpresa che il mercato non apprezzerebbe, soprattutto alla luce dei risultati ottenuti nell’ultimo triennio e del rischio di rallentare l’attuazione del piano quinquennale appena presentato. Ancora più netta la posizione di Akros, che definisce un eventuale avvicendamento “negativo e non necessario”, sottolineando come sotto la guida di Cingolani la società abbia costantemente superato i target finanziari.
I numeri recenti del gruppo, in effetti, rafforzano questa lettura. Nel 2025 Leonardo ha registrato ricavi per 19,5 miliardi di euro, in crescita dell’11%, con un margine operativo lordo di 1,75 miliardi, in aumento del 18%, e un utile netto di 1,3 miliardi, pari a un progresso del 15%. Gli ordini dell’anno hanno raggiunto i 23,8 miliardi, portando il portafoglio complessivo a 46 miliardi. Il nuovo piano al 2030 prevede ordini per 142 miliardi nell’intero periodo e dividendi per 1,3 miliardi distribuiti tra il 2026 e il 2028.
Nel triennio della gestione Cingolani, sostenuta sia dal miglioramento dei risultati aziendali sia dal contesto internazionale segnato dall’aumento delle tensioni geopolitiche e delle spese militari, il titolo Leonardo ha moltiplicato per cinque il proprio valore in Borsa. Ed è proprio per questo che l’ipotesi di una discontinuità alla guida del gruppo viene guardata con crescente cautela dagli investitori.
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